03 Gennaio 2026
Europa bandiera (Pixabay)
Il dissenso come colpa
Il dissenso non è più una virtù democratica, ma una devianza. Pensare con la propria testa è diventato sospetto, talvolta punibile. Il potere reale – distinto dai governi, ormai spesso ridotti a esecutori disciplinati – mostra una crescente intolleranza verso ogni lettura non conforme della realtà. La democrazia resta evocata come rito, ma privata della sua sostanza critica.
Le élite europee e la decisione del nemico
Le istituzioni europee, sempre più lontane da qualsiasi controllo popolare, si sono arrogate il potere di definire amici e nemici. Commissione e apparati affini, popolati da funzionari non eletti e ben retribuiti, operano in sintonia con governi nazionali deboli, aggirando parlamenti e opinione pubblica. Così, senza mandato democratico, l’Europa si è trovata trascinata in una cobelligeranza di fatto.
La favola della minaccia esistenziale
La narrazione dominante descrive la Russia come una potenza pronta a travolgere l’Europa. È una rappresentazione caricaturale, funzionale a giustificare riarmo e stato d’emergenza permanente. Nessuna analisi seria degli interessi strategici reali, nessuna riflessione sulle cause profonde del conflitto ucraino. Solo slogan, utili a soffocare il dibattito.
Sovranità svuotata e alleanze obsolete
Si invoca l’appartenenza a NATO e UE come destino ineluttabile. Ma le alleanze non sono dogmi: sono strumenti storici. La NATO, sopravvissuta alla fine del Patto di Varsavia, e un’Unione Europea sempre più tecnocratica, hanno progressivamente eroso la sovranità popolare, principio cardine della Costituzione italiana. Il risultato è un doppio vincolo che limita ogni scelta autonoma.
Il caso Jacques Baud
La vicenda di Jacques Baud segna un salto di qualità inquietante. Con un atto amministrativo, l’Unione ha inflitto sanzioni personali a un analista colpevole di esprimere valutazioni non allineate. Senza processo, senza giudice, senza reato tipizzato. È la fusione dei tre poteri in un unico gesto politico, tipica dello stato d’eccezione.
Il ritorno del reato d’opinione
Congelamento dei beni, limitazioni alla libertà di movimento, isolamento economico: misure concepite per criminali pericolosi vengono applicate a intellettuali dissenzienti. Siamo davanti a un reato d’opinione mascherato da tutela della sicurezza. Una deriva che avvicina l’Europa a ciò che pretende di combattere.
Debolezza mascherata da arroganza
Questa durezza non nasce dalla forza, ma dalla paura. Le élite percepiscono il terreno muoversi sotto i piedi: crisi economica, sfiducia popolare, declino geopolitico. Come insegna la storia, quando il consenso vacilla, il potere tende a reprimere invece di convincere. La Russia, in questo quadro, diventa il nemico funzionale, non l’origine di tutti i mali.
Propaganda e democrazia
Nelle democrazie mature la propaganda è più sottile che nelle autocrazie. Proprio per questo è più pericolosa. L’illusione che la libertà formale garantisca automaticamente la verità ha disarmato i cittadini. Il risultato è una partecipazione ridotta a delega passiva, soprattutto sulle questioni decisive di pace e guerra.
Una scelta ancora possibile
Nulla è scritto. La storia non è deterministica. L’Europa può ancora scegliere la via del dialogo, del pluralismo e del diritto, invece di quella della censura e dello scontro. Difendere il dissenso oggi significa difendere la democrazia reale domani. E ricordare che le guerre le combattono i popoli, ma le decidono sempre pochi, al riparo dalle conseguenze.
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