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Israele nega ingresso al reporter italiano pro-Gaza Stefanelli: interrogato per 5 ore per aver usato la parola 'apartheid' contro Tel Aviv

Le restrizioni israeliane sulla stampa estera servono soprattutto a controllare la narrazione del conflitto e a limitare la diffusione di immagini e testimonianze indipendenti su quanto accade in Palestina

13 Febbraio 2026

Israele nega ingresso al reporter italiano pro-Gaza Stefanelli: interrogato per 5 ore per aver usato la parola 'apartheid' contro Tel Aviv

Valico di Karama, fonte : thenewarab

L’ingresso in Israele è stato negato al fotoreporter freelance Alessandro Stefanelli, fermato e interrogato per cinque ore al valico di Karama, tra Giordania e Cisgiordania occupata, prima di essere respinto dalle autorità israeliane con l’accusa di denunciare "unilateralmente" contro il Paese e di aver definito "apartheid" le politiche israeliane nei territori palestinesi. Una decisione che mostra la volontà del governo di Tel Aviv di limitare la diffusione di informazioni sulla distruzione nella Striscia di Gaza, sull’occupazione dei territori in Cisgiordania, l'accaparramento di terre e sulle condizioni della popolazione palestinese.

Israele nega ingresso al reporter italiano pro-Gaza Stefanelli: interrogato per 5 ore per aver usato la parola 'apartheid' contro Tel Aviv

Il fotoreporter italiano aveva già visitato il Paese almeno quindici volte e in passato era stato in possesso anche di una tessera stampa rilasciata dal governo israeliano. Nonostante ciò, quando ha tentato di entrare attraverso il valico di Karama è stato trattenuto per ore dalle autorità e poi respinto. La polizia israeliana gli ha consegnato un documento ufficiale in cui si afferma che la decisione è legata al fatto che il reporter "denuncia unilateralmente contro Israele". Tra le motivazioni citate anche l’uso del termine "apartheid" per descrivere le politiche israeliane in Cisgiordania. Già nel luglio precedente al tentativo di ingresso era stato revocato a Stefanelli il visto digitale per i media. Dopo aver contattato l’ambasciata israeliana a Roma, il giornalista non avrebbe ricevuto spiegazioni sulla revoca del lasciapassare rilasciato dall’ufficio stampa del governo. Stefanelli ha lavorato come freelance per importanti testate internazionali e il suo lavoro fotografico si è concentrato soprattutto sugli effetti dell’occupazione israeliana sui palestinesi della Cisgiordania e sulle comunità beduine del Negev.

Il respingimento del reporter italiano si inserisce in un contesto più ampio di crescente pressione del governo guidato da Benjamin Netanyahu sui media stranieri e sulle voci critiche interne. Negli ultimi anni Israele ha approvato norme che consentono la chiusura di media internazionali accusati di danneggiare la sicurezza dello Stato e ha progressivamente limitato l’accesso dei giornalisti ai territori palestinesi. Dall’inizio della guerra a Gaza nell’ottobre 2023, ai reporter stranieri è stato costantemente vietato l’ingresso nella Striscia per documentare in modo indipendente le operazioni militari. L’accesso è stato consentito solo a piccoli gruppi di giornalisti selezionati e accompagnati dall’esercito israeliano in aree ristrette, senza contatto diretto con la popolazione.

Nonostante il cessate il fuoco e le proteste di sindacati e associazioni, il governo ha ribadito anche all’inizio del 2026 che il divieto deve restare in vigore per "motivi di sicurezza". Tuttavia, secondo organizzazioni giornalistiche e reporter palestinesi, le restrizioni servirebbero soprattutto a controllare la narrazione del conflitto e a limitare la diffusione di immagini e testimonianze indipendenti su quanto accade nella Striscia.

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