13 Marzo 2026
Antonio Filosa, Ceo di Stellantis
Stellantis sta esplorando territori inediti per mettere in sicurezza le sue attività in Europa. In un contesto segnato da stabilimenti che producono al di sotto delle proprie capacità e da una concorrenza asiatica sempre più pervasiva, il gruppo starebbe valutando alleanze strategiche con aziende dell'hi-tech cinese, tra cui Xiaomi e XPeng. L'obiettivo sarebbe quello di integrare capitali e competenze orientali all'interno del perimetro europeo, cercando di trasformare quella che oggi è una minaccia competitiva in un’opportunità di stabilità industriale.
Le indiscrezioni citate da Bloomberg, suggeriscono che il dialogo non riguardi solo forniture tecnologiche, ma tocchi il cuore degli asset del gruppo. Tra le ipotesi più discusse figurerebbe la cessione di quote di brand come Maserati, o la concessione ai partner cinesi di ampi spazi all'interno delle fabbriche europee attualmente sottoutilizzate. Sebbene il CEO Antonio Filosa definisca questi contatti come parte di un normale dialogo settoriale, l'apertura, volta a cedere parte della sovranità su marchi storici o su catene di montaggio continentali, segnerebbe un punto di svolta radicale per l'automobilismo occidentale.
La logica dell'operazione si fonda su uno scambio di necessità: Stellantis ha urgente bisogno di recuperare il ritardo accumulato nel software e nelle tecnologie per le auto elettriche, settori dove le aziende cinesi detengono oggi un vantaggio competitivo grazie agli anni di sussidi governativi. Di contro, i produttori cinesi vedono in Stellantis l'azienda ideale per stabilizzarsi fisicamente in Europa, aggirando le barriere doganali e i dazi della Commissione UE. Questo accordo permetterebbe a Xiaomi e XPeng di avere basi logistiche e produttive "locali", riducendo i tempi di consegna e i costi di importazione.
Le trattative mettono a nudo una spaccatura operativa all'interno di Stellantis. Da una parte ci sono gli Stati Uniti, considerati il porto sicuro dove il gruppo sta investendo circa 13 miliardi di dollari per rinnovare le gamme Jeep e Ram, mercati che offrono margini di profitto ancora elevati. Dall'altra c'è l'Europa, definita un terreno di scontro proibitivo a causa della guerra dei prezzi scatenata da BYD e della solidità dei competitor tradizionali. Questa disparità di trattamento suggerisce una visione in cui il futuro del gruppo sarà sempre più sbilanciato verso il Nord America, mentre l'Europa potrebbe diventare un laboratorio di cooperazione sino-europea.
Le incertezze sulla transizione energetica, che ha già costretto Stellantis a svalutazioni miliardarie e alla cancellazione di progetti legati alle batterie, rendono il consolidamento dei rapporti con i partner cinesi una mossa quasi obbligata. Il mercato attende ora il 21 maggio, data del prossimo Investor Day negli Stati Uniti. In quella sede, il management dovrà chiarire se l'alleanza con la Cina sarà limitata a progetti specifici o se si assisterà ad una vera e propria riconfigurazione dei marchi e degli stabilimenti europei, ridefinendo l'identità stessa di Stellantis.
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