04 Gennaio 2026
Caracas, 4 gen. (askanews) - Alpidio Lovera racconta così la notte dell'attacco Usa che ha colpito diverse zone di Caracas, fra cui il quartiere in cui abita ida decenni.
"Razzi che arrivavano e poi l'esplosione. Ci siamo attivati tutti. Alla fine la gente della comunità se n'è andata, là, sulla collina, perché questa è una situazione catastrofica. Perché se qui cade un missile, non rimane più nulla. Qui bisogna salvare le vite, proteggere le persone, che è la cosa più importante, perché la vita umana è la cosa più importante".
Erano circa le 2 del mattino quando ho sentito il primo rumore, molto forte - racconta Linda Unamumo, sua sorella - sono uscita a cercare mia figlia e ho visto il fuoco, il bombardamento che proveniva da lì, quindi sono corso fuori e sono entrata per cercare i vestiti per scappare. Ma l'esplosione è stata così forte che mi ha distrutto tutto il tetto di casa".
I vigili del fuoco sono ancora al lavoro a 12 ore dopo l'esplosione. Poliziotti in moto armati di fucili a pompa pattugliano la zona, probabilmente per evitare saccheggi.
"Dirò la verità, ho molta paura. Molta, molta paura. Ho paura per la mia vita, ho paura di ciò che potrebbe accadere, nel bene o nel male, ho paura comunque. Non so se siano i nervi, forse è il trauma".
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