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Putin dispone di armi atomiche di nuova generazione: i rischi per l'Italia e l'Europa

Intervista al Gran Maestro Giuliano Di Bernardo

Di Marco Antonellis

22 Maggio 2022

Giuliano Di Bernardo, già gran maestro del Grande oriente d'Italia

D.         Professore, in Italia c'è polemica sul pagamento del gas alla Russia...

 

R.          Come avevo già affermato, questo conflitto, per la prima volta nella storia dell’umanità, si svolge su quattro livelli: antropologico, economico, tecnologico e militare. Il livello antropologico è dato dallo scontro di due concezioni dell’uomo e della vita che vede contrapposti il liberalismo e il tradizionalismo, caratterizzati dalla condivisione di valori diversi e inconciliabili. Il livello economico è dato dal conflitto tra l’area del dollaro e l’area della Via della seta, che tende a minare la supremazia del dollaro nei commerci internazionali. Il livello tecnologico riguarda principalmente l’intelligenza artificiale, la comunicazione 5G e la medicina. Il livello militare è dato da ciò che accade nella guerra in Ucraina ed eventuali sue estensioni. Una valutazione del conflitto pertanto deve tener conto di questi quattro livelli. Sarebbe fuorviante se se ne considerasse solo uno. Allo stato attuale della guerra, sembra che il fattore più importante sia quello economico ma io prevedo che a prevalere sarà quello antropologico.

             Fatta questa premessa, esaminiamo la decisione del governo italiano di pagare in rubli il gas russo. Per comprenderlo nelle sue contraddizioni, riconsideriamo brevemente l’assurda decisione di punire Putin con le sanzioni. Dopo la sua occupazione dell’Ucraina, gli Stati Uniti e l’Unione europea hanno reagito con le sanzioni, nella più assoluta convinzione che il rublo si sarebbe svalutato e avrebbe generato povertà nel popolo russo, il quale si sarebbe ribellato al tiranno e lo avrebbe cacciato. Non solo questo non è successo ma Putin ne è uscito rafforzato e ha giocato con i paesi europei come fa il gatto col topo, mettendoli in una situazione di grave difficoltà. Putin si è rivelato un grande stratega e ha vinto la guerra sul livello economico. Nelle intenzioni dell’occidente, il rublo si sarebbe dovuto svalutare fino a diventare carta straccia. Con la richiesta di pagare in rubli le forniture del gas e convertendo il rublo in oro, Putin ha messo in ginocchio i paesi dell’Unione europea. In questo contesto, si situa la decisione dell’ENI di pagare in rubli il gas russo. Il teatrino è penoso. Quando Putin impose il pagamento in rubli, l’Italia reagì in maniera scomposta e isterica. Disse che Putin non avrebbe potuto farlo perché avrebbe violato le norme contrattuali internazionali. Putin poteva farlo e l’ha fatto, a cominciare dalla Polonia. Si cercò, allora, di convincere Putin a ritardare il pagamento, in attesa di trovare una soluzione. Se lo scopo di Putin era quello di punire i paesi dell’Unione europea per le sanzioni che gli avevano applicato, per quale motivo sarebbe dovuto accorrere in loro aiuto? Era facile prevedere che non lo avrebbe fatto. Ma i nostri governanti, invece di prevedere, sono nel pallone e aspettano che altri risolvano i loro problemi. Si arriva al momento del pagamento e l’ENI si trova davanti al dilemma: pagare in rubli e violare le sanzioni o mettere in crisi le principali industrie del paese. Tertium non datur. E’ nell’arte di arrangiarsi, tipicamente italiano, che si trova la soluzione. Nella decisione dell’Unione Europea sulle sanzioni, si intravede una “zona grigia” che consente all’Eni di pagare in rubli. Questo teatrino, che farebbe impallidire il più incallito osservatore, lascia indifferente Putin che gode della sua indiscussa vittoria. E il nostro governo? Mentre da una parte continua a inviare armi all’Ucraina perché Biden lo vuole, dall’atra chiede a Putin la pace. Che tristezza! A conclusione di questa disamina, possiamo affermare che, sul livello economico, Putin ha vinto alla grande.

