Board of Peace, l'organigramma dell'organismo di Trump senza palestinesi e difeso da Gaza Stabilization Force di Jeffers - RETROSCENA
Il Board of Peace di Trump per Gaza: una struttura dominata da Usa e Israele, tra capitale privato, governo tecnocratico imposto e controllo totale senza rappresentanza palestinese
A diversi giorni dalla sua creazione, pare più chiaro l'organigramma del Board of Peace, l'organismo governato dal presidente statunitense Donald Trump che dovrà gestire la ricostruzione della Striscia. A parteciparvi, diversi Stati, fra cui Israele, con due "senior advisors". Inoltre, c'è la distinzione fra Executive Board e Gaza Executive Board, che soprassederanno al governo tecnocratico palestinese. A difendere il piano del tycoon, la Gaza International Stabilization Force, con a capo il generale americano Jasper Jeffers. Tutte personalità apertamente filo-israeliane, se non addirittura sioniste, senza una minima voce palestinese.
Board of Peace, l'organigramma dell'organismo di Trump senza palestinesi e difeso da Gaza Stabilization Force di Jeffers - RETROSCENA
Il cosiddetto Board of Peace immaginato da Donald Trump per Gaza viene presentato come un meccanismo di stabilizzazione e ricostruzione, ma secondo analisti e documenti trapelati si configurerebbe come una struttura di controllo politico, economico e militare senza precedenti, saldamente concentrata nelle mani del presidente statunitense e di un ristretto gruppo di alleati politici e finanziari.
Secondo quanto ricostruito da Hugh Lovatt dell’European Council on Foreign Relations, il Board of Peace sarebbe strutturato come un’entità ibrida pubblico-privata, fondata su una logica apertamente “transazionale”, in cui capitale, fedeltà politica e accesso decisionale sostituiscono il diritto internazionale. Trump ne sarebbe il presidente permanente e azionista di maggioranza, con potere di veto su bilanci e iniziative, oltre alla facoltà di rimuovere i membri del board, salvo una remota opposizione qualificata.
Il Board of Peace: Stati membri e Trump
I membri del Board avrebbero mandati triennali, ma l’accesso reale sarebbe vincolato a un buy-in stimato in un miliardo di dollari, escludendo di fatto Paesi poveri o attori non allineati. Il finanziamento è formalmente “volontario”, ma la struttura consentirebbe forti pressioni politiche sugli Stati partecipanti. In questo schema, il peso decisionale non dipenderebbe dal consenso internazionale, bensì dalla capacità finanziaria e dalla vicinanza a Washington. I membri che finora hanno accettato sono i seguenti Stati: Arabia Saudita, Argentina, Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Bahrain, Bulgaria, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Indonesia, Israele, Kazakistan, Kosovo, Mongolia, Marocco, Pakistan, Paraguay, Qatar, Turchia, Ungheria e Uzbekistan.
Le azioni sarebbero controllate da due "senior advisors", nominati dallo stesso Trump, entrambi americani sionisti: Aryeh Lightstone, presidente dell'Abraham Accord Peace Insitute di Washington, e Josh Gruenbaum, amministratore e tecnico pro-Trump.
Executive Board
Sotto Trump opererebbe un comitato esecutivo (Executive Board), nominato direttamente da lui, incaricato della gestione quotidiana e del controllo dei flussi finanziari. Tra i membri fondatori e fissi figurerebbero alti funzionari e grandi nomi della finanza statunitense con stretti legami con Israele. Jared Kushner, legato ai fondi sovrani mediorientali tramite Affinity Partners e genero ebreo di Trump; Marc Rowan, Ceo di Apollo Global Management; Ajay Banga, presidente della Banca Mondiale; Marco Rubio, segretario di Stato Usa; Steve Witkoff, inviato speciale Usa in Medio Oriente; Tony Blair, ex premier Uk e ideatore del Board of Peace; Robert Gabriel, addetto alla sicurezza geopolitica. Non risultano membri palestinesi nel Board. L'alto rappresentante e portavoce del Board è Nickolay Mladenov.
Gaza Executive Board
Il Gaza Executive Board è l'organismo direttamente incaricato di attuare il piano di pace in 20 punti per la Striscia. Al suo interno, 11 membri, alcuni già presenti nell'Executive Board (Witkoff, Kushner, Blair, Rowa e Mladenov). Gli altri componenti provengono da Stati differenti.
Hakan Fidan è l'attuale ministro degli Esteri turco ed ex capo dell’intelligence MIT, è noto per il suo pragmatismo nei dossier regionali. Pur mantenendo una retorica pubblica critica verso Israele, ha gestito canali discreti con Washington e Tel Aviv, risultando interlocutore affidabile per equilibri di sicurezza. Ali Al Thawadi è un funzionario qatariota di alto livello legato agli apparati decisionali di Doha, opera come mediatore silenzioso nei principali dossier regionali. Il Qatar mantiene stretti rapporti strategici con gli Stati Uniti e ospita basi militari Usa.
Hassan Rashad è un generale egiziano con esperienza nei servizi di sicurezza, vicino all’apparato militare del Cairo. L’Egitto è uno dei principali partner di sicurezza di Israele e degli Stati Uniti nella regione, e Rashad incarna questa continuità strategica e cooperativa. Reem Al Hashimy è ministra degli Emirati Arabi Uniti per la cooperazione internazionale, figura chiave della diplomazia post-Accordi di Abramo. È strettamente allineata alle politiche regionali di Washington e al processo di normalizzazione con Israele.
Yakir Gabay è un imprenditore e investitore israelo-cipriota con legami nel settore finanziario e immobiliare. Rappresenta l’ala economica del progetto, vicina agli ambienti pro-Israele e compatibile con l’approccio “business-first” promosso dall’entourage di Trump. Sigrid Kaag è l'ex assistente al Segretario Generale dell'Onu, con lunga esperienza nei dossier umanitari palestinesi. Pur provenendo dall'Onu, è considerata una figura istituzionale accettabile per Washington e Israele, spesso criticata dai palestinesi per un approccio tecnocratico e non politico.
Il governo tecnocratico palestinese
Accanto al Gaza Executive Board opererebbe un Palestinian National Committee for the Administration of Gaza, descritto come “governo tecnocratico e apolitico”, ma privo di legittimazione elettorale e sottoposto all’autorità del Board. Secondo bozze della “Resolution No. 2026/1”, questo assetto avrebbe pieni poteri esecutivi, legislativi e giudiziari su Gaza, inclusa la possibilità di modificare o abrogare leggi civili e penali. In questo organismo ci sarebbero 15 membri, governati dall'imprenditore palestinese Ali Shaat, ma tutti sarebbero milionari filo-israeliani.
Gaza Stabilization Force
Sul piano della sicurezza, Trump starebbe istituendo una Gaza International Stabilization Force, guidata da un generale statunitense, Jasper Jeffers, con il compito di garantire l’ordine e favorire la “deradicalizzazione”, mentre il mandato sul disarmo dei gruppi armati resterebbe volutamente ambiguo.
L’insieme di potere politico, capitale privato e controllo militare delinea, secondo Lovatt, un modello di protettorato de facto Usa-Israele, in cui Gaza viene amministrata senza rappresentanza palestinese, trasformata in laboratorio di governance controllata e potenziale piattaforma di investimento. Più che un progetto di pace, il Board of Peace appare come uno strumento per governare, sfruttare e ridisegnare Gaza al di fuori di qualsiasi processo democratico o autodeterminazione, in un processo di militarizzazione, occupazione e sfruttamento perpetuo.