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Morto suicida Antonio Meglio, il 39enne che aveva accoltellato la 32enne Alessia Viola a bordo di autobus a Napoli - il giallo delle minacce estorsive

Praticante avvocato, famiglia bene, in cura per problemi mentali, dopo l'arresto, nel carcere di Poggioreale si era autoinflitto una ferita alla testa e aveva anche provato a tagliarsi le vene del braccio sinistro; si trovava nel reparto psichiatrico del San Giovanni Bosco

10 Marzo 2026

L'aggressione sull'autobus a Napoli

Morto suicida Antonio Meglio, il 39enne che la sera di giovedì 5 marzo aveva accoltellato ripetutamente la 32enne Alessia Viola a bordo di un autobus della linea C32, in servizio nel quartiere collinare del Vomero, a Napoli. Ed è giallo intanto sulle minacce estorsive di cui aveva parlato l'uomo al momento dell'arresto, invocando l'intervento del procuratore capo Nicola Gratteri.

Chi era Antonio Meglio

39 anni, laureato in Giurisprudenza alla prestigiosa Federico II di Napoli, Antonio Meglio era conosciuto negli ambienti dell'avvocatura partenopea come persona educata e gentile. Era stato, in passato, praticante presso lo studio di un legale, fino alla morte di questi. Da allora si era visto di rado nei corridoi del tribunale di Napoli o per i viali del Centro Direzionale.

Quando o come fossero iniziati i suoi problemi di salute mentale, e la loro specifica natura, non è dato sapere, ma di certo i genitori si prendevano cura di lui ed era seguito da specialisti.

Truffa e minacce

A far precipitare Antonio nel baratro potrebbe essere stato un phishing sui social. E' stato proprio lui a parlarne, al momento dell'arresto, invocando il nome di Antonio Gratteri, capo della Procura della Repubblica di Napoli. Antonio diceva di avere le prove di aver ricevuto minacce di morte in una chiavetta Usb, che è stata sequestrata ed è al vaglio della magistratura. Aveva anche parlato di una donna che lo avrebbe truffato.

L'acrobata

Il 28 febbraio, 5 giorni prima dell'assurda aggressione all'avvocatessa Alessia Viola, che - come accertato dagli inquirenti - non conosceva, su Facebook aveva scritto "La mia poesia preferita in assoluto. E certo che la dedico a te piccola. A te che sei sempre stata la mia promessa di amore eterno, a te che sei il mio miracolo d'amore, a te che sei la sola donna al mondo che sono destinato ad amare per sempre, a te che sei semplicemente il senso di ogni cosa. Ti amo piccola", a commento della canzone "L'acrobata" di Michele Zarrillo. Pochi altri post sul social suggeriscono che Antonio potesse essere innamorato, un amore romantico, dolce, da sognatore

Sotto ogni post il veleno sparso negli ultimi giorni dagli haters, ferita nelle ferite.

L'aggressione

Antonio la sera di giovedì 5 marzo di trovava su un autobus della Linea C32 in servizio al Vomero. Era l'ultima corsa, il mezzo era diretto allo stazionamento e stava percorrendo via Simone Martini. Oltre all'autista Davide Pecoraro, a bordo una manciata di persone tra cui Alessia Viola, avvocato, 32anni.

Antonio si è guardato attorno poi ha tirato fuori un grosso coltello e ha iniziato a colpire ripetutamente Alessia, che non conosceva e con cui non aveva alcun rapporto.

Mentre gli altri passeggeri urlavano e l'autista si affrettava a fermare il mezzo in sicurezza per andare a controllare cosa stesse accadendo, Antonio ha afferrato Alessia per il collo, l'ha immobilizzata e colpita ancora almeno due volte. Sono stati la prontezza di riflessi e il grande coraggio di Davide Pecoraro a impedire che le cose volgessero al peggio: gli ha parlato, ha cercato dicalmarlo, ha guadagnato minuti preziosi che hanno consentito l'arrivo dei Carabinieri. Antonio è stato bloccato e disarmato. Addosso i militari dell'Arma gli hanno trovato un altro coltello e una chiavetta USB che Antonio urlava di voler consegnare al procuratore Gratteri, farfugliando di un ricatto e di minacce di morte.

Portato al carcere di Poggioreale, Antonio si era procurato una vistosa ferita alla testa e aveva anche provato a tagliarsi le vene del braccio sinistro. Era stato medicato e trasportato al pronto soccorso per poi essere ricoverato nel reparto psichiatrico dell'ospedale San Giovanni Bosco. 

Il suicidio

In arresto e ricoverato presso il reparto psichiatrico del San Giovanni Bosco, lunedì Antonio è stato sottoposto a interrogatorio, difeso dall'avvocato partenopeo Gianluca Sperandeo: era apparso confuso, disorientato, sgomento davanti al resoconto di quanto accaduto sull'autobus la sera del 5 marzo.

Dopo qualche ora ha chiuso i conti con se stesso, la malattia, il peso della responsabilità. Ha chiesto di andare in bagno ed ha approfittato di quei pochi istanti di intimità per farla finita, impiccandosi - da quanto trapela, ma non vi è conferma ufficiale - con il laccetto della tuta che indossava.

L'ultima parola sulle responsabilità di quanto accaduto, in tutte le tragiche fasi della vicenda tragica, toccherà alla magistratura. 

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