21 Gennaio 2026
Fonte: imagoeconomica
Il disegno di legge delega sul nucleare è arrivato alle commissioni Ambiente e Attività Produttive della Camera. Emergono quindi i primi dettagli, come uno stanziamento da 67,5 milioni di euro, i primi fondi tangibili verso la riapertura del mercato italiano ai reattori.
È l’articolo 4 del disegno di legge delega a stilare le voci. Le risorse vanno per prima cosa spalmate su tre anni, tra il 2027 e il 2029. Ogni anno avrà a disposizione 20 milioni di euro in fondi pubblici, a carico del Fondo per il Finanziamento degli Investimenti e lo Sviluppo Infrastrutturale del Paese. Saranno gestiti dal Ministero dell’Ambiente e quindi dal suo titolare, Gilberto Pichetto Fratin.
I restanti 7,5 milioni saranno dedicati alle campagne informative nei confronti della popolazione. 1,5 milioni di euro erano già previsti per il 2025 e altri 6 saranno utilizzati nel 2026. Le coperture arrivano dal Fondo speciale di parte corrente iscritto nello stato di previsione del Mase.
Il decreto presenta per la prima volta anche una tabella di marcia chiara su quali siano gli obiettivi del ritorno al nucleare in Italia. Gli scenari sono due. Il più negativo vedrebbe entro il 2050 lo sviluppo di una capacità tra i 7,5 Gw e gli 8,5 Gw, equivalenti a sei o sette centrali nucleari.
Quello più positivo vede entro la stessa data lo sviluppo di 16 Gw. Rispettivamente, si tratterebbe dell’11% e del 22% della domanda di energia elettrica prevista per l’Italia in quel periodo.
Il governo però non prevede la costruzione di grandi centrali nucleari come quelle attive in Italia prima del referendum del 1987. È infatti prevista una concentrazione sugli Small Modular Reactors, reattori di piccole dimensioni, che possono essere combinati tra loro e che possono servire da una città fino anche a una sola grande azienda energivora.
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