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Ginevra, l’asta di onorificenze appartenute a Re Umberto di Savoia totalizza 1,2 milioni per 44 fra medaglie e ordini cavallereschi

Conclusasi con un successo la vendita da parte della Casa d’Aste Piguet di Ginevra degli ordini cavallereschi appartenuti all’ultimo sovrano italiano. Casa Savoia ha deciso di restituire alla Spagna il collare dell’Ordine del Toson d’Oro e quello dell’Ordine di Carlo III

22 Marzo 2026

Famiglia Savoia

Famiglia Savoia

Ginevra, l’asta di onorificenze appartenute a Re Umberto di Savoia totalizza 1,2 milioni per 44 fra medaglie e ordini cavallereschi

Successo inaspettato per l’Asta condotta dalla Casa d’Aste Piguet di Ginevra con il 100 % dei lotti venduti riguardanti gli ordini cavallereschi e decorazioni appartenuti all’ultimo sovrano italiano Umberto II, con un risultato 1,2 milioni di franchi svizzeri. Pezzi di qualità museale, apprezzati da esperti del settore sia per la raffinatezza e la ricchezza delle loro decorazioni che soprattutto per la loro importanza nella storia delle relazioni diplomatiche internazionali. Il prezzo medio di ciascun lotto (erano 44 in tutto) è stato di 27,3 mila franchi, una cifra davvero ragguardevole. Gli offrenti sono stati 200 da 27 paesi, mentre 2000 sono stati i visitatori accorsi nelle sale di Piguet durante i giorni dell’esposizione pubblica pre-asta. Per il Principe Emanuele Filiberto di Savoia «Gli ordini e le decorazioni riuniti in questo catalogo testimoniano il percorso eccezionale di mio nonno, il Re Umberto II, e il posto che egli occupò, fin dalla più giovane età, tra le monarchie e gli Stati del mondo. Sono convinto che questi pezzi, ricchi di memoria e significato, continueranno la loro storia in nuove collezioni» Sono stati venduti a complessivi CHF 455.000 i due lotti rappresentanti il più alto grado di distinzione dell’Impero degli zar (lotti 1799, foto, e 1800). Il primo, l’Ordine Imperiale di Sant’Andrea Apostolo il Primo Chiamato — la più alta onorificenza civile e militare della Russia imperiale — presenta preziose decorazioni dell’orafo Johann Lindstedt per la maison Edouard. Il secondo lotto riuniva invece quattro importanti ordini imperiali, tradizionale conferimento dei destinatari dell’Ordine di Sant’Andrea. Tra gli altri lotti che hanno ottenuto risultati significativi, l’Ordine della Dinastia Chakri del Regno di Thailandia ha raggiunto CHF 63.000, raddoppiando la sua stima (lotto 1794); l’Ordine di Carol I del Regno di Romania è stato aggiudicato a CHF 60.000, sette volte la sua stima (lotto 1809); l’Ordine Supremo del Crisantemo del Giappone ha raggiunto CHF 30.000, moltiplicando per cinque la sua stima (lotto 1831); l’Ordine Supremo di Cristo del Vaticano ha raggiunto CHF 76.000, quintuplicando la sua stima (lotto 1824); e infine, l’Ordine del Nishan al-Muhammad ‘Ali del Regno d’Egitto è stato aggiudicato a CHF 114.000, triplicando la sua stima (lotto 1832, a lato), per citarne solo alcuni. In parallelo all’asta, Casa Savoia ha deciso di restituire alla Corona di Spagna il collare dell’Ordine del Toson d’Oro e quello dell’Ordine di Carlo III. Tutti volati via anche i lotti delle altre case reali in asta, quella persiana e quella belga. I 12 lotti di manoscritti e fogli illustrati provenienti dalla collezione della famiglia Pahlavi hanno totalizzato CHF 93.000 — quindici volte la stima — con il 100% dei lotti venduti (lotti 1779–1790). Le medaglie del Regno dell’Iran hanno raggiunto un totale di CHF 33.000 (lotti 1838–1853). Un imponente servizio Flora Danica di Royal Copenaghen, suddiviso in 21 lotti e proveniente dalla discendenza della regina Astrid dei Belgi ha anch’esso ottenuto un ottimo risultato, pari a CHF 58.000 (lotti 1178–1200). Come rispetto verso la casa reale spagnola, i Savoia hanno deciso di restituire, ovviamente a titolo gratuito, al Regno Spagna il collare dell’Ordine del Toson d’Oro e quello dell’Ordine di Carlo III, due importantissime onorificenze conferite solo ai capi di Stato esteri, che non potevano finire in mano private.