 

D.         Sul livello militare che cosa avviene? Putin sta vincendo o sta perdendo?

 

R.          Analizziamo i fatti prima di dare una risposta. Sul piano della propaganda, troviamo il Presidente della NATO Stoltenberg che rilancia la guerra totale per sconfiggere Putin, il Presidente Zelensky che ne prende le distanze e il Presidente degli Stati Uniti che tace. Anche in questo caso, le fonti di informazione internazionali dimostrano l’incapacità assoluta di vedere le cose come realmente stanno e rasentano l’assurdo nell’interpretare lo scarto semantico tra la dichiarazione di Stoltenbeg e la dichiarazione di Zelensky. Ma è proprio così difficile far funzionare le “cellule grigie” tanto invocate da Poirot? Se fossimo al di sopra della propaganda, ci chiederemmo: è possibile che tra Biden, Stoltenberg e Zelensky vi sia una differenza di vedute? Solo uno stolto lo penserebbe. Se partiamo da questo punto di vista, allora possiamo immaginare il seguente scenario. Il Presidente degli Stati Uniti sta chiamando a raccolta i Capi dei paesi europei da schierare accanto all’impero americano nella lotta finale contro la Russia. Il Presidente della NATO, suo esecutore, deve convincere i Capi di stati recalcitranti (Finlandia, Svezia, Svizzera e altri) a sottomettersi entrando nella NATO. Per ottenere il risultato, deve presentare come imminente l’invasione dell’Europa da parte della Russia, prefigurando una guerra sanguinosa che potrebbe durare anni. La possibilità che la guerra duri anni però mette in difficoltà Zelensky che ha promesso agli ucraini di far terminare la guerra in tempi brevi. Per rassicurarli, deve rettificare la dichiarazione di Stoltenberg, altrimenti avrà grossi problemi nel suo paese. La soluzione, concordata con Biden e Stoltenberg, va ricercata nella “zona grigia” che gli consente di dire e disdire. In ogni caso, tra i tre protagonisti vi è un’unità d’intenti che deve essere sempre tenuta presente.

             Sul piano delle operazioni militari, è da mettere in rilievo la resa del battaglione Azov a Mariupol. La propaganda dice che è stato il Presidente Zelinsky a ordinare di arrendersi a questi eroi che erano pronti a sacrificarsi per la patria. La verità è che l’esercito russo aveva conquistato l’acciaieria e li avrebbe uccisi. Le fonti d’informazione italiane hanno esultano ed espresso soddisfazione che i prigionieri siano consegnati ai filorussi e non ai russi che li avrebbero sottoposti a torture disumane. Quanta ignoranza della realtà storica. Vorrei ricordare loro, al riguardo, che dopo il 2014 il battaglione Azov ha compiuto verso la popolazione filorussa del Donbass orrendi crimini di guerra condannati dall’ONU. Le fosse comuni di cui oggi si parla sono opera del battaglione Azov. Anche qui la propaganda domina sovrana. Si dice che i satelliti artificiali hanno individuati fosse comuni ma non dicono chi c’è dentro. Non dicono da quanto tempo esistono le fosse comuni. Eppure sarebbe facile saperlo esaminando lo stato di conservazione dei cadaveri. Anche qui le “cellule grigie” dormono. E’ possibile che i russi, nel breve periodo che hanno occupato Mariupol, abbiano fatto strage di civili e li abbiano seppelliti in fosse comuni? Il dire che sono state rinvenute fosse comuni senza ulteriori specificazione ha lo scopo di lanciare, nelle mente degli ignari osservatori, il messaggio occulto che quelle fosse sono opera dei russi. Così è stato. La propaganda ha funzionato perfettamente. Con la propaganda però non si arriva alla pace. In ogni caso, il battaglione Azov è ancora vivo anche se prigioniero. Vi è soddisfazione che i prigionieri siano nelle mani dei filorussi di Donetsk. Io non sarei così soddisfatto perché i filorussi non dimenticheranno le torture e le fosse comuni del battaglione Azov. Oltre al battaglione Azov, sono stati catturati nell’acciaieria anche i vertici militari di diversi paesi, tra cui l’ammiraglio americano Eric Olson, responsabile delle operazioni speciali, insiemi ad alti ufficiali inglesi francesi, tedeschi, polacchi e di altre nazionalità. Con queste prove inconfutabili, com’è possibile sostenere ancora che i successi militari sono dovuti alla resistenza ucraina? Forse Putin non ha torto quando afferma che tali presenze straniere erano già in Ucraina prima dell’occupazione, per preparare la guerra per la riannessione della Crimea all’Ucraina. Con la liberazione di Mariupol, Putin vince la madre di tutte le battaglie. Eppure, nelle fonti di informazione in Europa e in Italia si continua ostinatamente a dire che egli sta perdendo la guerra. Come si spiega questa contraddizione? Con la propaganda, attribuendo a Putin l’intenzione di conquistare Kiev con una guerra lampo. Non essendovi riuscito a causa della resistenza ucraina, egli sta perdendo la guerra anche se ha vinto a Mariupol e imprigionato i membri del battaglione Azov, considerato la punta di diamante della resistenza ucraina.

