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Il punto della situazione: l'importanza di conoscere gli scritti di Klaus Schwab e Yanis Varoufakis per comprendere Donald Trump

“Chi nega che Donald Trump stia demolendo il Deep State è idiota o in malafede”: se è così, io sono un idiota in malafede

25 Gennaio 2026

Il punto della situazione: l'importanza di conoscere gli scritti di Klaus Schwab e Yanis Varoufakis per comprendere Donald Trump

Nel suo saggio La quarta rivoluzione industriale, il Professor Klaus Schwab, oggi sostituito a Davos dall'ashkenazita Larry Fink, CEO di BlackRock, prefigurava il nostro futuro.

Partirei da un'affermazione chiave per comprendere il nostro distopico presente: (è necessario) “creare narrazioni positive, comuni e piene di speranza, consentendo a individui e gruppi di tutte le parti del mondo di partecipare e beneficiare delle trasformazioni in corso”. (Klaus Schwab, La quarta rivoluzione industriale).

Qualcosa deve essere andato storto. Non so se in me o al di fuori di me. Io già non mi fidavo più delle narrazioni, nel migliore dei casi rassicuranti copertine di lana per riscaldare il sonno di un'umanità bambina. C'è qualcuno capace di inventarsi una narrazione positiva, comune, piena di speranza in un mondo in cui il Presidente degli Stati Uniti stanzia 1,5 trilioni per il riarmo in vista di una dittatura planetaria instaurata con la forza?


Per favore, ridateci il vecchio Klaus! Forse non avrete notato che al centro del simbolo del Board of Peace è raffigurato il solo continente americano. Forse vi è sfuggito che gli Stati Uniti godranno di uno status privilegiato. Gli esportatori della democrazia tiranneggiano il resto del mondo e voi leggete ancora i tanti poveri di spirito che gioiscono per la fine delle ipocrisie globaliste, la morte del diritto internazionale e – finalmente – il ripristino della barbarie, in cui il capo – parole uscite dalla bocca di Donald Trump - non è assoggettato alla legge ma unicamente alla propria morale. Non mi dilungo su quanto relativa possa essere la morale: ci sono esseri umani (umani?) che pochi mesi fa hanno definito altri esseri umani “animali umani”...

Ma torniamo a Klaus Schwab: “È la fusione di queste tecnologie e la loro interazione attraverso i domini fisico, digitale e biologico che rendono la quarta rivoluzione industriale fondamentalmente diversa dalle rivoluzioni precedenti (…). In primo luogo, ritengo che i livelli richiesti di leadership e comprensione dei cambiamenti in corso, in tutti i settori, siano bassi se confrontati con la necessità di ripensare i nostri sistemi economici, sociali e politici per rispondere alla quarta rivoluzione industriale. Di conseguenza, sia a livello nazionale che globale, il quadro istituzionale richiesto per governare la diffusione dell'innovazione e mitigare la perturbazione è nel migliore dei casi inadeguato e, nel peggiore dei casi, del tutto assente. In secondo luogo, il mondo manca di una narrativa coerente, positiva e comune che delinea le opportunità e le sfide della quarta rivoluzione industriale, una narrativa che è essenziale se vogliamo dare potere a un insieme diversificato di individui e comunità ed evitare una reazione popolare contro i cambiamenti fondamentali in corso”.

Di nuovo, un esplicito richiamo alla necessità “di una narrativa coerente, positiva e comune…” per “evitare una reazione popolare contro i cambiamenti fondamentali in corso”.

Io faccio parte della reazione popolare. Sono un dissidente della prima ora. Ho scritto il 5 marzo 2020 il primo articolo contro il Dpcm Conte e da allora non ho mai smesso. Ho studiato tutti i documenti del World Economic Forum (il Forum di Davos), ho ascoltato molte interviste del Professor Klaus Schwab e mai una volta non ho provato un moto di reazione. Del resto, siamo seri: cos’ho io da guadagnare dalla Quarta Rivoluzione Industriale?

“I grandi beneficiari della quarta rivoluzione industriale sono i fornitori di capitale intellettuale o fisico: gli innovatori, gli investitori e gli azionisti, il che spiega il crescente divario di ricchezza tra coloro che dipendono dal loro lavoro e coloro che possiedono il capitale. Ciò spiega anche la disillusione di tanti lavoratori, convinti che il loro reddito reale non possa aumentare nel corso della loro vita e che i loro figli non possano avere una vita migliore della loro”.

Sono un avvocato al quale durante il lockdown è stato impedito persino di andare in Tribunale, al quale è stata imposta la vaccinazione quale over 50. I “fornitori di capitale intellettuale” non sono più gli avvocati, nell’ottica del Great Reset sono gli informatici, i biologi, i genetisti, i neurologi capaci di interagire per giungere al transumanesimo. Io sono fuori dai giochi. C’è un passaggio di una sua intervista, in cui il Professore mi addita come un problema: secondo lui, i giuristi saranno tra i più refrattari al cambiamento, in quanto educati al rispetto di diritti umani e costituzionali obsoleti. Conclude auspicando un sistema giuridico flessibile, plasmabile a seconda delle necessità: la Costituzione impedisce di introdurre obblighi vaccinali? Plasmiamola a nostro piacimento!

In più, io sono un vecchio borghese, morbosamente attaccato ai propri beni materiali: la villa dei bisnonni, la vecchia automobile di mio zio, i miei libri e così via. Insomma, un nemico da annientare.

