13 Febbraio 2026
Gruppo armato Hossam al-Astal Fonte: Fb @Hossam al-Astal
Israele ha annunciato che il valico di Rafah, posto fra Gaza sud e l'Egitto, sarà controllato non solo dall'Idf, ma anche dai membri della gang ribelle di Gaza filo-israeliana "Popular Forces", fondata e guidata fino alla sua morte da Abu Shabab. Le Ong hanno già denunciato il fatto: "Tel Aviv finanzia e dà potere a proxy per uccidere palestinesi e distruggere Hamas, il genocidio nella Striscia continua".
Israele ha autorizzato membri della milizia armata "Popular Forces" di Gaza ad operare sul lato del valico di Rafah controllato da Tel-Aviv, inclusa la gestione di alcune ispezioni sui civili che entrano e escono dalla Striscia, secondo fonti giornalistiche internazionali. La decisione è emersa mentre il valico, chiuso e poi riaperto in modo limitato, continua a essere uno snodo cruciale per il transito di persone e beni tra Gaza ed Egitto.
La milizia, nota come “Popular Forces” o "Servizio Antiterroristico", era stata fondata da Yasser Abu Shabab, un capo clan locale nel sud di Rafah, ucciso mesi fa. Il gruppo ha goduto in passato di appoggio israeliano sotto forma di armi, fondi e protezione operativa, con l’obiettivo dichiarato da Tel-Aviv di creare un’alternativa armata alla dominanza di Hamas nella zona est della città.
Secondo i rapporti, elementi della milizia potrebbero essere coinvolti anche in ispezioni corporali su sospetti e operazioni di sicurezza per conto delle autorità israeliane.
Israele ha ripetutamente negato pubblicamente qualsiasi legame diretto con le milizie, ma il primo ministro Benjamin Netanyahu ha già ammesso nel 2025 di avere “attivato” clan palestinesi contrari a Hamas, con l’obiettivo di ridurre la "minaccia" posta dal gruppo islamista e proteggere la vita dei soldati israeliani.
La presenza di gruppi paramilitari palestinesi come le "Popular Forces" ha suscitato critiche sia all’interno di Israele che tra osservatori internazionali. Alcuni oppositori della politica di Tel-Aviv sostengono che l’uso di milizie locali rischia di creare ulteriori tensioni e instabilità nella Striscia, senza offrire una soluzione duratura al conflitto.
La figura di Abu Shabab è controversa: prima della sua morte nel dicembre 2025 durante scontri tra clan a Gaza, il leader era accusato da altre fazioni palestinesi di saccheggiare aiuti umanitari e collaborare con le forze israeliane. Oggi il gruppo continua ad operare sotto la guida di Ghassan al-Duhaini, riconosciuto come suo successore e attivo soprattutto nell’area di Rafah.
Questa evoluzione segna un ulteriore sviluppo nell’uso di forze locali come proxy nel genocidio di Gaza, con potenziali implicazioni per la sicurezza e la governance di una fascia di territorio già profondamente destabilizzata.
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