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Emanuele Filiberto di Savoia «sarei onorato di fare da testimonial alle Residenze reali del Piemonte, giro tutto il mondo, lavorerei più di un’ambasciata» - VIDEO

Non è dello stesso parere Carlo Calenda, leader di Azione, che in un podcast andato in onda pochi giorni fa afferma, «pensa se c’avevamo quell’imbecille di Emanuele Filiberto, stavamo proprio distrutti, era finita»

27 Marzo 2026

Emanuele Filiberto di Savoia «sarei onorato di fare da testimonial alle Residenze reali del Piemonte, giro tutto il mondo, lavorerei più di un’ambasciata»

Emanuele Filiberto di Savoia commenta l'intervista, pubblicata l'altro giorno sul quotidiano torinese La Stampa, all'architetto Filippo Masino, che da due anni guida la direzione regionale dei Musei Piemonte, struttura del Ministero della Cultura che comprende cinque residenze reali patrimonio dell’Unesco (Palazzo Carignano e Villa Regina a Torino e i castelli di campagna di Racconigi, Agliè, e Moncalieri), 6 musei (Abbazia di Vezzolano, Forte di Gavi, Castello di Serralunga) e i siti archeologici di Industria, Libarna e Bene Vagienna. Il tour delle residenze sabaude è un viaggio nel tempo, attraverso la magnificenza di palazzi, castelli e tenute di Caccia, ciascuno con storia e carattere distintivo. «Le residenze sabaude sono un forziere di memoria nazionale, che si sono trasformate da luoghi di élite a spazi di cultura aperti a tutti – spiega Masino - nell’intervista rilasciata al quotidiano piemontese La Stampa - ricordando le numerose visite dell'erede di Casa Savoia al castello di Racconigi. In questa visione Emanuele Filiberto, come gli altri discendenti, può ancora raccontare fasi di vita vissuta di queste residenze, arricchendo la conoscenza storica con le memorie familiari». Parole apprezzate dal discendente di Casa Savoia, figlio di Vittorio Emanuele di Savoia, deceduto a 87 anni nel 2024 fa e i cui funerali sono stati celebrati nel Duomo di Torino e della campionessa di sci acquatico Marina Ricolfi Doria. «Conosco l’architetto Masino e mi fa piacere la sua riflessione. Farei volentieri il testimonial, lo Stato italiano ha iniziato a investire tardi nella valore storico e culturale delle residenze sabaude, ritardandone l'apertura e quindi la fruibilità al pubblico. Cosa che non è successa per esempio in Francia. Pensiamo a quanto sono famosi i Castelli della Loira, conosciuti in tutto il mondo. Il motivo è sempre lo stesso: il nome dei Savoia per molti in Italia rappresenta un freno. Ora, dico io, stendiamo un velo pietoso sulla storia e pensiamo al futuro. Sarei ben disponibile a fare da portabandiera nel promuovere il Piemonte e le sue residenze. Orgoglioso di mostrare il patrimonio che i Savoia hanno lasciato, dal punto di vista storico e culturale. Sarebbe una bella idea. Ma a molti non piace, oppure non viene recepita e così si continua a nasconde la polvere sotto il tappeto anziché spazzarla via». Aggiunge: «giovani devono avere la possibilità di conoscere la storia, non si può costruire il futuro senza guardare al passato e sapere cosa è stato. In molti lo stanno già facendo. Le nostre associazioni stanno crescendo grazie a loro». E sottolinea: «Si stanno per celebrare gli 80 anni della Repubblica, di cui sono un semplice cittadino, ma il mio cognome appartiene a una delle più antiche casate d'Europa, che ha lasciato un importante patrimonio culturale al Paese». Emanuele Filiberto spiega che il suo ruolo di Gran Maestro dell’Ordine di San Maurizio e Lazzaro lo portano a viaggiare in molte parti del mondo, occasione che potrebbe sfruttare per dare anche risalto internazionale alle residenze sabaude «Lavorerei più di un'ambasciata». E ribadisce quindi la sua disponibilità «ma "passo la palla" a chi spetta la decisione di accoglierla. Sono pronto a sedermi al tavolo con il ministro della Cultura, con i rappresentanti della Cultura piemontese e quelli delle Residenze, per studiare un piano. Per me sarebbe un onore». E ricorda quando due anni fa uscì il suo libro «I Savoia a Napoli. Storia, aneddoti e nostalgia» per De Nigris editore. «Riscosse un ottimo successo. Racconto il Palazzo reale e il profondo legame con la città e il Sud Italia. L'anno scorso invece a Sant'Anna di Valdieri ho ricordato la mia bisnonna con il Trofeo di pesca Regina Elena, disputato nelle acque del torrente Gesso. Alla gente piace tutto questo, fa parte del glamour».  Non è dello stesso parere Carlo Calenda, nipote del regista Luigi Comencini e di una principessa siciliana, pariolino liberale, ma che su Emanuele Filiberto lascia passare uno schiacciasassi. In un podcast andato in onda pochi giorni fa, il leader di Azione, alla domanda Repubblica o Monarchia, risponde cosi: «l’unica cosa che ci va bene è il Presidente della Repubblica, pensa se c’avevamo quell’imbecille di Emanuele Filiberto stavamo proprio distrutti, era finita»

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