13 Marzo 2026
Fonte: imagoeconomica
La guerra in Medio Oriente sembra già essere arrivata a uno stallo. Il presidente degli Usa, Donald Trump, ha dichiarato che in Iran “non ci sono praticamente più obiettivi” da bombardare, ma il regime del nuovo ayatollah, Mojtaba Khomeini, ha promesso vendetta e un’espansione dei fronti del conflitto. Nel frattempo, il prezzo del petrolio continua a essere instabile e le conseguenze sull’economia mondiale potrebbero essere gravi.
Il principale problema è il rischio di una recessione globale. L’aumento del prezzo del petrolio, che il 13 marzo è tornato a sfiorare i 100 dollari al barile, potrebbe avere un effetto di rallentamento sull’economia di tutto il mondo. I rincari, anche se sono sentiti in Europa e negli Usa, vanno a impattare soprattutto quei Paesi che non hanno ancora sviluppato una maggiore indipendenza dai combustibili fossili.
Se infatti nell’Ue il problema è l’inflazione e il prezzo della benzina, nelle nazioni a maggiore crescita economica e in via di sviluppo, il costo del barile si trasforma in instabilità politica. Il Pakistan ha dovuto annullare molti sussidi statali, chiudere le scuole e tagliare gli stipendi ai dipendenti pubblici. L’Indonesia è stata costretta dall’opinione pubblica ad abbandonare il Board of Peace di Trump su Gaza.
La frenata delle economie emergenti potrebbe compromettere la crescita globale, ma anche gli Usa sono in difficoltà. L’alto prezzo del petrolio potrebbe spingere l’inflazione e ridurre le stime di crescita, mentre il debito pubblico continua a crescere. Nel 2026 ha raggiunto la cifra record di 38.000 miliardi di dollari.
Anche per questa ragione, Trump starebbe cercando una strategia di uscita, pur non avendo raggiunto nessuno dei suoi obiettivi strategici. Il regime di Teheran non si è piegato alle richieste sul nucleare e ora potrebbe tornare al tavolo delle trattative, forte del fatto che l’opzione militare non ha scalfito le sue posizioni.
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