Intanto Aristocrazia Europea,  associazione privata senza fini di lucro, attiva a Milano nella promozione di convegni storici e culturali sulla nobiltà italiana ed internazionale, risponde al duro articolo apparso domenica 22 marzo sulle pagine del Fatto Quotidiano a firma di Thomas Mackinson, definito dalla associazione “noto sinistro provocatore, di impostazione comunista giacobina, formatosi come giornalista, compagno militante, non a caso, a Radio Popolare, viene citata anche la nostra associazione”, sulla mercificazione dei cavalierati di Casa Savoia che vengono elargiti, sempre secondo l’articolo del Fatto senza una vera selezione. Nel comunicato diffuso da Aristocrazia Europea si precisa che “il nobile Roberto Jonghi Lavarini (walser freiherr von Urnavas) è semplicemente uno dei nostri oltre 1200 associati (pur autorevole e noto socio fondatore) e che la nostra vice presidente Mandilosani Lali Panchulidze Aznauri mai si è presentata come principessa ma discende da una storica e documentata famiglia ortodossa caucasica di certificati patrizi bizantini, nobili georgiani e conti russi. Entrambi furono coinvolti, loro malgrado, in una inchiesta politico mediatica, poi rilevatasi infondata e archiviata dalla magistratura. Confermiamo invece: la nostra partecipazione, sabato 18 aprile, al tradizionale Ballo dei 100 e non più 100 di Casale Monferrato; la nostra stima nei confronti dell'amico conte Pierfelice degli Uberti (di Cavaglià) e del rigoroso lavoro scientifico di IAGI (Istituto Araldico Genealogico Italiano) e ICOC (Commissione Internazionale sugli Ordini Cavallereschi); la nostra simpatia per SAR il Principe Emanuele Filiberto di Savoia e il nostro sostegno alle diverse benemerite iniziative benefiche del glorioso Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Invece di attaccare, con evidente furore ideologico, persone, gruppi e iniziative serie, invitiamo/sfidiamo Il Fatto Quotidiano a fare una vera e approfondita inchiesta sui tanti impostori finti principi, ordini e gruppi che fanno veramente mercimonio di titoli falsi. Fra questi, segnaliamo un sedicente "annuario della nobiltà" che sembra proprio essere il cattivo e interessato ispiratore di questi attacchi giornalistici che, comunque, a noi, "aristoi dalle spalle larghe", ci scivolano addosso come acqua piovana, senza nemmeno bagnarci. Per fortuna, il già avviato progetto "Royal Protocol" farà presto definitivamente chiarezza in queste materie, separando le vere tradizioni da mantenere e portare avanti, dalle brutte imitazioni e dalla vera e propria spazzatura composta da mitomani, ignoranti e truffatori”.  Ma cosa ha provocato una tempesta in un bicchiere d’acqua? Un articolo comparso domenica 22 marzo a pagina 11 del Fatto Quotidiano a firma di Thomas Mackinson, dal titolo sibillino “Il Principe di Casa Savoia e il business dei Cavalieri: titoli a pagamento e beneficenza senza bilanci. Impresa sociale e cassaforte segreta per venderli con la blockchain” nel quale riportiamo il testo che il sito Dagospia ripubblica in maniera parziale sul suo portale. LA MONARCHIA IN ITALIA È STATA ABOLITA DA 80 ANNI, MA ANCORA È UN GROSSO BUSINESS – CASA SAVOIA CONFERISCE “ONORI MONARCHICI” A TUTTI: BASTA PAGARE! TASSISTI, AVVOCATI, IMPRENDITORI E POLITICI FANNO LA FILA DA EMANUELE FILIBERTO PER DIVENTARE “CAVALIERI”. TITOLI CHE NON HANNO ALCUN VALORE GIURIDICO, MA CHE VENGONO ESIBITI E FANNO “STATUS” (E PORTANO CLIENTI) – PER “CERTIFICARE” LE GENEALOGIE, IL PRINCIPE VUOLE LANCIARE UNA PIATTAFORMA BLOCKCHAIN, TRAMITE UNA SOCIETÀ ESTONE CHE... Era tassista a San Marino, Paolo Giannoni. Da un anno è il “Cavaliere al merito di Savoia” numero 2.337, costo: 400 euro. E il merito? “Non lo so. Cercavo una clientela più alta per la mia attività di autista di limousine. Ora l’ambasciatore mi manda clienti”. E non è il solo. Ivan Fasciani, avvocato a Milano, con 200 euro l’anno dal 2024 resta “Commendatore dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro” n. 