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Sabato 21 febbraio la scrittrice Serena Mattei presenta al De Amicis di Milano il suo romanzo Bacca Nera

Giornale d’Italia l’ha intervistata: “In questo racconto c’è la gioia di scrivere, scatenando la fantasia. Come disegnare un atlante per scoprire nuove rotte. Osservare e muoversi nelle infinite variabili, connessioni, interstizi di un mondo che cambia continuamente”

16 Febbraio 2026

Sabato 21 febbraio la scrittrice Serena Mattei presenta al De Amicis di Milano il suo romanzo Bacca Nera

Serena Mattei è avvocato e giornalista. Dopo la laurea ha trascorso periodi di studio e specializzazione anche all’estero e presso il Parlamento europeo. Per anni ha collaborato con “Panorama Economy”, “Milano Finanza” e “Gente Money”, pubblicando articoli su operazioni di finanza e “case history” societarie. Ha curato i rapporti con la Farnesina per una nota agenzia di stampa. Al Circolo De Amicis il 21 febbraio presenta il suo libro dialogando con Maria Letizia Giorgetti, docente di Economia in Statale e ci sarà anche il momento del “firmacopie” per i suoi lettori.

Qual è stata la motivazione che L’ha spinta a scrivere questo romanzo? Gli scrittori si servono spesso della narrazione per comunicare un messaggio, una loro visione del mondo e della vita. È stato così anche per Lei?

Non mi preoccupo di comunicare messaggi. Mi interessano di più le domande che le risposte. In questo racconto c’è la gioia di scrivere, scatenando la fantasia. Come disegnare un atlante per scoprire nuove rotte. Osservare e muoversi nelle infinite variabili, connessioni, interstizi di un mondo che cambia continuamente. Sostenuti dal vento. Vero è che l’inizio della storia ed i meccanismi giuridici si legano ad una vicenda accaduta molti anni fa. Quando mi sono occupata di un caso giudiziario che ha riguardato la scomparsa, a Rio de Janeiro, di un imprenditore, con un patrimonio immobiliare sperso tra Italia e Brasile. A due anni dalla scomparsa, non avendo più notizia di lui, in Italia il tribunale ha dichiarato l’assenza e gli eredi sono stati immessi nel possesso temporaneo dei beni. In Brasile, no. La sentenza dichiarativa di assenza non è stata dichiarata eseguibile. La successione all’estero, quindi, non si è aperta. Vi lascio immaginare la frustrazione degli eredi. Per gestire la procedura sono andata a Rio.

Il personaggio di Lapis, avvocato come Lei, è il suo alter ego? Rappresenta il Suo modo di affrontare la professione e la vita?

Innegabile l’affinità con Lapis. Non solo professionale; il personaggio è multiforme, e “matita”, o “penna”, riporta al gesto, lento, di scrivere a mano. Pratica cancellata dai frenetici ritmi di lavoro, ma che aiuta la concentrazione. Inoltre, Lapis compra libri (“l’Eneide di Guttuso” che, per esempio, anni fa mi ha regalato un cliente, “Le memorie di Casanova”) e le librerie, quelle piccole, sono il mio spazio. Ma, nella professione, il modo di affrontare i problemi richiede specifica competenza, reciproca fiducia, approccio razionale ed efficienza.

La figura di Nastasja è centrale e complessa, segnata da dolore, nevrosi e una ricerca di liberazione. Come è nata l’ispirazione per questa figura femminile?

Nastasja, la bellissima e misteriosa Nastasja, una valchiria con gli stivali Prada! aleggia come la tragica eroina di un romanzo russo. Nella vita, è lo specchio del dolore di una persona che mi è stata molto cara, e oggi non esiste più. Racchiude in sé i demoni che segnano, a volte in modo indelebile, il passato. La sua follia, a zig-zag nel racconto, si combina in un finale a sorpresa.

Nel romanzo emergono numerosi riferimenti alla legge, alla burocrazia e ai limiti della giustizia. Quanto è importante per Lei la riflessione sul rapporto tra verità, giustizia e potere? Ha attinto da esperienze personali e da casi reali?

La scelta di ispirarmi, sia pur liberamente, ad una mia esperienza su una vicenda       giuridica transnazionale, muove dalla necessità di soffermarmi sulle questioni, sia tecnico-giuridiche, sia amministrative, relative alla determinazione della giurisdizione competente e della legge applicabile, con un particolare focus sulle successioni. Questioni territoriali che diventano ancor più complesse nel mondo digitale, dove non ci sono confini tangibili, e la tutela può magari riguardare beni immateriali (copyright, dati digitali). Tuttavia, il fil rouge della storia conduce ad un’inarrestabile ricerca della verità, e quindi della giustizia, malgrado gli accattivanti meccanismi dell’apparenza e del potere. Il “cavalier Iancigliella”, nel libro, dice che l’essenziale non è il fatto di giungere alla verità, ma darsi giudizi “possibili”, ovvero che possano esser creduti tali. Non è la posizione del commissario Insigne, che, per allenamento mentale e, se vogliamo, senso dello Stato, non può interrompere la sua ricerca (“si diceva che avesse partecipato da infiltrato alle più importanti operazioni di antiterrorismo”). In alcuni tratti di Insigne, rivedo persone che ho avuto l’occasione, ed il privilegio, d’incontrare nell’arco degli anni.

Abbiamo notato segreti e verità scomode legate al mondo dei diamanti e della Finanza. Quanto la Sua esperienza come avvocato e giornalista ha influenzato la scelta dei temi?

Diciamo che la mia giovanile esperienza come giornalista economico-finanziaria fa capolino tra le righe.

Il viaggio e il cambio di ambientazione fra Roma e Rio de Janeiro sono elementi centrali nella storia. Che ruolo hanno per Lei il viaggio e la scoperta, sia nella vita personale che nella scrittura?

Il viaggio, meglio se da soli, rende la vita una grande scoperta. Dà la percezione del continuo mutamento. Dilata il tempo. Permette d’incontrare e parlare con la gente. Fa rendere conto della vicinanza e della piccolezza dei nostri giardini. Scatena l’immaginazione. Se potessi, spenderei nei viaggi tutto quello che ho e li farei lunghi, molto lunghi!

La narrazione alterna momenti di sogno, allucinazione e realtà, con una scrittura ricca di immagini e metafore. I Suoi autori preferiti hanno un simile gusto per il sogno e il delirio?

Pensieri, desideri, immagini di luoghi scorrono senza interruzione tra sogno e veglia. Entrambi sono reali. Sì, amo leggere e rileggere Kafka, Dostoevskij, Murakami, Borges, Jodorowsky. Anche la letteratura di viaggio, ora mi piacerebbe comprare un libro di Alexander von Humboldt, il naturalista e grande avventuriero tedesco vissuto a cavallo tra ‘700 e ‘800.

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