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Dall’atomo all’algoritmo: perché la Cina corre sull’IA e sfida l’egemonia tecnologica americana

Tra nucleare civile, modelli open source e sovranità tecnologica, Pechino costruisce un ecosistema dell’intelligenza artificiale alternativo a quello Usa, ridisegnando gli equilibri geopolitici globali

25 Gennaio 2026

Dall’atomo all’algoritmo: perché la Cina corre sull’IA e sfida l’egemonia tecnologica americana

Cina (Pixabay)

Energia e potenza: l’IA come questione strategica

L’intelligenza artificiale non è più soltanto un tema tecnologico: è una questione di potenza nazionale. Addestrare modelli sempre più sofisticati richiede una quantità crescente di energia stabile, continua e a basso costo. Su questo terreno, Cina e Stati Uniti si scoprono sorprendentemente simili: a problemi strutturalmente identici rispondono con soluzioni analoghe. Il nucleare civile torna così al centro delle strategie di sviluppo, sia in Occidente sia in Oriente.

Il nucleare cinese al servizio del digitale

L’intesa tra Alibaba e la statale China National Nuclear Corporation va letta in questa chiave. Non è un semplice accordo industriale, ma un tassello di una visione più ampia che integra infrastrutture energetiche e digitali. A differenza dell’Occidente, orientato verso piccoli reattori modulari, Pechino continua a puntare su impianti nucleari tradizionali, coerenti con una pianificazione centralizzata e di lungo periodo.

Il modello statale-tecnologico di Pechino

Nel suo discorso di fine 2025, Xi Jinping ha rivendicato il sorpasso sugli Stati Uniti nel campo dell’IA e dei chip. Al di là della retorica, è innegabile che la Cina abbia costruito un modello integrato in cui Stato, industria e ricerca cooperano senza le frizioni tipiche dei sistemi liberali. Programmi come il Next Generation AI Development Plan hanno canalizzato investimenti massicci in data center, semiconduttori e formazione.

Sanzioni Usa e resilienza cinese

Le restrizioni statunitensi sull’export di chip avanzati, introdotte sotto Biden e rafforzate da Trump, hanno prodotto effetti controintuitivi. Da un lato, hanno incentivato pratiche di aggiramento; dall’altro, hanno accelerato una strategia di sostituzione delle importazioni. Il caso Huawei, tornata competitiva con chip prodotti internamente, dimostra come la pressione esterna abbia rafforzato l’autonomia tecnologica cinese.

Dall’hardware al software: la sfida degli standard

La progressiva uscita di scena di Nvidia dal mercato cinese ha aperto spazio a soluzioni nazionali come l’Ascend 910-B e all’architettura Cann, pensata per ridurre la dipendenza da Cuda. Qui la partita non è solo commerciale, ma riguarda il controllo degli standard globali, vero cuore del potere tecnologico contemporaneo.

Open source e pragmatismo industriale

A differenza dell’approccio statunitense, orientato alla General Artificial Intelligence, la Cina privilegia modelli di Narrow AI, concreti e applicabili. L’adozione di un paradigma open source, come nel caso di Qwen o DeepSeek, consente costi ridotti, ampia diffusione e rapida localizzazione. Non è un caso che questi modelli trovino terreno fertile in Asia, Africa e America Latina.

Formazione e capitale umano

Il vantaggio cinese poggia anche su basi demografiche ed educative. Milioni di laureati Stem ogni anno e università come Tsinghua, leader mondiale per brevetti sull’IA, alimentano un ecosistema dinamico e competitivo. Le restrizioni occidentali sui visti e la crescente attrattività del mercato interno hanno ulteriormente consolidato questo bacino di talenti.

Geopolitica dell’energia e dell’IA

Un fattore spesso sottovalutato è il costo dell’energia. In Cina, il controllo statale sui monopoli naturali consente di calmierare i prezzi a beneficio dell’industria. Negli Stati Uniti, la logica del profitto e la frammentazione del mercato rendono l’energia un collo di bottiglia strutturale. Anche per questo, come osservano analisti occidentali, la competizione sull’IA tende ormai verso un assetto multipolare. La corsa cinese all’intelligenza artificiale non implica un inevitabile declino americano, ma segna la fine di un dominio esclusivo. Per Washington si profila uno scenario di coesistenza competitiva, complesso e carico di rischi. Per Mosca – e per altri attori – si aprono spazi di manovra in un sistema meno gerarchico. In questo contesto, la Cina appare non come un’eccezione, ma come la prova che, anche nell’era dell’IA, tutto il mondo è davvero paese.

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