Sabato, 21 Maggio 2022

Seguici su

"La libertà al singolare esiste solo nelle libertà al plurale"
Benedetto Croce

Borsa, titoli Ue in ribasso e reggono i titoli oil. Wall Street apre in netto calo

Aumentano i rendimenti dei Treasury Usa, con la preoccupazione che la Fed inizi presto a ridurre il bilancio. L'euro perde la soglia di 1,14 dollari. Tim in calo a Milano

18 Gennaio 2022

Borsa, titoli Ue in ribasso, reggono i titoli oil. Wall Street apre in netto calo

Bilancio negativo per le Borse Ue: prevalgono le vendite sui listini azionari europei, dopo la seduta positiva della vigilia, e anche Wall Street apre in ribasso. Pesano in particolare le vendite sui titoli tecnologici con l'aumento dei rendimenti dei Treasury Usa, con quello a due anni che ha superato l'1% per la prima volta dal febbraio del 2020 e quello del decennale all'1,83%, ai massimi dal gennaio 2020. A dimostrarlo la Federal Reserve che alzerà i tassi d'interesse almeno quattro volte nel 2022, che si accompagna ai timori per l'inflazione, ai massimi da 40 anni.

Molti analisti cominciano a essere preoccupati che la Fed inizi presto a ridurre il bilancio, con un significativo ritiro della liquidità che potrebbe avere un impatto negativo sui prezzi degli asset. In rialzo, invece, i tassi dell'obbligazionario europeo, con i Bund tedeschi a un passo dal tornare positivi per la prima volta dal 2019. Tengono i titoli oil con il petrolio sui massimi da oltre sette anni, mentre l'euro scende sotto quota 1,14 dollari.

Wall Street apre in forte calo

Wall Street apre in forte calo, dopo il lungo weekend festivo. Pesa il rialzo dei rendimenti dei titoli del Tesoro, con quello a due anni che ha superato l'1% per la prima volta dal febbraio del 2020 e quello del decennale all'1,83%, ai massimi dal gennaio 2020. Dopo i primi minuti di scambi, il Dow Jones cede 486,15 punti (-1,35%), lo S&P 500 scende di 57,82 punti (-1,24%), il Nasdaq è in calo di 251,28 punti (-1,69%). Il petrolio Wti sale dell'1,35% a 84,95 dollari al barile, dopo che l'Opec ha comunicato che la variante Omicron del coronavirus non ha intaccato la domanda come si temeva; inoltre, pesano le tensioni nel Golfo Persico.

Indice Empire State Usa crolla a -0,7 punti

A gennaio, l'indice Empire State - che misura l'andamento dell'attività manifatturiera nell'area di New York - è crollato rispetto a dicembre, deludendo le attese. Secondo i dati comunicati dalla Federal Reserve di New York, l'indice è sceso da 31,9 a -0,7 punti, contro attese per 25 punti; si tratta della prima lettura negativa dopo 18 letture positive consecutive.

Goldman Sachs in calo, Activision Blizzard in aumento

Va aggiunto l'inizio altalenante della stagione delle trimestrali: Goldman Sachs in calo dopo aver chiuso il quarto trimestre con profitti in calo e al di sotto delle stime e a causa della debolezza dell'attività di trading, mentre i ricavi sono saliti e hanno battuto le previsioni, grazie al buon andamento delle attività di investment banking. Nell'intero anno, invece, utile e giro d'affari sono stati in netto aumento. Il titolo di Bank of New York Mellon è in rosso, dopo ricavi in aumento del 4% a 4,01 miliardi di dollari e un utile di 1,01 dollari ad azione, in rialzo dai 79 centesimi di un anno prima, risultato in linea con le attese. Nel settore tech, spicca la notizia che Microsoft Corp -0,27% comprerà il colosso dei videogiochi Activision Blizzard (+38%) per 68 miliardi di dollari.

Si salvano gli energetici, Tim in calo

Sui listini le vendite sono generalizzate su tutti i settori, soprattutto sui titoli tecnologici e industriali. Si salvano parzialmente i titoli più esposti al petrolio e alcune banche. A Piazza Affari, andamento positivo per Tenaris +2,99% ed Eni +0,72%, quando Saipem -1,80% si muove in controtendenza. In forte calo Telecom Italia -4,84%, le cui nuove prospettive societarie sembrano spegnere le speculazioni innescate dall'Opa di Kkr. Bene Unicredit +0,82%, mentre a Francoforte tra i pochi titoli in positivo si segnala Deutsche Bank e a Parigi il gruppo petrolifero Total.

Il Brent tocca 88,13 dollari al barile

Il Brent tocca un top a 88,13 dollari al barile, livello che non vedeva dall'ottobre del 2014, per poi ripiegare. A spingere il rally le tensioni in Medioriente causate da un attacco tramite droni nella periferia di Abu Dhabi, negli Emirati Arabi, il terzo produttore tra i Paesi Opec, rivendicato dai combattenti yemeniti Houthi. Come sottolineano gli analisti di Mps Capital Services, si deve aggiungere che la Russia sembra confermare le difficoltà nel rispettare il ritmo di aumento della produzione programmato. In giornata sarà pubblicato il report mensile dell’Opec, "interessante per gli aggiornamenti sulle stime di mercato da parte del Cartello", dicono gli analisti, mentre domani è in programma quello analogo dell’Eia.

Seguici su

Commenti Scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Giornale d'Italia

Caratteri rimanenti: 400

Più visti

x