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Berlinale, oltre 80 artisti firmano una lettera per denunciare silenzio su genocidio a Gaza, da Javier Bardem a Tilda Swinton

Tra i firmatari ci sono gli attori Tilda Swinton, Javier Bardem, Angeliki Papoulia, Saleh Bakri, Tatiana Maslany, Peter Mullan e Tobias Menzies, ma anche i registi Mike Leigh, Lukas Dhont, Nan Goldin, Miguel Gomes, Adam McKay e Avi Mograbi

19 Febbraio 2026

Berlinale, oltre 80 artisti firmano una lettera per denunciare silenzio su genocidio a Gaza, da Javier Bardem a Tilda Swinton

Javier Bardem e Tilda Swinton, fonte: Wikipedia

La Berlinale fa discutere per il silenzio sul genocidio a Gaza. Per questo oltre 80 artisti hanno firmato una lettera nella quale denunciano il silenzio del festival del Cinema su un tema che dovrebbero impegnare molti artisti, anche solo a parole. La linea, in tal senso, l'aveva "dettata" nella conferenza stampa di apertura il regista Wim Wenders: "I film possono cambiare il mondo, ma non in senso politico". Tra i firmatari ci sono gli attori Tilda SwintonJavier Bardem, Angeliki Papoulia, Saleh Bakri, Tatiana Maslany, Peter Mullan e Tobias Menzies, ma anche i registi Mike Leigh, Lukas Dhont, Nan Goldin, Miguel Gomes, Adam McKay e Avi Mograbi

Berlinale, oltre 80 artisti firmano una lettera per denunciare silenzio su genocidio a Gaza, da Javier Bardem a Tilda Swinton

Oltre 80 partecipanti attuali ed ex partecipanti alla Berlinale hanno condannato in una lettera aperta sia il "silenzio" della Berlinale su Gaza, sia quella che viene apertamente considerata una "censura" imposta agli artisti che "si oppongono al genocidio in corso perpetrato da Israele contro i palestinesi a Gaza e al ruolo chiave dello Stato tedesco nel renderlo possibile". Gli artisti non sono d'accordo con le parole di Wenders, "secondo cui il cinema è "l'opposto della politica". Non si può separare l'una dall'altra". Anzi, "la tendenza sta cambiando nel mondo del cinema internazionale".

Nonostante ciò, "la Berlinale non ha ancora accolto le richieste della sua comunità di rilasciare una dichiarazione che affermi il diritto dei palestinesi alla vita, alla dignità e alla libertà; condanni il genocidio israeliano in corso ai danni dei palestinesi; e si impegni a sostenere il diritto degli artisti a esprimersi senza restrizioni a sostegno dei diritti umani dei palestinesi. Questo è il minimo che può – e dovrebbe – fare".

"Come ha affermato il Palestine Film Institute, "siamo sconvolti dal silenzio istituzionale della Berlinale sul genocidio dei palestinesi e dalla sua riluttanza a difendere la libertà di parola e di espressione dei registi". Proprio come il festival ha rilasciato dichiarazioni chiare in passato sulle atrocità commesse contro le popolazioni in Iran e Ucraina, invitiamo la Berlinale ad adempiere al suo dovere morale e a dichiarare chiaramente la sua opposizione al genocidio di Israele, ai crimini contro l'umanità e ai crimini di guerra contro i palestinesi, e a porre fine completamente al suo impegno nel proteggere Israele dalle critiche e dalle richieste di responsabilità".

Le dichiarazioni di Wenders

Per Wenders, "nessun film ha davvero cambiato le idee di un politico. Ma possiamo cambiare l'idea che le persone hanno di come dovrebbero vivere. C’è una grande discrepanza su questo pianeta tra le persone che vogliono vivere la propria vita e i governi che hanno idee diverse. Quindi penso che i film colmino questa discrepanza".

Il regista aveva anche aggiunto che come registi "dobbiamo rimanere fuori dalla politica perché se realizziamo film che sono espressamente politici, entriamo nel campo della politica. Ma noi siamo il contrappeso della politica, siamo l'opposto della politica. Dobbiamo fare il lavoro delle persone, non quello dei politici".

Dichiarazioni che avevano suscitato clamore considerando la vetrina internazionale nella qua far emergere la complicità di Israele nel genocidio a Gaza. Per questo motivo la direttrice del festival, Tricia Truttle, aveva dichiarato: "Non ci si dovrebbe aspettare che gli artisti commentino tutti i dibattiti più ampi sulle pratiche passate o attuali di un festival, sulle quali non hanno alcun controllo".

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