24 Febbraio 2026
"Che qualcuno polemizzi sul fatto di sangue di Rogoredo dove un agente della polizia di Stato ha fatto esclusivamente il suo lavoro, indagare per omicidio volontario un agente che ha difeso sé stesso, la sua vita, i suoi colleghi mi sembra davvero ingeneroso". Erano state queste le parole con cui il vicepremier Matteo Salvini aveva commentato a caldo l'omicidio del pusher Abderrahim Mansouri avvenuto per mano del poliziotto 42enne Carmelo Cinturrino, arrestato ieri, 23 Febbraio, per omicidio volontario. Dubbi su ciò che avvenne nel boschetto di Rogoredo (Milano) lo scorso 26 Gennaio erano sorti fin da subito, ma i politici al Governo - ironizza la youtuber Paola Ceccantoni - avevano fatto resistenza a favore dell'agente per partito preso, senza interrogarsi criticamente sulle incongruità del caso. Senza ipotizzare che l'omicidio di Mansouri potesse nascondere altri retroscena.
Ed è proprio su questo che la youtuber Ceccantoni costruisce la sua pungente ironia: sul buonismo politico verso un indagato solo perché membro delle Forze di Polizia. Sulla parabola discendente di Matteo Salvini, che dalla solidarietà al poliziotto ("ha fatto il proprio dovere difendendosi. Giù le mani dalle Forze dell’Ordine!") è passato in poco tempo al "Chi sbaglia paga". Ravvedendo così le sue posizioni ideologiche alla luce delle ultime indagini emerse, che ricostruiscono un quadro inquietante: Cinturrino chiedeva il pizzo (sembra 200 euro) e 5 grammi di cocaina al giorno. Gli sviluppi delle indagini, lascia intendere Ceccantoni, smentiscono così apertamente la posizione di politici che fino all'ultimo hanno difeso le ragioni del poliziotto senza il ben che minimo beneficio del dubbio.
Come Salvini, anche Galeazzo Bignami affermava: "Cinturrino indagato per omicidio volontario... e con lui altri quattro poliziotti, che dissero: 'La sparatoria avvenne mentre era in corso un'operazione'. Io, da avvocato, dico che questo non è giusto". Altri avevano parlato di "legittima difesa davanti ad una minaccia armata", mentre la premier Meloni, difendendo le autorità dopo le proteste a Torino, aveva spiegato la necessità di "togliere l'obbligo di iscrizione nel registro degli indagati (...) quando è palese che ti sei solo difeso". Ceccantoni capovolge il paradigma: "le indagini servono proprio a questo", a fugare dal "partito preso".
Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.
Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Luca Greco - Reg. Trib. di Milano n°40 del 14/05/2020 - © 2025 - Il Giornale d'Italia