04 Marzo 2026
(fonte: Shutterstock)
Pakistan e Afghanistan sono in "guerra aperta". L'ennesimo conflitto regionale ai confini dei due Stati, è tornato ad esplodere dopo che lo scorso venerdì 27 Febbraio (il giorno prima dell'attacco congiunto israelo-statunitense contro l'Iran) il ministro della Difesa pakistano Khawaja Asif dichiarava guerra all'Afghanistan lanciando l'operazione Ghazab Lil Haq ("Ira della Giustizia"). Operazione autorizzata dopo che i talebani afghani avevano aperto il fuoco - la notte del 26 Febbraio - su posizioni di confine, uccidendo soldati pakistani e innescando una (nuova) escalation a cui, lo scorso Ottobre 2025, le parti avevano trovato momentanea soluzione annunciando un cessate il fuoco di 48 ore. Ma quali sono le cause della guerra in corso da tempo tra pakistani e talebani afghani? E come si collocano questi due Paesi nello scacchiere di potere internazionale?
In un continuo rimpallo di responsabilità tra Afghanistan e Pakistan, un ruolo centrale nella tensione tra i due Paesi è certamente giocato dai cosiddetti TTP, ovvero i miliziani del Tehrik-e-Taliban Pakistan. Si tratta di talebani pakistani alleati coi movimenti di Al-Qaeda e coi talebani afghani, e considerati dallo stesso Pakistan "terroristi". I TTP jihadisti operano in territorio afghano contro i Paesi limitrofi, ragion per cui il Pakistan accusa Kabul di "ospitarli". Dal lato opposto però, l'Afghanistan respinge decisamente le accuse: "I TTP controllano vaste aree all'interno del Pakistan stesso. Possono vivere lì; non hanno bisogno del suolo afghano. E noi, prima di tutto, non permetteremmo loro di usare il suolo afghano. Il Pakistan non ha fornito prove a sostegno delle sue affermazioni" è stata la risposta di Zabihullah Mujahid, portavoce del governo talebano.
Secondo Kabul inoltre, sarebbe lo stesso Pakistan a fornire rifugio a miliziani dello Stato Islamico, in particolar modo nella regione del Belucistan e, più a nord, a Khyber Pakhtunkhwa. I rapporti tra questi due Stati però sono tesi ormai da anni, specie da quando i talebani sono tornati al potere nel 2021 una volta completato il ritiro dei soldati americani dall'Afghanistan conclusa la sanguinosa e ventennale guerra con gli Usa. Ma non si tratta di un conflitto privo di ripercussioni internazionali. Perché secondo il Pakistan, dietro al "terrorismo islamista" dell'Afghanistan vi sarebbe l'appoggio dell'India, dotata di arsenale nucleare, alleata della Russia e soprattutto "nemica" di Islamabad. A tal punto "nemica" da spingere il Pakistan, nel Settembre 2025, a firmare un accordo di mutuo soccorso con l'Arabia Saudita a Gedda.
Un accordo che fin da subito preoccupò Nuova Delhi per le ripercussioni sugli equilibri asiatici. Ma non c'è solo questo. Dietro al conflitto tra Islamabad e Kabul si nasconde l'ombra lunga degli alleati: Iran ma soprattutto Cina e Stati Uniti. Il Pakistan si colloca, per così dire, tra due carboni ardenti mantenendo un delicato equilibrio tanto con Washington quanto con Pechino. Se con Washington sussistono interessi perlopiù funzionali legati a difesa, sicurezza e cooperazione (interessi che gli Usa coltivano per non far finire il Pakistan interamente sotto orbita cinese), è con Pechino che vi sono i rapporti più stretti: principale partner economico e strategico, tra i due i lacci sono rinforzati dal cosiddetto "Corridoio Economico Cina-Pakistan", parte del BRI (Belt and Road Initiative).
Ma non è tutto. L'influenza statunitense sull'Afghanistan non si è definitivamente estinta con la fine della guerra regionale precedente. Col ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca infatti, Washington è tornata a manifestare la volontà di acquisire nuovamente la base militare di Bagram (a circa 100km a nord di Kabul) perché "una delle basi aeree più forti del mondo, in termini di potenza e di lunghezza della pista". La giustificazione addotta da Trump recita lo stesso copione, "Serve per la nostra sicurezza", ed è così che - secondo indiscrezioni non confermate - il tycoon l'avrebbe già pagata ai talebani 45 milioni di dollari. Peccato che a sud del Pakistan, vicino a Karachi, sorga il complesso cinese KANUPP, infrastrutture costruite da Pechino per aumentare la capacità di energia nucleare.
Il ritorno degli statunitensi costituirebbe così non solo un nuovo decentramento del controllo Usa sul continente asiatico, ma lancerebbe alla Cina un chiaro messaggio. E l'India di Narendra Modi non resta un fattore totalmente neutrale: con un'alleanza strategica stipulata con Mosca e una rivalità geopolitica latente con Pechino, Nuova Delhi ha da poco ridisegnato i rapporti di potere in Medio Oriente stipulando un "accordo storico" con Israele. Sul tavolo, tra le molte novità: il rafforzamento del Corridoio Economico IMEC (alternativa alla Via della Seta cinese) tra Mediterraneo e Oceano Indiano per bypassare Canale di Suez e Hormuz (l'occhio dell'Iran, nonché dell'alleato cinese).
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