12 Febbraio 2026
Valico di Rafah, fonte: X, @swiss
Circa 80mila palestinesi deportati in Egitto hanno presentato richiesta per fare rientro nella Striscia di Gaza, ma finora solo 150 sono riusciti ad attraversare il valico di Rafah. Un numero estremamente ridotto rispetto alle domande registrate, mentre complessivamente 284 persone hanno varcato il confine tra entrata e uscita.
Circa 80.000 palestinesi si sono registrati per tornare a Gaza, mentre l'Egitto facilita gli attraversamenti via Rafah. Lo afferma l'emittente statale egiziana Al Qahera, precisando che oggi dall'Egitto è partito il 134/o convoglio di aiuti. Accolto, nel frattempo, un sesto gruppo di pazienti palestinesi che saranno curati negli ospedali egiziani.
Il flusso in entrata rimane però limitato: secondo i dati disponibili, sono 150 i gazawi rientrati finora, mentre 284 persone in totale hanno attraversato il valico tra entrata e uscita. Numeri che fotografano un meccanismo ancora rallentato e sottoposto a vincoli stringenti.
Secondo Al Qahera “le misure israeliane continuano a limitare il diritto al ritorno dei palestinesi che hanno lasciato la Striscia dopo l'ottobre 2023 e la situazione umanitaria rimane aggravata dagli ostacoli israeliani che impediscono il viaggio all'estero di quasi 22.000 palestinesi feriti e malati che necessitano urgentemente di cure”.
Il percorso per rientrare è lungo e scandito da tappe obbligate. Tutto inizia con una chiamata dall’Ambasciata palestinese al Cairo. Poi la partenza, in autobus e di notte, verso Al Arish, ultima città egiziana prima di Rafah. Da lì, appena 15 chilometri separano i viaggiatori da Khan Younis, ma sono i più complessi.
Prima dell’attraversamento del valico scattano le perquisizioni delle autorità egiziane: ogni persona può portare con sé una sola valigia, un telefono cellulare e un massimo di 650 dollari in contanti. Vietati i liquidi. Una volta oltrepassato il confine, i controlli proseguono: verifiche anche biometriche condotte dall’Autorità palestinese sotto la supervisione della missione europea Eubam.
Il passaggio successivo, secondo le testimonianze raccolte, è tra i più delicati. I rientranti vengono affidati alla milizia di Gaza Al-Shabab, sostenuta da Israele, che li trasferisce su autobus fino a un check-point israeliano. In questo tratto di circa 5 chilometri sarebbero stati denunciati maltrattamenti e minacce, oltre a pressioni per arruolarsi nella milizia anti-Hamas.
Al check-point israeliano interviene l’Idf. Stando a racconti confluiti in un rapporto Onu del 5 febbraio, gli sfollati subirebbero interrogatori ritenuti degradanti, perquisizioni corporali — in alcuni casi con ammanettamento e bendatura — e offerte di denaro per tornare in Egitto o collaborare come informatori. Solo dopo molte ore, e superata la cosiddetta linea gialla, il viaggio si conclude nei pressi dell’ospedale Nasser di Khan Younis.
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