17 Marzo 2026
Tra le colline di Orvieto e il lago Trasimeno, su un poggio alto poco più di 500 metri campeggia la Tenuta Pomario, azienda agricola della famiglia Spalletti Trivelli. La proprietà si estende per oltre duecento ettari ma solo una parte limitata, appena nove ettari, è destinata alla viticoltura. Una scelta che riflette la filosofia produttiva orientata alla qualità e alla tutela dell’ambiente. Il vigneto è in una zona di cresta, molto favorevole dal punto di vista climatico: l’altitudine e la ventilazione naturale contribuiscono a mantenere condizioni ideali per la maturazione delle uve. Il resto della proprietà è occupato da boschi e terreni agricoli, alcuni dedicati alla produzione di olio con annesso frantoio. L’azienda nasce circa 20 anni fa quando i conti Giangiacomo Spalletti Trivelli e la moglie Susanna d’Inzeo (figlia del campione di equitazione Raimondo) scoprono la vecchia tenuta di famiglia in stato di abbandono e si innamorano della sua atmosfera e delle potenzialità. Decidono così di avviare un progetto di ripristino delle strutture e dei vigneti esistenti.
La scelta dell’agricoltura biologica
L’azienda è gestita secondo i principi dell’agricoltura biologica. La presenza del bosco intorno ai vigneti è un filtro naturale contro la diffusione di parassiti che favorisce la biodiversità e riduce la necessità di interventi invasivi. Le lavorazioni in vigna privilegiano metodi tradizionali e rese contenute con l’obiettivo di preservare le caratteristiche del territorio. Anche la cantina, guidata dall’enologa Mery Ferrara e dall’agronoma Federica De Santis, segue questa impostazione: tecnologie moderne sono utilizzate per accompagnare il processo produttivo senza alterare il profilo naturale dei vini. L’idea è di realizzare etichette che esprimano con chiarezza il contesto agricolo e climatico da cui nascono senza eccedere nelle quantità, seguendo il principio adottato dai francesi: poco ma di alta qualità.
I vini della tenuta
La produzione di Pomario è volutamente limitata e concentrata su poche etichette, tutte IGT, in attesa della prima Doc che sarà un rosato. Tra queste spicca Arale, un bianco ottenuto da uve provenienti da una vigna storica di Trebbiano e Malvasia recuperata e valorizzata negli ultimi anni. Il risultato è un vino caratterizzato da freschezza e buona struttura che riflette le condizioni climatiche dell’altura. Tra gli altri bianchi il Batticoda 2025 e il Grechetto 2024 che sarà presto presentato al Vinitaly. La tenuta produce anche vini rossi pensati per esprimere il carattere del luogo più che per inseguire mode enologiche. Nel 2010 con il rosso Sariano, alla sua seconda annata da uve sangiovese, l’azienda umbra ha vinto la Medaglia d'Argento al concorso Decanter World Wine Awards a Londra.
Il Muffato delle Streghe
Tra le etichette più particolari della tenuta Pomario figura il Muffato delle Streghe, vino dolce ottenuto da un blend di uve riesling e sauvignon blanc colpite dalla cosiddetta muffa nobile. La sua produzione è stata fortemente voluta da Susanna Spalletti Trivelli che ha voluto recuperare la tradizione dei vini muffati dell’Italia centrale. Il nome richiama antiche leggende locali legate a questi territori ma il vino è soprattutto il risultato di una lavorazione complessa che richiede raccolte tardive e selezioni molto accurate delle uve. Il risultato è un vino intenso e aromatico, dal sentore di miele, canditi e caramello con un giusto equilibrio tra dolcezza e acidità.
La storia della famiglia Spalletti Trivelli
Il progetto Pomario si inserisce nella storia di una famiglia, gli Spalletti Trivelli originari del Canton Ticino, protagonisti della vita pubblica tra Ottocento e Novecento. Ugo Spalletti Trivelli fu senatore del Regno d’Italia e ministro delle Finanze nei primi anni del Novecento. Oggi sono conosciuti anche per Palazzo Spalletti Trivelli, residenza storica affacciata sul Quirinale a Roma. L’edificio, all’inizio dimora privata della famiglia, è stato trasformato in un elegante hotel di charme che conserva gli ambienti storici e gli arredi originali.
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