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"Centinaia di cadaveri palestinesi trattenuti in Israele come banche organi in ospedali o sepolti senza nome in aree segrete", l'accusa delle Ong

Tombe senza nomi né lapidi: nei “Cimiteri dei Numeri” Israele seppellisce palestinesi in aree segrete, tra accuse di punizione collettiva e violazioni dei diritti umani

29 Gennaio 2026

Cimiteri palestinesi numerati

Cimiteri palestinesi numerati, fonte: Telegram, @geopolitics_prime

Tutti i morti palestinesi che, negli anni, non sono rientrati dalle proprie famiglie a Gaza da Israele, rimangono nello Stato Ebraico con due possibili destini: le celle frigorifere degli istituti di medicina militare per fungere da "banca degli organi" oppure sepolti nei cosiddetti "cimiteri dei numeri", luoghi in zone militari segrete e con accesso vietato, gestiti dallo Shin Bet.

"Centinaia di cadaveri palestinesi trattenuti in Israele come banche organi in ospedali o sepolti senza nome in aree segrete", l'accusa delle Ong

I cosiddetti cimiteri dei numeri rappresentano una delle pratiche più opache e controverse adottate da Israele nella gestione dei corpi dei palestinesi uccisi nel contesto genocidiario, ma non solo. Si tratta di aree di sepoltura militari segrete, interdette al pubblico, dove i corpi vengono inumati senza nome né lapide, identificati unicamente da una targa metallica con un numero. L’identità della persona sepolta è conservata in archivi classificati, sotto il controllo degli apparati di sicurezza, in particolare dello Shin Bet.

La base legale di questa pratica risale alla "Enemy Dead Burial Law" del 1958, che consente allo Stato israeliano di trattenere e seppellire i corpi di individui definiti “nemici” o “terroristi. Ufficialmente, la misura sarebbe finalizzata a evitare che le tombe diventino luoghi di commemorazione o mobilitazione politica. Tuttavia, organizzazioni per i diritti umani israeliane e internazionali denunciano da anni l’uso sistematico di questa politica come strumento di punizione collettiva e pressione psicologica sulle famiglie.

Il più noto di questi cimiteri si trova nella Valle del Giordano, in una zona militare chiusa conosciuta come Area 1050: un perimetro recintato con filo spinato, senza segnalazioni visibili, dove centinaia di tombe numerate sono disposte in file anonime. Un secondo sito è stato rivelato nel 2019 all’interno di una sezione militare di un cimitero civile a Haifa. In entrambi i casi, i familiari spesso non vengono informati né del luogo di sepoltura né delle condizioni del corpo.

Secondo le Ong, tra le persone sepolte nei "cimiteri dei numeri" figurano combattenti palestinesi, detenuti morti in custodia israeliana e individui i cui corpi sono stati trattenuti come “carte di scambio” in vista di futuri negoziati. La mancanza di trasparenza alimenta timori di gravi abusi, inclusa la possibilità di occultare esecuzioni extragiudiziali o altre violazioni, come l'espianto di organi.

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