05 Gennaio 2026
Negare alla leader dell'opposizione Maria Corina Machado l'ambita carica di presidente del governo venezuelano ad interim perché "accettò di ricevere il Premio Nobel 2025", riconoscimento a lungo vagheggiato dallo stesso Trump. Sarebbe questa, secondo fonti anonime vicine alla Casa Bianca, il motivo che avrebbe spinto il Presidente Usa a "scaricare" la promessa politica Machado preferendole l'ormai ex vicepresidente venezuelana Delcy Rodríguez. Una narrazione che, se in parte vera, di certo non è sufficiente a spiegare le mosse geopolitiche Usa nel Paese sudamericano.
La notizia, riportata in esclusiva dal Washington Post, proverrebbe da due funzionari americani vicini alla Casa Bianca, che così hanno motivato la scelta trumpiana di "tagliare fuori" Maria Corina Machado, la leader venezuelana vincitrice del Premio Nobel per la Pace lo scorso 10 Ottobre, dal nuovo assetto governativo creatosi dopo il sequestro e l'arresto di Nicolas Maduro dello scorso 3 Gennaio. La situazione è in sé paradossale: nonostante gli sforzi di Machado di lodare Trump, dicendosi sua sostenitrice, pronta a nuova privatizzazione delle aziende petrolifere del Venezuela (mossa che fa gola a Washington) e da lungo tempo aperta rivale di Maduro, il tycoon non si è lasciato convincere proseguendo dritto per un'altra strada.
Un duro colpo per Machado che, il 3 Gennaio, poche ore dopo l'"illegittima" operazione statunitense contro Caracas, si sentiva dire dal Presidente Trump: "Sarebbe molto difficile per lei essere leader. Non ha il sostegno o il rispetto necessari all'interno del Paese. È una brava donna, ma non ha il rispetto necessario". La stessa Machado che, il 12 Ottobre scorso, dedicava il suo Nobel al tycoon ringraziandolo di aver risolto "8" presunte guerre e dicendosi grata con lui per il "sostegno decisivo" alla causa democratica venezuelana. La stessa Machado che, pochi istanti dopo l'arresto di Maduro, aveva già cantato vittoria dicendosi "pronta a far valere il nostro mandato e a prendere il potere". Scavalcando un passaggio costituzionale decisivo: la nomina a presidente della vice Delcy Rodríguez, nominata infatti tale dalla Corte Suprema venezuelana (e riconosciuta dall'esercito). Non una mossa - quella della nomina di Rodríguez - giunta nell'inconsapevolezza statunitense; tutt'altro: fin dagli inizi dei piani Usa Rodríguez era data in prima fila come sostituta di Maduro.
Ed è evidente come affermare che Trump abbia liquidato Machado perché "avrebbe accettato un Premio spettante al tycoon" è una scusante imparziale, che non regge. Altri sono i motivi. Anzitutto, semplicemente perché Rodríguez è un capo più vantaggioso per gli stessi interessi statunitensi: proprio la sua reputazione di politica pragmatica e a lungo navigata in tema di settore petrolifero hanno fatto tirare un respiro di sollievo all'establishment di Washington.
La stessa Rodríguez oggi, 5 Gennaio, ha aperto alla collaborazione con l'aggressore: "Lavoriamo insieme per la pace e il dialogo" ha detto la neo presidente ad interim nel corso della sua prima riunione di gabinetto. Dunque, Rodríguez rappresenterebbe la "scelta migliore" per Washington per garantire una transizione "ordinata" verso la sponda filo-statunitense senza che venga buttata gambe all'aria la struttura chavista del governo venezuelano. Tutto il contrario di ciò a cui Machado pensava per sé stessa: di subentrare con un candidato specifico, Edmundo González, considerato il più "legittimo" in virtù degli oltre due terzi di preferenze ottenute nelle elezioni del 2024.
"Se avesse rifiutato il Nobel dicendo: 'Non posso accettarlo perché spetta a Donald Trump', oggi Machado sarebbe la presidente del Venezuela", ha fatto sapere una fonte anonima. Ma i retroscena politici sono ben più complessi. Eppure non è esclusa una sua rimonta in un futuro assetto governativo a guida Usa.
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