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La geografia semantica del logo 'Board of Peace', tra storpiatura del simbolo Onu e riferimenti impliciti alla mappa del 'Technate of America'

Il logo del nuovo organismo "internazionale" è il simbolo della concorrenza all'Onu e del potere in mano ad un'oligarchia di tecnocrati e autocrati. Pesa perenne il controllo degli Stati Uniti, come dimostra il richiamo alla bandiera Usa e il contenuto dello scudo

23 Gennaio 2026

La geografia semantica del logo 'Board of Peace', tra storpiatura del simbolo Onu e riferimenti impliciti alla mappa del 'Technate of America'

Uno scudo, simbolo di protezionenobiltà elitariapotere, abbracciato da due rametti di alloro e raffigurante al suo interno l'America settentrionale, Centrale e (parzialmente) Meridionale. Tutto colorato d'oro ed emergente su uno sfondo blu oceano segnato da stelle, quasi ad evocazione delle 50 piccole stelle bianche raffiguranti i 50 Stati federati Usa nella bandiera Stars and Stripes.

La geografia semantica del logo 'Board of Peace', tra storpiatura del simbolo Onu e riferimenti impliciti alla mappa del 'Technate of America'

È questo, descritto molto "superficialmente", il contenuto del logo del nuovo Board of Peace, organismo internazionale creato dal Presidente Trump e nato ufficialmente ieri, 22 Gennaio, durante la cerimonia di firma del suo statuto al World Economic Forum di Davos, in Svizzera. La scelta dei vari componenti del logo, dalla disposizione dell'alloro alla forma dello scudo, finanche al contenuto dello stesso oggetto araldico, non è casuale ma riflette evidentemente una chiara cartografia semantica del potere. A dare senso stesso di poterericchezza, prerogative chiave della persona di Donald Trump, sono anzitutto il color oro e, inevitabilmente, la simbologia araldica.

Lo scudo rappresentato è il tipico scudo svizzero, anche detto "con incavati al capo", perché presenta le due tradizionali incavature sul lato superiore. Tra gli scudi più esteticamente apprezzati del Medioevo, la scelta dello scudo svizzero potrebbe essere stata dettata dal luogo stesso in cui il Board of Peace è nato: Davos, città delle Alpi svizzere nel Cantone dei Grigioni. Il messaggio semantico che traspare dalla scelta dello scudo riflette - idealmente - lo scopo del Board of Peace: uno strumento "di Pace", nato con l'obiettivo di offrire una piattaforma di coordinamento politico al "dopo" Gaza. Detto altrimenti: il Board of Peace è una struttura privata che promettendo di "uscire" dai canali multimediali tradizionali, si pone a "concorrenza" dell'Onu.

Il riferimento antifrastico al logo Onu traspare dalla presenza stessa dell'alloro, quale evidenza rivendicata dallo stesso Trump: "Il Board of Peace potrebbe sostituire le Nazioni Unite" diceva lo scorso 20 Gennaio in conferenza stampa alla Casa Bianca. La storpiatura del simbolo Onu c'è tutta, con due altri fondamentali dettagli. Il primo: se il logo Onu appare su sfondo monocolore compatto (generalmente blu), quello del Board of Peace risalta su un blu scuro che ricorda il quadrante superiore sinistro (sul lato dell'asta) della bandiera Usa. Un rettangolo blu con 50 piccole stelle bianche a cinque punte, disposte su nove file da sei o cinque stelle che si alternano. Esattamente come là, anche qua c'è una simmetria nella disposizione delle stelle: il riferimento rivendica così tutta l'"americanità" della nuova istituzione privata.

Ma ciò che colpisce, al netto dello sfarzo del logo, coerente col "delirio di onnipotenza" del tycoon, è il contenuto dello stemma: non già il simbolo del mondo, come vuole il logo Onu. Ma il focus ora è solo sugli Stati Uniti, inclusi gli altri territori che la nuova "dottrina donroe" rivendica: Canada, Groenlandia, America Centrale, Colombia e Venezuela. Non è solo un messaggio geografico, ma il riferimento ad una mappa più simbolica: quella elaborata negli anni Trenta da Howard Scott, "padre" del movimento Technate of America.

Il Technate of America riflette in sintesi quanto di più antidemocratico ed elitario vi sia nel Board of Peace. In sostanza, il Technate of America è stato un movimento nato negli Usa che puntava a sostituire il sistema economico-politico tradizionale con un "board" di tecnici ed ingegneri. Il movimento presto naufragò perché accusato di tendenze autoritarie: la proposta di un governo nelle mani di oligarchi tecnocrati si mostrò incompatibile coi principi democratici. A ben vedere, come ha potuto dimostrare lo stesso Jared Kushner insistendo col progetto "Gaza Riviera", di ingegneri nel Board of Peace ve ne sono parecchi. Elemento accomunante è però il fatto che qui non si parli di una istituzione intergovernativa, ma di una "alleanza" tra pochi, regolata da statuto proprio e foraggiata da fondi privati. Tutto peraltro centralizzato nelle mani di Trump. Un progetto che fa discutere, e verso cui hanno già detto no Francia, Germania, Regno Unito, Norvegia, Svezia, Slovenia. E Italia, almeno per ora.

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