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Ice Usa, con Obama 3,1mln deportazioni e 56 uccisi, con Biden 2,8mln di immigrati espulsi, con Trump 1,1mln deportati e 39 morti - VIDEO

Secondo il Transactional Records Access Clearinghouse (Trac) dell’Università di Syracuse, nei suoi 8 anni di presidenza Barack Obama ha fatto registrare oltre 3,1 milioni di espulsioni effettuate dall’Ice. Il picco è stato raggiunto nel 2012, quando furono allontanate dal Paese oltre 407mila persone

29 Gennaio 2026

Con Barack Obama l’Ice ha toccato il record storico di deportazioni: oltre 3,1 milioni di immigrati espulsi in otto anni e 56 morti avvenuti durante la custodia dell’agenzia. Con l’amministrazione Biden-Harris, nei primi due anni, i migranti cacciati dagli Stati Uniti sono stati 2,8 milioni, un dato superiore a quello registrato sotto Donald Trump. Durante la prima presidenza Trump, infatti, le deportazioni si sono fermate a circa 900mila, seguite dalle 230mila del secondo mandato, per un totale di 1,1mln di deportati. Anche il numero dei morti legati all’azione dell’Ice è inferiore: 39.

Ice Usa, con Obama 3,1mln deportazioni e 56 uccisi, con Biden 2,8mln di immigrati espulsi, con Trump 1,1mln deportati e 39 morti

Secondo il Transactional Records Access Clearinghouse (Trac) dell’Università di Syracuse, organizzazione no profit specializzata nella raccolta e analisi di dati federali, nei suoi otto anni di presidenza Barack Obama ha fatto registrare oltre 3,1 milioni di espulsioni effettuate dall’Immigration and Customs Enforcement (Ice), più di qualsiasi altro presidente negli ultimi trent’anni. Il picco è stato raggiunto nel 2012, quando furono allontanate dal Paese oltre 407mila persone.

Donald Trump, durante il suo primo mandato alla Casa Bianca, ha toccato il massimo nel 2019 con circa 269mila espulsioni e ha chiuso i quattro anni con meno di 932mila rimpatri complessivi, ai quali si aggiungo i 230mila di questo mandato. Numeri nettamente inferiori rispetto a quelli dell’era Obama e persino rispetto ai primi due anni dell’amministrazione Biden-Harris, che – come ammesso dagli stessi dati federali – hanno visto l’espulsione di 2,8 milioni di migranti.

Nell’ultimo anno, secondo un’analisi dei dati federali condotta dal New York Times, il Dipartimento per la Sicurezza Interna ha espulso 230mila persone arrestate all’interno degli Stati Uniti, ne ha respinte 270mila alla frontiera e altre 40mila sono tornate nei Paesi d’origine aderendo all’iniziativa di auto-espulsione in cambio del sussidio promesso da Washington. In totale, 540mila rimpatri: meno rispetto agli ultimi due anni dell’amministrazione Biden, quando gli attraversamenti illegali avevano raggiunto livelli record. Nel 2023 i respingimenti complessivi furono 590mila, nel 2024 salirono a 650mila.

Oggi lo scenario è cambiato. Le nuove politiche sull’immigrazione hanno fatto crollare ai minimi storici il numero di persone che tenta di attraversare il confine sud-occidentale. Per questo motivo, oltre a concentrarsi sui soggetti già detenuti, i federali hanno intensificato quelli che l’Ice definisce “arresti a piede libero”, cioè arresti effettuati per strada, nei tribunali, nelle abitazioni e nelle aziende. Questi interventi sono quadruplicati, arrivando a circa 150mila casi, e hanno rappresentato la maggioranza degli arresti per immigrazione in 32 Stati e nel Distretto di Columbia.

A fronte della promessa elettorale di espellere milioni di persone, Trump ha anche modificato le regole per la permanenza sul territorio americano. Secondo la nuova amministrazione, le politiche di Biden avevano innescato la più grande ondata di immigrazione illegale nella storia degli Stati Uniti, facendo crescere rapidamente il numero di persone prive di status legale o protette solo da misure temporanee contro l’espulsione. Nel 2024 le stime parlavano di circa 14 milioni di individui. Con il cambio di linea, queste tutele sono state revocate e agli irregolari è stato intimato di lasciare il Paese, pena arresto ed espulsione.

Il risultato è che il tasso di espulsione – inteso come rapporto tra rimpatri effettivi e ordini di allontanamento – è raddoppiato per i soggetti con condanne per reati violenti o altri precedenti penali ed è aumentato di oltre sei volte per coloro senza precedenti.

C’è però un elemento che spesso viene tralasciato dal racconto mediatico: tre Stati, Texas, Florida e Tennessee, sono responsabili di oltre un terzo di tutti gli arresti effettuati dall’Ice. La ragione è semplice: sono Stati che impongono per legge la cooperazione tra funzionari locali e autorità federali per l’immigrazione. Quando l’Ice può prelevare un criminale straniero da un “luogo protetto” come una prigione, gli agenti non devono scendere in strada a cercarlo. Il problema nasce nelle cosiddette “città santuario”, le cui amministrazioni democratiche collaboravano con i federali durante l’era Obama e che successivamente hanno iniziato a definire l’Ice una “Gestapo moderna”, arrivando a incoraggiare proteste per puro calcolo politico. L’effetto è che l’agenzia federale è costretta a operare direttamente nelle comunità, aumentando gli arresti “a piede libero”.

Sul fronte delle morti in custodia, i numeri raccontano un’altra verità scomoda. Durante la presidenza di Barack Obama, dal 2009 al 2017, 56 persone sono morte mentre si trovavano sotto la custodia dell’Ice. Il dato emerge da documenti ufficiali dell’agenzia e da indagini condotte dall’American Civil Liberties Union e da altri gruppi di monitoraggio.

Nel 2025, invece, sono state 32 le persone morte per mano dell’Ice o durante il periodo di detenzione nelle strutture dell’agenzia. Nelle prime quattro settimane del 2026 il bilancio è già salito a sette vittime, tra cui due casi che hanno fatto particolare scalpore a Minneapolis: l’uccisione a sangue freddo di Renee Good e Alex Pretti.

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