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Somaliland offre a Usa e Israele accesso a risorse minerarie e installazione basi su suo territorio in cambio di riconoscimento

Minerali strategici e basi sul Mar Rosso in cambio del riconoscimento: l’offerta del Somaliland apre scenari di competizione tra Usa, Israele e potenze regionali

24 Febbraio 2026

Abdullahi, Trump e Netanyahu

Abdullahi, Trump e Netanyahu, fonte: Wikipedia

L'auto-dichiarato Stato del Somaliland, nel Corno d'Africa, ha offerto l'accesso esclusivo alle proprie risorse minerarie e al proprio territorio per l'installazione di basi militari anche agli Stati Uniti, dopo averlo fatto con Israele. Questo per farsi riconoscere diplomaticamente come Paese indipendente dalla Somalia da entrambi gli Stati. Così, però, il Somaliland diventa un utile terreno per l'asse israelo-statunitense per derubare un territorio da tutte le sue ricchezze e per militarizzare ulteriormente l'area dell'Africa orientale, affacciata sul Medio Oriente e su aree definite "a rischio", come il Golfo di Aden e lo Yemen.

Somaliland offre a Usa e Israele accesso a risorse minerarie e installazione basi su suo territorio in cambio di riconoscimento

Il Somaliland, territorio che nel 1991 ha proclamato unilateralmente l’indipendenza dalla Somalia senza ottenere un ampio riconoscimento internazionale, ha offerto agli Stati Uniti accesso esclusivo alle proprie risorse minerarie e la possibilità di installare basi militari sul suo territorio. Lo ha dichiarato il ministro della Presidenza Khadar Hussein Abdi in un’intervista all’AFP, spiegando che in cambio Hargeisa chiede il riconoscimento formale come Stato sovrano.

L’offerta comprende minerali strategici come litio, uranio, oro, tantalio, cromo e ferro, oltre a potenziali riserve di terre rare, fondamentali per l’industria tecnologica e militare. Il litio è cruciale per batterie e veicoli elettrici; l’uranio per l’energia nucleare; le terre rare sono essenziali per sistemi elettronici avanzati e armamenti. In un contesto globale segnato dalla competizione con la Cina per l’approvvigionamento di materie prime critiche, il Somaliland si propone come alternativa alle catene di fornitura dominate da Pechino, che nel vicino Gibuti ha già una forte presenza economica e militare.

Dal punto di vista strategico, la posizione del Somaliland lungo il Golfo di Aden e il Mar Rosso è particolarmente rilevante. Una presenza militare statunitense consentirebbe a Washington di rafforzare il controllo sulle rotte commerciali tra Mediterraneo e Oceano Indiano, oltre a consolidare il proprio dispositivo nell’Africa orientale e nella penisola arabica.

Il presidente del Somaliland, Abdirahman Mohamed Abdullahi, ha inoltre ventilato la possibilità di accordi simili con Israele, suggerendo concessioni minerarie e basi militari. Israele è tra i pochi Paesi ad aver espresso apertura verso il riconoscimento del territorio, mentre la Somalia continua a rivendicarne la sovranità.

L’iniziativa solleva interrogativi politici e geopolitici: per il Somaliland rappresenta un tentativo pragmatico di uscire dall’isolamento diplomatico; per Stati Uniti e Israele potrebbe tradursi in un’opportunità di espansione economica e militare in un’area chiave, con implicazioni dirette sugli equilibri regionali nel Corno d’Africa e nel Mar Rosso.

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