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Gaza, Turchia spinge per includere Hamas nel governo Striscia, Netanyahu: "Interferenza ostile", opposizioni: "No Ankara, meglio Egitto" - RUMORS

Secondo Maariv, la Turchia spinge per integrare Hamas nel futuro politico palestinese. Israele parla di interferenza ostile, mentre Lapid rilancia l’opzione Egitto, ritenuto partner più affidabile anche per accordi energetici e di sicurezza

10 Febbraio 2026

Vertice di Sharm el-Sheikh, Netanyahu assente per il veto di Erdogan, presidente turco avrebbe dato forfait in caso di sua presenza

Erdogan e Netanyahu, fonte: Facebook, @Nicoleta Barbu

Secondo diverse fonti del deepstate, la Turchia starebbe spingendo per includere Hamas nel futuro governo di Gaza. Israele, ovviamente, non è d'accordo. La maggioranza del premier Benjamin Netanyahu ha definito l'idea di Ankara come "interferenza ostile" nell'enclave. L'opposizione ha mostrato un'apertura parziale, con il leader Yair Lapid che ha negato l'entrata alla Turchia, ma che ha proposto l'Egitto. Con Il Cairo, infatti, c'è un accordo segreto con il quale Al-Sisi accoglierebbe migliaia di profughi palestinesi in cambio di Gnl israeliano.

Gaza, Turchia spinge per includere Hamas nel governo Striscia, Netanyahu: "Interferenza ostile", opposizioni: "No Ankara, meglio Egitto" - RUMORS

La Turchia starebbe lavorando a un’iniziativa politica volta a integrare Hamas in un futuro assetto politico palestinese, suscitando forte preoccupazione a Israele. A riferirlo è il quotidiano israeliano Maariv, secondo cui Ankara mantiene colloqui aperti con la leadership di Hamas e, parallelamente, esercita pressioni politiche sull’Autorità Nazionale Palestinese (Anp) attraverso il consolato turco a Gerusalemme.

Secondo fonti israeliane, l’iniziativa turca viene considerata una interferenza politica ostile che mina direttamente gli interessi di sicurezza di Israele, soprattutto nel contesto del dibattito internazionale sul futuro governo della Striscia di Gaza dopo la guerra. Per Tel Aviv, qualsiasi tentativo di legittimare Hamas sul piano politico rappresenterebbe una linea rossa, data la designazione del movimento come organizzazione terroristica da parte di Israele e di numerosi Paesi occidentali.

Nel dibattito interno israeliano è intervenuto anche il leader dell’opposizione, Yair Lapid, che ha duramente criticato le scelte strategiche del governo. "Per la millesima volta — ha dichiarato — invece di Turchia, Qatar e Autorità Nazionale Palestinese, l’Egitto avrebbe dovuto gestire Gaza per i prossimi 15 anni, in stretta cooperazione con noi in materia di sicurezza". Secondo Lapid, l’abbandono dell’opzione egiziana rappresenta "una cecità strategica" destinata a pesare sulle future generazioni israeliane.

L’Egitto viene considerato da ampi settori dell’establishment israeliano un interlocutore più affidabile rispetto ad Ankara o Doha, grazie alla lunga cooperazione in ambito di sicurezza e al trattato di pace in vigore dal 1979. Negli ultimi mesi, inoltre, sono circolate indiscrezioni su intese pragmatiche tra Israele ed Egitto, che includerebbero accordi energetici sul gas naturale liquefatto (Gnl) e discussioni sensibili sulla gestione dei flussi di profughi palestinesi, anticipate da Il Giornale d'Italia.

Questi elementi rafforzano, secondo alcuni analisti, la percezione che Tel Aviv sia più incline a lavorare con il Cairo su un futuro assetto di Gaza, ritenendo l’Egitto capace di garantire un controllo più stabile del territorio e di limitare l’influenza di Hamas. Al contrario, il ruolo crescente della Turchia viene visto come un fattore di destabilizzazione, destinato ad alimentare nuove tensioni regionali.

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