24 Gennaio 2026
Maxi proteste contro l’ICE negli Stati Uniti, migliaia di persone si sono riversate nelle strade di diverse città, da Minneapolis a Portland, passando per New York, Boston e Santa Ana.
Le manifestazioni si sono moltiplicate nelle ultime settimane, assumendo forme diverse a seconda delle città ma condividendo un filo rosso comune: la denuncia dei metodi dell’Immigration and Customs Enforcement, considerati sempre più brutali e discriminatori. A Minneapolis, epicentro della protesta, la tensione è cresciuta dopo la morte di Renee Good, colpita da un agente dell’ICE durante un’operazione contestata. Poco prima degli spari la 37enne aveva detto all'agente: "Non ce l'ho con te".
Parallelamente, l’arresto di bambini molto piccoli (2, 5 e 8 anni), tra i quali il piccolo Liam Ramos, episodi che hanno trasformato il malcontento in un’ondata nazionale di mobilitazione e indignazione nazionale e internazionale, con cortei, scioperi e sit-in in numerosi Stati.
Anche sulla costa occidentale la mobilitazione è cresciuta rapidamente: a Portland, in Oregon, centinaia di persone sono scese in strada nonostante il freddo pungente, mentre in California le proteste hanno assunto toni drammatici dopo che due giovani sono rimasti accecati da proiettili “non letali” sparati da agenti federali durante una manifestazione anti‑ICE.
All’aeroporto internazionale di Minneapolis–Saint Paul, circa cento membri del clero e leader religiosi sono stati arrestati durante un sit‑in contro le deportazioni. I religiosi si erano inginocchiati recitando inni e preghiere, sostenendo che alcuni aerei in partenza stessero trasportando migranti detenuti.
Nonostante temperature rigidissime, con il termometro che scendeva sotto i 20 gradi, migliaia di persone hanno invaso il centro di Minneapolis per contestare le operazioni anti‑migranti dell’ICE. La folla si è radunata nel primo pomeriggio chiedendo apertamente lo smantellamento dell’agenzia e invocando il rispetto delle comunità locali.
Le proteste non si sono limitate alle strade del centro: gruppi di manifestanti hanno circondato un edificio utilizzato dall’ICE e si sono diretti verso l’aeroporto internazionale di Minneapolis–Saint Paul, accusato di essere il punto di partenza dei voli che trasferiscono i migranti nei centri di detenzione. Secondo i media locali, circa cento membri del clero che partecipavano pacificamente alla mobilitazione sono stati arrestati.
La piazza ha ricordato due figure diventate simbolo della protesta: Renee Good, la donna di 37 anni uccisa da un agente federale il 7 gennaio, e Liam Ramos, il bambino di cinque anni trattenuto dall’ICE pochi giorni dopo. L’immagine del piccolo, spaventato, con un cappello blu e uno zainetto mentre viene afferrato da un agente, ha fatto il giro dei social e dei media, diventando una delle icone più potenti della mobilitazione.
A Portland, in Oregon, la mobilitazione ha assunto toni più silenziosi ma altrettanto determinati. Nella notte, centinaia di persone si sono radunate a Monument Square sfidando vento e temperature rigide per denunciare le pratiche dell’ICE. La manifestazione si è svolta in modo completamente pacifico, senza scontri con le forze dell’ordine.
I partecipanti hanno esposto cartelli con la scritta “Ice Out Maine”, un messaggio che, pur riferendosi al vicino Stato del Maine, è diventato un simbolo nazionale della richiesta di ridimensionare o abolire l’agenzia federale.
Uno degli episodi più significativi di questa ondata di proteste si è verificato all’aeroporto internazionale di Minneapolis–Saint Paul, dove circa cento membri del clero e leader religiosi sono stati arrestati durante un sit‑in contro le deportazioni. I religiosi si erano inginocchiati recitando inni e preghiere, sostenendo che alcuni aerei in partenza stessero trasportando migranti detenuti.
Secondo la Metropolitan Airports Commission, gli arresti sono avvenuti perché i manifestanti avevano superato i limiti del permesso concesso e stavano interferendo con le operazioni aeroportuali. Le immagini diffuse sui social mostrano agenti che ammanettano uno a uno i partecipanti, molti dei quali continuavano a pregare mentre venivano portati via.
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