21 Febbraio 2026
Fonte: X @Sanson538
Carmelo Cinturrino, 41 anni, è il poliziotto che il 26 gennaio scorso ha ucciso con un colpo di pistola alla testa il 28enne Abderrahim Mansouri durante un controllo antispaccio nel boschetto della droga di Rogoredo, a Milano. Ora su di lui pesa un’indagine per omicidio volontario. Secondo alcuni conoscenti della vittima, l’agente “chiedeva al 28enne 5g di coca e €200 al giorno”.
Carmelo Cinturrino, 41 anni, è assistente capo in servizio al commissariato di Mecenate ed è considerato tra le figure più esperte della squadra operativa. Il 26 gennaio, durante un controllo antidroga nell’area nota come “boschetto della droga” di Rogoredo, ha esploso il colpo che ha ucciso Abderrahim Mansouri, 28 anni.
Davanti al pubblico ministero Giovanni Tarzia, poche ore dopo la sparatoria, ha rivendicato la sua profonda conoscenza del territorio di Rogoredo, zona ad alta densità di spaccio che negli ultimi anni è stata al centro di numerose operazioni di polizia.
Con circa quaranta arresti nell’ultimo anno — quattro soltanto dall’inizio del 2026 — la sua attività sul campo gli aveva fruttato riconoscimenti ufficiali e apprezzamenti interni. Tra questi, una menzione ricevuta nel 2017 dall’allora capo della Polizia Franco Gabrielli.
Con l’apertura dell’indagine per omicidio volontario, la figura di Cinturrino è finita sotto una lente d’ingrandimento. Secondo le testimonianze raccolte dagli inquirenti, l’agente avrebbe chiesto quotidianamente denaro e droga alla vittima.
Alcuni conoscenti di Mansouri, ascoltati nell’ambito dell’inchiesta, hanno riferito che le richieste sarebbero state quantificate in 200 euro e cinque grammi di cocaina al giorno. Il 28enne, stando ai racconti, avrebbe confidato a più persone di aver rifiutato quelle pretese e, da quel momento, di aver iniziato ad avere paura del poliziotto che ora è indagato per omicidio volontario.
Attorno all’assistente capo stanno emergendo numerosi interrogativi. Alcune voci ipotizzano una sua vicinanza a pusher attivi in uno stabile popolare dove la moglie dell’agente lavora come custode, altre sostengono che il poliziotto imponesse una sorta di pizzo agli spacciatori della zona, ricorrendo a pressioni e arresti nei confronti di chi non accettava le sue richieste. Tutte ipotesi che gli inquirenti stanno verificando.
Durante gli interrogatori, i quattro agenti indagati avrebbero descritto episodi di arresti forzati, interventi evitati e comportamenti violenti nei controlli. I più giovani avrebbero inoltre riferito di essersi sentiti condizionati dall’esperienza e dal carattere del collega più anziano, al punto da non opporsi o non intervenire in alcune situazioni.
Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.
Articoli Recenti
Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Luca Greco - Reg. Trib. di Milano n°40 del 14/05/2020 - © 2025 - Il Giornale d'Italia