880. Poi c’è don Giampaolo Cincotti, parroco di Iglesias: accetta perché “furono i Savoia a fondare Calasetta”, ma almeno lui non paga. Per i religiosi, tariffa agevolata. Benvenuti alla fiera degli “onori” di Casa Savoia, dove professionisti, imprenditori e politici fanno la fila direttamente dal Principe Emanuele Filiberto. Tra nuove ammissioni e promozioni aumentano al ritmo di 500 l’anno. Cerimonie in serie: foto, sorriso, stretta di mano. Avanti il prossimo. Prezzo: 2.000 euro per entrare, 200 l’anno per restare nel club. Che questi titoli non abbiano alcun valore giuridico non li scoraggia, né li turba che la legge dal 1951 vieti di accettarli ed esibirli. Per legittimarli Casa Savoia conferisce da tempo “onori monarchici” a pezzi grossi delle istituzioni, dell’establishment e del Vaticano: Gianni Letta, Bruno Vespa, Vittorio Sgarbi, il Cardinale Pietro Parolin, Beatrice Venezi, Andrea Bocelli. Pure il presidente del Senato Ignazio La Russa (monarchico dichiarato) e suo figlio Geronimo. Lo stesso consigliere privato di Emanuele Filiberto, l’ex leghista Alessandro Santini, stampa il titolo sul biglietto da visita: “Ne vado fiero. Semmai è la Repubblica a essere in difetto: riconosce gli ordini preunitari dei Borbone, ma non quelli di Casa Savoia”. Impossibile stimare il giro d’affari. Le quote finiscono all’Aicods, associazione privata con sede a Ginevra. Interpellato dal Fatto, Emanuele Filiberto dichiara “circa 800 mila euro l’anno” donati in beneficenza ma non dice quanto incassa. Non svela il “tariffario” dei diplomi e si rifiuta di mostrare bilanci o rendiconti. E se oggi il 20% degli insigniti non paga le quote annuali pazienza, lui ha già pronto il rilancio. Il 13 febbraio, su iniziativa della senatrice FdI Lavinia Mennuni, ha presentato in Senato “Royal Protocol”: piattaforma blockchain per certificare le genealogie e contrastare i “pataccari” dei falsi nobili. .[...] Ma neppure Royal Protocol nasce in un archivio araldico italiano ma in Estonia. La piattaforma fa capo alla “Royal Protocol UÜ”, società creata a Tallinn dal cripto-imprenditore Enea Benedetto. [...] Contattato, Benedetto accenna a uno “spin-off italiano a scopo sociale” con il potenziale di diventare “un’attività imprenditoriale importante, siamo i primi a creare un passaporto araldico digitale”. Aggiunge di non far parte della costituenda società italiana, che però già esiste e con Emanuele Filiberto dentro in prima persona.Si chiama “The Royal Protocol S.r.l. Impresa Sociale”, costituita il 25 febbraio: sede a Camaiore, capitale sociale 1.000 euro. Il Principe è socio al 75% e presidente. L’ad è il fedelissimo Santini che giura di fare “tutto gratis e per passione” ed esalta l’idealità cavalleresca e gli scopi benefici di Casa Savoia, evitando accuratamente di citare l’esistenza della società italiana appena costituita di cui lui stesso è l’amministratore, con emolumenti e Tfr. Poi c’è l’oggetto sociale: “certificazioni e anagrafiche”, “attestati digitali”, “token non fungibili (NFT)”. Tradotto: la nobiltà non si eredita soltanto. Si tokenizza a pagamento. Ma è il 25% italiano rimasto nell’ombra a velare di opacità il progetto presentato in Senato come antidoto contro la piaga dei falsi titoli. Appartiene a “The Royal Protocol Società Semplice”. A rappresentarla è ancora Santini. E qui il quadro si fa più interessante. Se l’impresa sociale non distribuisce utili, le “semplici” restano fuori dal Registro imprese garantendo anonimato ai soci [...]. Nel capitalismo italiano hanno spesso funzionato da “casseforti familiari” come la celebre “Dicembre” della famiglia Agnelli. Schema finale: il Principe al vertice, Santini doppio ruolo, Degli Uberti garante e consigliere. Estonia per la piattaforma, Svizzera per i flussi. Più che un protocollo reale, un protocollo commerciale transnazionale per trasformare la vanità di chi vuol sentirsi nobile in fiumi di euro e criptovalute.

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