Circa un centinaio di esponenti religiosi sono stati arrestati nelle ultime ore all’aeroporto internazionale di Minneapolis–St. Paul, in Minnesota, durante una protesta contro le politiche migratorie adottate dall’amministrazione Trump. Come spiegato dagli organizzatori e dal pastore luterano Justin Lind-Ayres, il gruppo – formato in gran parte da membri del clero e figure cristiane – si era riunito nello scalo per denunciare l’uso di voli civili e charter nelle operazioni di rimpatrio dei migranti detenuti.
La manifestazione si è svolta in condizioni meteorologiche proibitive, con le temperature di 20 gradi sotto lo zero. I partecipanti si sono inginocchiati sulla pista e nelle zone circostanti, sfidando il gelo per intonare canti religiosi e recitare il “Padre Nostro”. Diversi video circolati sui social mostrano l’intervento della polizia, che dopo alcuni avvisi ha proceduto ad ammanettare i presenti e a portarli via sui mezzi delle forze dell’ordine.
Gli arresti sono avvenuti nel contesto di una più ampia giornata di proteste contro l’U.S. Immigration and Customs Enforcement, durante la quale numerosi cittadini del Minnesota hanno scelto di non andare a scuola, al lavoro o a fare acquisti. Nonostante il freddo estremo, migliaia di persone hanno preso parte a cortei e sit-in per contestare l’intensificazione delle operazioni federali nelle ultime settimane.
Jeff Lea, portavoce della Metropolitan Airports Commission, ha spiegato che i religiosi sono stati fermati all’esterno del terminal principale perché avevano oltrepassato i limiti previsti dal permesso concesso, finendo per ostacolare il normale funzionamento dell’aeroporto.
Tra i partecipanti c’era anche la reverenda Elizabeth Barish Browne, arrivata da Cheyenne, Wyoming, per unirsi alla manifestazione nel centro di Minneapolis. "Quello che sta accadendo è chiaramente immorale", ha dichiarato la ministra unitariana universalista, aggiungendo con un tocco di ironia che il vero pericolo non era il gelo dell’inverno, ma “un altro tipo di ghiaccio”.








