21 Febbraio 2026
La Regione Liguria non ha chiesto di costituirsi parte civile, in compenso lo hanno fatto il ministero degli Interni e quello della Giustizia. In maniera eclatante, per la cifra richiesta come risarcimento di danni patrimoniali e non definiti dall’Avvocatura di Stato «istituzionali»: cinque milioni e 448.729 euro. Soldi che Matteo Piantedosi e Carlo Nordio, con l’avvallo del Consiglio dei ministri, vorrebbero dagli indagati coinvolti nell’inchiesta che tra le altre cose ipotizza un presunto voto di scambio in occasione delle elezioni regionali del 2020. Ovvero promesse mai mantenute che, secondo il procuratore aggiunto Federico Manotti e il sostituto Luca Monteverde, sarebbero state fatte da candidati della lista “Cambiamo con Toti presidente” alla comunità di Riesi, piccolo paese in provincia di Caltanissetta, molto presente e attiva in Valpolcevera: posti di lavoro in cambio di preferenze nella contesa elettorale che portò l’ex governatore Giovanni Toti (non coinvolto in questo filone, ndr) alla conquista di via Fieschi.
Gli indagati sono diciotto: ci sono Matteo Cozzani, ex capo di gabinetto della Regione Liguria ai tempi della giunta Toti, i gemelli Arturo e Angelo Testa e l’ex sindacalista Cgil Venanzio Maurici. I pubblici ministeri a loro contestano anche l’aggravante mafiosa («al fine di agevolare l’attività di cosa nostra, segnatamente il clan Cammarata del mandamento di Riesi con proiezione nella città di Genova»). Tra gli altri nomi coinvolti nell’affaire poi figurano l’ex consigliere regionale Stefano Anzalone e l’ex consigliere comunale Umberto Lo Grasso, che in particolare è chiamato a rispondere di favoreggiamento in quanto avrebbe avvertito la «cricca degli amici» (cosi si chiamavano tra di loro come risulta dalle carte dell’inchiesta) del rischio d’essere intercettati.
Ma la Procura solleva dubbi pure su altri reati: dalle sospette tangenti incassate dai vertici della Regione, sia in ambito portuale sia dal colosso della grande distribuzione Esselunga, alla mancata denuncia di abusi compiuti sulle banchine dal Gruppo Spinelli. Gli altri che potrebbero finire a processo sono elettori (di Riesi o dintorni) che si sarebbero fatti convincere, in cambio di lavori a tempo indeterminato per i familiari, a votare per “Cambiamo con Toti presidente” durante una cena organizzata per il sostegno del presidente uscente, cui presero parte circa 250 persone al ristorante Punta Vagno, in corso Italia. Era il 12 settembre 2020, pochi giorni prima del voto.
Premesse che facevano pensare a un’udienza di routine: con la richiesta di rinvio a giudizio degli indagati fatta dai pm Manotti e Monteverde, e le conseguenti repliche dei difensori. Ma la richiesta di costituzione di parte civile presentata ieri mattina al gup Giorgio Morando durante la prima delle udienze preliminari (ne sono previste almeno altre due), ha cambiato le carte in tavola. Per sapere se l’atto depositato dall’Avvocato di Stato di Genova Giuseppe Novaresi verrà accolto bisognerà attendere il 9 aprile, quando è fissata la prossima seduta. Novaresi è stato perentorio nel motivare l’ammontare e la necessità di fare una richiesta di risarcimento che va oltre l’immagine: «Hanno trasmesso il messaggio fuorviante secondo cui i valori della democrazia, che trovano realizzazione nell’espressione di un voto libero, possano essere barattati in cambio di accordi di matrice mafiosa o di promesse di utilità indebite. L’alterazione del corretto funzionamento del procedimento elettorale ha avuto risonanza nazionale. Un danno che i due ministeri hanno definito incommensurabile».
Malaffare che, se confermato dalle condanne, per l’Avvocato di Stato è un chiaro invito all’astensionismo: «Significa allontanare il popolo sovrano dall’esercizio del diritto dovere di contribuire con il voto alla scelta dei propri rappresentanti». La Procura di Genova, grazie ai sequestri dell’inchiesta - da cui è nato il filone dei riesini - che il 7 maggio 2024 portò l’arresto dell’ex governatore Toti, dell’allora numero uno del porto Paolo Emilio Signorini e dell’imprenditore Aldo Spinelli (tutti e tre hanno successivamente patteggiato una pena per corruzione, ndr) ha recuperato circa un milione e duecentomila euro, tra confische, risarcimenti (alla Regione) e commutazioni di pene detentive.
Gli oltre cinque milioni di un eventuale risarcimento hanno anche un altro risvolto: potrebbero cancellare la scelta di riti alternativi che molti degli indagati vorrebbero fare. Viste le eccezioni delle difese sul punto, il gup si è preso tempo fino al 9 aprile per decidere se accogliere la costituzione di parte civile o meno (potrebbe optare per una cifra minore). Contestualmente Morando dovrà risolvere le altre questioni sollevate dai legali di chi rischia il processo. In particolare quella di costituzionalità, in quanto il Decreto del Presidente della Repubblica 570/60, la cui violazione viene contestata dalla Procura, secondo le difese si applica solo alle elezioni statali e comunali. Ma eccezioni ci sono anche sull’uso di alcune intercettazioni.
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