             La convinzione che Putin stia perdendo la guerra è espressa anche da Lucio Caracciolo nella rivista “Limes”. La sua analisi mi ha lasciato perplesso è vi spiego perché. Egli parte dal presupposto che Xi Jinping si sia pentito di aver sostenuto Putin per l’incapacità dell’esercito russo di raggiungere gli obiettivi prefissati  e per la scarsa efficienza delle armi russe che il governo cinese avrebbe comprato in grande quantità. Se il primo punto è discutibile, il secondo mi lascia incredulo. Vorrei ricordargli che il governo di un qualsiasi paese, prima di acquistare armi, ne richiede una prova sul campo circa la potenza e il funzionamento. Se la Cina ha acquistato armi dalla Russia non l’ha fatto per l’amicizia che Xi Jinping ha verso Putin. Le armi russe vengono vendute in tutto il mondo e nessun governo si è mai lamentato. Ricordo che la Russia ha costruito un missile capace di distruggere i satelliti artificiali, come è stato dimostrato in un esperimento che ha lasciato sbalordito il mondo intero. Ciò significa che Putin, e solo Putin, ha la possibilità di distruggere i satelliti usati per le telecomunicazioni. Finora Putin ha usato armi convenzionali. Però, egli dispone di armi atomiche di nuova generazione che consentono di circoscrivere l’ambito che si vuole distruggere. Sono chiamati “cigni neri”. Vogliamo proprio costringere Putin a far volare i cigni neri sulle nostre città? La conclusione a cui Caracciolo perviene è che, a causa di questa delusione, la Cina potrebbe abbandonare la Russia al suo destino. Questo scenario, previsto da lui, è plausibile? Io penso proprio di no. Innanzitutto, dato e non concesso, anche se la Russia fosse nelle difficoltà di cui parla Caracciolo, la Cina la sosterrebbe sempre perché ha interesse a sostenerla. Xi Jinping sa che, se l’impero americano sconfigge la Russia, la Cina sarà altrettanto sconfitta. Non dimentichiamo che la Cina ha fatto di tutto per attrarre la Russia nella sua orbita, non solo politica ma anche economica (la Via della seta). Con il Patto del 4 febbraio, siglato a Pechino da Putin e Xi Jinping, finalmente l’intesa tra le due potenze è stata raggiunta. Come è possibile pensare che il leader cinese possa mandare in frantumi un accordo ricercato da sempre solo perché le armi russe non sono efficienti? L’errore in cui incorre Caracciolo è quello di considerare solo il livello militare ignorando quelli dell’economia, della tecnologia e dell’antropologia, che assumeranno sempre più una rilevanza maggiore rispetto a quello militare.

 

D.         Quale sarebbe il ruolo dell’Ucraina in questa situazione?

 

