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"Il 10 dicembre Pechino pubblicò il '3rd policy paper' per rafforzare legami con Sud America": la lotta Usa all'ingerenza cinese nell'Emisfero

Pochi giorni dopo la pubblicazione della "Nuova Strategia Nazionale" Usa sull'America Latina, Pechino pubblicava un fondamentale documento programmatico nel quale definiva i nuovi propositi per sviluppo e un "futuro condiviso" con Caraibi e America Latina

07 Gennaio 2026

"Il 10 dicembre Pechino pubblicò il '3rd policy paper' per rafforzare legami con Sud America": la lotta Usa all'ingerenza cinese nell'Emisfero

Dietro il sequestro e l'arresto del presidente venezuelano Nicolas Maduro si nascondono, come più volte ribadito, interessi sotterranei da parte statunitense. Il primo, più scontato obiettivo è il petrolio: tornare a privatizzare l'industria petrolifera per immettere strategici interessi di investitori statunitensi nel mercato finanziario. Eppure, oltre al petrolio e alla corsa per le terre rare, oltre alla preoccupazione della "fuga" dal petroldollaro, l'altro fondamentale motivo dietro all'intervento trumpiano è la preoccupazione dell'eccessivo consolidamento dell'ingerenza cinese (oltre a quella di IranCina) nell'Emisfero, rivendicato dagli Usa "di sua esclusività".

"Il 10 dicembre Pechino pubblicò il '3rd policy paper' per rafforzare legami con Sud America": la lotta Usa all'ingerenza cinese nell'Emisfero

Con oltre 300 miliardi di barili di greggio accertato, il Venezuela possiede le più grandi riserve petrolifere del pianeta. Ma le ricchezze del sottosuolo in questa parte dell'Emisfero contemplano anche altro. Giacimenti d'orogiacimenti non quantificati di terre rare (essenziali per la tecnologia), riserve di coltan - minerale fondamentale per la produzione di dispositivi elettronici e per l'industria automobilistica, il cui valore in Venezuela si aggira intorno agli oltre 100 miliardi di dollari. E ancora: ferrodiamantibauxitenicheluranio1,4 miliardi di tonnellate di carbone e riserve di gas naturale. Dietro però a questa miniera di ricchezza un altro Paese ha continuato a intrattenere relazioni sempre più strette col Venezuela: la Cina.

La destituzione statunitense di Nicolas Maduro va quindi contestualizzata alla luce di una crescente concorrenza con Pechino, la cui presenza in Centro e Sud America stava cominciando a diventare "ingombrante". A dimostrarlo è un documento che non dev'essere passato inosservato alla Casa Bianca. Lo scorso 10 dicembre 2025 Pechino pubblicava il suo terzo documento programmatico volto, sostanzialmente, a rafforzare le relazioni tra Cina-Caraibi-Sud America.

Il documento, costituito da cinque punti finalizzati ad un "futuro condiviso" in tema di diplomaziapoliticaeconomia comune, era organizzato come segue: con un Programma di solidarietà, un Programma di sviluppo, un Programma di civiltà, un Programma di pace e un Programma di connettività interpersonale. Il concetto di "condivisione" emerge diverse volte e pone in essere non solo il più costante impegno cinese nel continente Americano, ma di fatto marginalizza la presenza Usa. Il documento chiariva come gli interessi cinesi nella regione di America Latina e Caraibi (zone geopolitiche rivendicate come "di loro interesse" dagli Stati Uniti) fossero di natura anzitutto politica: creare un nuovo "ordine mondiale" guidato da Pechino.

Ed è qui che si collocano altri temi caldi: la cinese Belt and Road, cooperazione di tipo finanziaria, energeticainfrastrutturaletecnologica - in America Latina la Cina possiede numerose strutture spaziali. Sulla cooperazione marittima, il documento parla di "basi di rifornimento logistiche per la spedizione cinese in Antartide", per poi indugiare sulla cooperazione militare con la regione centro e sudamericana. Incuriosisce come il documento del 10 dicembre pubblicato da Pechino segua di poco il documento diffuso dalla Casa Bianca nel quale Washington rivendicava le sue priorità nell'emisfero - oltre a pronosticare l'estinzione della cultura europea per la scorretta politica migratoria.

Non sono passaggi tra loro irrelati ma facce della stessa medaglia: da un lato Washington che, battendo sulla "preminenza americana" (cioè statunitense), esprimeva il desiderio di "arruolare ed espandere" gli alleati regionali degli Stati Uniti. Dall'altro Pechino, già in tensione con gli Usa per la questione Taiwan, e chiaro ostacolo ai progetti di un'amministrazione "America Latina first" come quella trumpiana.

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