02 Febbraio 2026
Luigi Lovaglio, Ceo Monte dei Paschi di Siena
Mentre circolano i nomi di Mauro Micillo, Fabrizio Palermo e Marco Morelli come possibili profili alternativi per la guida di Monte dei Paschi di Siena, l'attuale CEO Luigi Lovaglio rivendica i traguardi raggiunti nel suo mandato. Il banchiere difende i risultati di una gestione che ha visto il titolo passare dai 2 euro di tre anni fa fino ai massimi storici di 9,3 euro di inizio anno, garantendo ai soci cedole per 1,4 miliardi di euro.
Il destino di Monte dei Paschi di Siena si trova a un bivio che si risolverà nel giro di un mese. Entro la fine di febbraio, infatti, dovranno essere ufficializzati i nomi per il rinnovo del consiglio di amministrazione, una decisione che passerà poi al vaglio dell'assemblea dei soci il prossimo 15 aprile. Non si tratta di una semplice rotazione tecnica: la scelta dei futuri vertici di Rocca Salimbeni è monitorata con estrema attenzione dal Ministero dell'Economia, dalle autorità di vigilanza e dai nuovi grandi investitori, poiché l'esito di questa partita potrebbe ridisegnare gli equilibri del sistema finanziario italiano per i prossimi anni.
Al centro del dibattito c'è la figura di Luigi Lovaglio. Il manager ha concluso il suo primo ciclo alla guida della banca, dopo essere stato scelto nel 2022 dal governo Draghi per gestire una delle fasi più drammatiche dell'istituto senese. Nonostante i risultati ottenuti, la sua posizione è oggi resa fragile da un contesto giudiziario complesso. Un'inchiesta della procura di Milano ipotizza l'esistenza di un accordo non dichiarato tra alcuni grandi soci (Delfin e Caltagirone) con il supporto dello stesso Lovaglio per scalare Mediobanca e influenzare Generali. Questa situazione ha portato all'esclusione del CEO dalle fasi preliminari di consultazione per la nuova lista, complicando il percorso verso una sua riconferma, che resta comunque possibile ma non più scontata.
Se si guarda esclusivamente ai numeri e alla gestione industriale, il percorso di Lovaglio viene giudicato positivamente dal mercato. Sotto il suo mandato, MPS ha effettuato una decisa sterzata: è stato portato a termine un aumento di capitale vitale da 2,5 miliardi di euro e lo Stato è riuscito a scendere drasticamente nel capitale, passando dal 64% a circa l'11,7%. La banca ha ritrovato una redditività solida, favorita certamente dallo scenario dei tassi ma anche da una profonda revisione dei costi, inclusa l'uscita di oltre 4.000 dipendenti. I soci hanno beneficiato di dividendi per 1,4 miliardi di euro, con un titolo azionario che è passato dai 2 euro di tre anni fa ai massimi storici sopra i 9 euro raggiunti recentemente.
Il piano futuro proposto da Lovaglio prevede una riorganizzazione radicale attraverso il delisting e la separazione delle attività tra credito al consumo, private banking e investment banking, con l'obiettivo di generare sinergie per 700 milioni di euro e garantire cedole miliardarie fino al 2027. Tuttavia, questo progetto non trova un consenso unanime. Una parte del consiglio di amministrazione nutre dubbi sull'operazione Mediobanca, temendo che l'eccessivo assorbimento di risorse possa limitare la capacità della banca di partecipare ad altre aggregazioni nel settore. Esistono inoltre attriti interni sulla gestione del potere decisionale del CEO e, soprattutto, sulla gestione della partecipazione in Generali, un tema molto sensibile per soci come Caltagirone.
Proprio a causa di queste divergenze e del peso dell'inchiesta milanese, hanno iniziato a prendere quota profili alternativi per la guida di Siena. Tra i nomi che circolano con insistenza negli ambienti finanziari di Roma e Milano figurano figure di alto profilo come Marco Morelli, che già in passato ha guidato l'istituto, Mauro Micillo, attualmente ai vertici di Imi-Cib (Intesa Sanpaolo), e Fabrizio Palermo, ex amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti oggi in Acea. Appare meno probabile, invece, un passaggio interno di Alessandro Melzi d’Eril da Mediobanca alla capogruppo.
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