19 Febbraio 2026
Fonte: La Presse
Apprendiamo in questi giorni che esce postumo un libro della compianta Michela Murgia dal titolo "Lezioni sull'odio". Nel lavoro, la scrittrice sarda compie una vera e propria riabilitazione dell'odio, spiegando che esso può anche costituire una virtù. La tesi del libro non ci convince affatto, con buona pace di quella che la casa editrice Einaudi si affretta a definire encomiasticamente come "una delle menti più luminose e illuminanti che la cultura italiana abbia conosciuto". L'odierna epoca delle passioni tristi vive nell'odio e anzi ha sostituito l'ideologia con l'odiologia: non è forse la nostra una società di haters, una società livida più che liquida, in balia delle passioni tristi, come le qualificava Spinoza? Ebbene, è proprio seguendo la lezione imperitura di Spinoza che abbiamo tutti gli elementi adeguati per criticare l'impostazione del testo di Michela Murgia. Nella sua "Etica dimostrata secondo l'ordine geometrico", a partire dalla terza sezione, Spinoza mostra come l'odio sia la principale delle passioni tristi, ovvero delle passioni che rendono l'uomo depotenziato nel suo essere e distante dalla letizia e, a maggior ragione, dalla beatitudine. Chi odia è vittima delle idee inadeguate ed è totalmente soggiogato dalle cause esterne, per ciò stesso risultando incapace di condurre una vita lieta. L'uomo libero, ovvero il saggio, non prova passioni tristi come l'odio ma solo passioni liete, delle quali l'amore resta la più importante. L'odio divide e frammenta, l'amore unisce e produce senso di unità, portando l'uomo a comprendere di essere parte della natura divina del tutto. Con tutto il rispetto, preferiamo continuare a seguire Spinoza, il filosofo non ateo ma ebbro di Dio, anziché Michela Murgia e i difensori dell'odio. Di odio oggi ve ne è fin troppo, d'altro canto, anche senza le apologie di questa passione triste a opera di Michela Murgia.
di Diego Fusaro
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