“L'economia on demand solleva la domanda fondamentale: cosa vale la pena possedere: la piattaforma o l'asset sottostante? Come ha scritto lo stratega dei media Tom Goodwin in un articolo di TechCrunch nel marzo 2015: “Uber, la più grande compagnia di taxi del mondo, non possiede veicoli. Facebook, il proprietario dei media più popolare al mondo, non crea alcun contenuto. Alibaba, il rivenditore più prezioso, non ha inventario. E Airbnb, il più grande fornitore di alloggi al mondo, non possiede proprietà immobiliari”.

Insomma, l’umanità del futuro non possiederà nulla, ma sarà felice. “Un numero crescente di consumatori non acquista più né possiede oggetti fisici, ma paga piuttosto per l'erogazione del servizio sottostante a cui accede tramite una piattaforma digitale”.

Tendo a dubitare che ciò faccia al caso mio: sto scrivendo sulla scrivania del mio bisnonno Professore in Bocconi e me ne separerei a malincuore.

Ma perché provo questa avversione verso il futuro? Sono stato influenzato dalla lettura di Emil Cioran? “L’interesse che il civilizzato nutre verso i popoli cosiddetti arretrati è dei più sospetti. Incapace di continuare a sopportarsi, egli si adopera a scaricare su di loro l’eccedenza dei mali che lo opprimono, li incita a provare le sue miserie, li scongiura di affrontare un destino che non può più sfidare da solo (Emil Cioran, La caduta nel tempo).

Dietro a queste meravigliose promesse, io vedo soltanto un impoverimento dell’essere umano. Del resto, il Professor Klaus Schwab non ne fa mistero: in futuro gli avvocati non esisteranno, saranno “automatizzati”.

“Molte diverse categorie di lavoro, in particolare quelle che comportano un lavoro manuale meccanicamente ripetitivo e preciso, sono già state automatizzate. Molti altri seguiranno, poiché la potenza di calcolo continua a crescere in modo esponenziale. Prima di quanto si preveda, il lavoro di professioni diverse come avvocati, analisti finanziari, medici, giornalisti, contabili, assicuratori o bibliotecari potrebbe essere parzialmente o completamente automatizzato”.

Dato che (forse) sono anche uno scrittore, ancor più mi preoccupa un altro passaggio:

“Considera una delle professioni più creative, la scrittura, e l'avvento della generazione narrativa automatizzata. Algoritmi sofisticati possono creare narrazioni in qualsiasi stile appropriato a un particolare pubblico. Il contenuto è così umano che un recente quiz del New York Times ha mostrato che quando si leggono due pezzi simili, è impossibile dire quale sia stato scritto da un essere umano e quale sia il prodotto di un robot. La tecnologia sta progredendo così velocemente che Kristian Hammond, cofondatore di Narrative Science, una società specializzata nella generazione narrativa automatizzata, prevede che entro la metà del 2020, il 90% delle notizie potrebbe essere generato da un algoritmo, la maggior parte senza alcun tipo di umano. intervento (a parte il design dell'algoritmo, ovviamente)”.

Del resto, nulla ci viene nascosto. Se anche lui, un ottimista transumanista ha qualche perplessità, perché non dovrei averne io?

“Il pericolo è che la quarta rivoluzione industriale significhi che una dinamica del vincitore prende tutto si svolge tra i paesi così come al loro interno. Ciò aumenterebbe ulteriormente le tensioni sociali e i conflitti e creerebbe un mondo meno coeso e più instabile…”.

La domanda che pongo è questa: Donald Trump rappresenta una rottura o è la continuazione della Quarta Rivoluzione Industriale senza narrazioni positive, comuni e piene di speranza?

Io non ho il minimo dubbio: Donald Trump è l'esecutore della fase finale del progetto, quella in cui il potere non ha più necessità di mascherarsi, persegue i propri interessi alla luce del sole, brutalmente, barbaramente.

Cos'è la morte del diritto se non un ritorno alla barbarie?

Il profeta del nostro tempo è Yanis Varoufakis, che da anni ci ammonisce: stiamo entrando in un'epoca neofeudale.

Grandi feudatari sono i detentori delle tecnologie che garantiscono al sovrano il domini fisico, digitale e biologico sui sudditi.

Non a caso, dopo Donald Trump a Davos ha preso la parola Elon Musk. Prima di loro (in un ordine che disvela quello del vero potere) ha parlato Larry Fink.

Persone che stimo (perdonatemi se non le cito, l'attacco personale non è nelle mie corde), hanno gioito perché un ashkenazita (Lutnick) ha sbeffeggiato la Lagarde davanti a un altro ashkenazita (Fink) mentre un terzo ashkenazita (Miran) criticava la BCE: io proprio non ci trovo nessun motivo di giubilo. In queste tre righe voi trovate la risposta alla mia domanda: Donald Trump non rappresenta una rottura col vero potere – quello ashkenazita, che controlla l'emissione del dollaro (Stephen Miran alla FED), il Dipartimento di Stato grazie agli straussiani, la gestione patrimoniale (BlackRock, Vanguard), il colosso dei social META e molti altri settori chiave per la Quarta Rivoluzione Industriale. Quest'ultima porterà a un nuovo feudalesimo in cui il sovrano Donald Trump (speriamo a termine nel rispetto non della sua personalissima morale ma della legge, ma non possiamo escludere che abbia in mente di organizzare un nuovo assalto a Capitol Hill) comanderà in nome e per conto di un ristrettissimo numero di feudatari, quasi tutti ashkenaziti, sionisti, convinti.

Qualcuno potrà – pagando un milione, un trilione o quanto stabilirà il sovrano - acquistare un posto a sedere. Tutti gli altri si dovranno inginocchiare.

Questo è il mondo ideale per un uomo come Donald Trump.

Certamente non per me.

di Alfredo Tocchi, 25 gennaio 2026

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