R.          La risposta a queste domande consente di comprendere il più grande imbroglio messo in atto dalle fonti d’informazione italiane (TV, Quotidiani, partiti politici, governo) sulla guerra di Ucraina. Tutte hanno fatto propaganda a favore degli Stati Uniti nascondendo verità che invece in altri paesi europei sono state trasferite all’opinione pubblica. Noi siamo in guerra con la Russia e il Presidente del Consiglio Draghi non lo ha ancora dichiarato né ha chiesto l’autorizzazione del Parlamento. Inoltre, hanno taciuto sul tipo di potere che attualmente governa l’Ucraina. Dopo l’autonomia dalla Federazione russa, l’Ucraina ha avuto i presidenti Gravciuk e Kuchma che ne hanno promosso lo sviluppo economico e garantito la pace politica. La rivoluzione “arancione” ha portato al potere Viktor Juscenko dal 2005 al 2010, che ha fatto la prima apertura verso l’Europa. Con Viktor Janukovich, l’Ucraina è tornata a guardare Mosca ma la realtà politica e sociale era ormai cambiata. Nel 2014 è costretto a fuggire in Russia e inizia l’era di Poroshenko. Petro Poroshenko è stato presidente dell’Ucraina dal 2014 al 2019. Nel corso del suo mandato, il paese ha vissuto momenti politici molto difficili, come l’annessione della Crimea alla Russia e la guerra del Donbass. Con la sua presidenza, l’Ucraina si è legata sempre più all’occidente e si è aperta a una forte influenza da parte degli Stati Uniti. La firma dell’Accordo di Associazione tra Bruxelles e Kiev nel 2014 e la sua entrata in vigore nel 2017 hanno segnato la certificazione di un deciso cambiamento per la politica estera dell’Ucraina, che sembra tutta orientata verso l’Unione europea e la NATO. Il rapporto con la Federazione russa, che è stato pessimo per tutta la durata del suo mandato, ha raggiunto momenti di grave tensione nel 2018 in seguito allo scontro navale di Kerch. Alle elezioni del 2019, è stato sconfitto da Volodymyr Zelensky. Con lo scoppio della guerra, ha creato il suo battaglione con i veterani del Donbass e l’ha equipaggiato con le armi di sua fabbricazione per lottare contro i russi.

             Con la presidenza di Poroshenko inizia l’infiltrazione (per non dire occupazione) degli Stati Uniti nella politica, nell’economia e nella ricerca scientifica dell’Ucraina. Questo paese è considerato strategico per la sua posizione geografica che consente di avvicinarsi sempre più a Mosca. Gli Stati Uniti non si sono rassegnati all’idea di perdere la Crimea e vogliono creare le condizioni per riprendersela. Per farlo, sostengono i partiti dell’estrema destra, armano il battaglione Azov e fanno eleggere alla presidenza dello Stato la loro comparsa  Zelensky.

             E’ in questo quadro che si pone la domanda: quali sono i partiti politici dell’estrema destra che siedono nel Parlamento ucraino? Dopo la perdita della Crimea nel 2014, in Ucraina hanno acquisito potere due partiti che si ispirano al Nazismo: “Svoboda” e “Settore Destro”, che rappresentano l’ideologia del battaglione Azov.  Svoboda, le cui origini risalgono al Partito Nazionalista Ucraino, è un’organizzazione di stampo neonazista, fondato nel 1991 e registrato nel 1995. Si ispira a Stefan Bandera, una figura controversa: eroe nazionale e collaboratore dei nazisti, partigiano e sterminatore di ebrei e polacchi, patriota della Seconda guerra mondiale e detenuto in un campo di concentramento. Un eroe per i partiti della destra e un criminale per i russofili del Donbass.  Svoboda, Settore Destro e battaglione Azov, in questo particolare momento nella storia dell’Ucraina, esercitano una forte influenza sul governo e sull’opinione pubblica. Gli Stati Uniti li considera la punta di diamante nella guerra contro Putin, li finanzia e fornisce loro armi sofisticate. Zelensky ne è il coordinatore.

 

D.         Quali potrebbero essere le conseguenze  per l’umanità?

 

R.          Se la guerra non finisce in tempi brevi e non si riprende la produzione e il commercio di grano e fertilizzanti, l’umanità andrà incontro a una carestia come non si è mai vista nella sua storia.  Il Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres ha dichiarato che la guerra in Ucraina sta amplificando fattori come il cambiamento climatico, il Covid e le disuguaglianze sociali che minacciano di portare decine di milioni di persone oltre il limite dell’insicurezza alimentare, seguita da malnutrizione, fame di massa e carestie, in una crisi che potrebbe durare anni. Se si vuole eliminare questo disastro umano, è necessario riprendere la produzione di grano e fertilizzanti in Ucraina, Russia e Bielorussia. Poiché la guerra lo impedisce, ci dobbiamo rassegnarci all’idea che nei prossimi anni della nostra vita avremo pandemie, carestie, inondazioni e tanta sofferenza. Un mese fa mi sono chiesto se vale la pena di morire per difendere il diritto dell’Ucraina di entrare in Europa e nella NATO. Oggi mi chiedo se vale la pena di morire per l’impero americano. A voi l’ardua sentenza.

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