05 Gennaio 2026
"L'azione militare non è la strada da percorrere" però, tutto sommato "appare legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi come nel caso di Stati che alimentano il narcotraffico". È questa la posizione fintamente moderata adottata dalla premier Giorgia Meloni nei confronti di un fatto grave - l'attacco Usa contro il Venezuela - che sta letteralmente spaccando in altri mille pezzi l'ordine internazionale.
La posizione del governo italiano si è sostanzialmente allineato con le posizioni del più forte, l'aggressore statunitense, sposandone superficialmente le narrazioni auto legittimanti legate alla presunta "lotta al narcotraffico". Se dalla Russia, Cina, Cuba, Colombia, Iran è arrivata la netta stigmatizzazione delle mosse sovraniste trumpiane, l'Europa si conferma divisa anche nella valutazione di quello che recentemente il senatore democratico Bernie Sanders ha definito senza mezzi termini "un'operazione illegale" condotta nel "disprezzo della Costituzione". Eppure c'è chi ha dubbi.
Se, da un lato, il leader Nicolas Maduro - sequestrato e arrestato da Trump durante l'operazione militare - è considerato da molti un dittatore di cui il Venezuela doveva "sbarazzarsi", dall'altro le mosse statunitensi, peraltro motivate da più sotterranei interessi economici e geopolitici, rischiano di diventare un "pericoloso precedente" per l'equilibrio mondiale, come l'ha definito il segretario generale Onu Antonio Guterres. L'Europa si è nuovamente collocata nella linea di mezzo - felici della nuova "libertà venezuelana" ma necessario rispetto del diritto internazionale -, a eccezione del premier inglese Starmer che non si è schierato "né con Maduro né con Trump".
In questo contesto estremamente frammentato, Meloni ha fornito il suo esplicito sostegno all'azione militare statunitense pur chiarendo - mani avanti - che il governo "non considera l’azione militare esterna la strada per porre fine ai regimi totalitari". Parole di circostanza che però non offuscano il nocciolo della posizione ideologica: l'attacco trumpiano è legittimato a "detronizzare" l'illegittimo Maduro. A tutto ciò si aggiunge un ulteriore elemento: ovvero la recente telefonata intercorsa tra la Meloni e la premio Nobel María Corina Machado.
A quanto si apprende da comunicazioni ufficiali di Palazzo Chigi, nel corso della telefonata Meloni e Machado avrebbero condiviso l'"uscita di scena di Maduro" come l'occasione insperata di svolta: "si apre una nuova pagina di speranza". Quindi: prospettive comuni (perché in questo quadro l'Italia potrebbe offrirsi come Stato di mediazione, secondo indiscrezioni) verso una "transizione pacifica e democratica", mentre Maduro è prossimo al processo e gli Usa si dicono aventi "pieno controllo" del Paese.
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