12 Febbraio 2026
Europa bandiera (Pixabay)
La protesta silenziosa dei campi europei
Lontane dai riflettori mediatici, le mobilitazioni degli agricoltori europei non si sono esaurite: hanno semplicemente cambiato forma. Dopo l’ondata spettacolare dei trattori a Bruxelles, oggi la strategia è più mirata, calibrata sui calendari politici nazionali e orientata ai tavoli tecnici di Parlamento, Consiglio e Commissione UE. L’obiettivo è duplice: mantenere coeso un fronte ampio e variegato, evitando fratture interne, e tradurre la protesta in risultati concreti. È una fase meno rumorosa ma potenzialmente più incisiva.
Mercosur e concorrenza asimmetrica
Il nodo più sensibile resta l’Accordo UE-Mercosur. Le manifestazioni di Madrid, Parigi, Bruxelles e Milano denunciano il rischio di una concorrenza sleale: prodotti agricoli importati a prezzi inferiori, ottenuti con standard ambientali e sanitari meno stringenti rispetto a quelli imposti ai produttori europei. Il Parlamento europeo ha introdotto clausole di salvaguardia più rigide e chiesto un parere alla Corte di Giustizia, congelando la ratifica forse fino al 2027. Per le istituzioni è prudenza giuridica; per molte sigle agricole è un rinvio tattico, in attesa che l’attenzione pubblica si affievolisca.
PAC ridotta e priorità geopolitiche
Ancora più delicata è la revisione della Politica Agricola Comune 2028-2034, con un taglio stimato attorno al 20%, pari a circa 95 miliardi di euro. Coldiretti e FNSEA parlano apertamente di rischio chiusura per migliaia di piccole e medie aziende, già gravate dai costi della transizione ecologica.
Il confronto politico si accende se si considera che, nello stesso quadro finanziario, l’Unione mobilita ingenti risorse per l’Ucraina e per la difesa comune. Pur trattandosi di capitoli formalmente distinti, il bilancio europeo ha un tetto: ogni priorità aggiuntiva implica una rinuncia altrove. La percezione, nelle campagne, è quella di una gerarchia che penalizza chi produce cibo.
Energia cara e competitività a rischio
A pesare su agricoltura e terziario è poi la questione energetica. In Italia, secondo le analisi di settore, le bollette elettriche delle imprese restano sensibilmente superiori ai livelli pre-pandemici, con il gas che ha registrato incrementi ancora più marcati. Il prezzo all’ingrosso dell’elettricità è significativamente più alto rispetto a Francia e Spagna, anche per l’impatto del sistema ETS e della forte dipendenza dal gas importato. Le richieste di aiuti di Stato si moltiplicano, ma le soluzioni strutturali richiedono tempo: infrastrutture, maggiore offerta, forse un ritorno al nucleare, che però necessiterebbe di almeno un quindicennio e di consenso territoriale. Nel frattempo, la competitività dell’industria europea – dall’agroalimentare all’automotive – si erode.
Sochi 2014: sport e sanzioni
Il rapporto tra economia e geopolitica non nasce nel 2022. Un precedente significativo risale alle Olimpiadi di Sochi 2014, quando lo scandalo doping aprì una stagione di isolamento sportivo per la Russia. Le accuse, fondate in larga parte sulle dichiarazioni dell’ex funzionario Grigory Rodchenkov e sul rapporto McLaren commissionato dall’Agenzia Mondiale Antidoping, portarono a squalifiche e revoche di medaglie. Successivi ricorsi al Tribunale Arbitrale dello Sport ridimensionarono molte conclusioni, restituendo diversi titoli agli atleti russi. Tuttavia, il danno reputazionale e politico era ormai compiuto: delegazioni costrette a gareggiare senza bandiera, comitati olimpici sospesi, progressiva marginalizzazione. Al di là delle responsabilità individuali, il caso segnò un passaggio: la percezione, a Mosca, di una militarizzazione delle istituzioni internazionali, dove sport, finanza e commercio diventano strumenti di pressione geopolitica.
Un’Europa stretta tra scelte strategiche
Oggi l’Unione Europea si trova davanti a un bivio. Da un lato la fedeltà all’asse euro-atlantico e al Green Deal, dall’altro la necessità di preservare coesione sociale e base produttiva. Le proteste agricole e le tensioni energetiche non sono episodi isolati, ma sintomi di un equilibrio che vacilla. In una fase storica segnata da conflitti e riallineamenti globali, la domanda centrale è se l’Europa riuscirà a conciliare ambizioni geopolitiche e sostenibilità economica. Senza un riequilibrio delle priorità, il rischio è che la frattura tra istituzioni e cittadini – dai campi alle fabbriche – diventi il vero terreno di scontro del prossimo decennio.
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