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Davos, dove le élite discutono del nostro futuro: Klaus Schwab e La Quarta Rivoluzione Industriale

Il Forum di Davos è più che mai il luogo dove le élite discutono del nostro futuro. Vale la pena di leggere (o rileggere) La quarta rivoluzione industriale, scritto nel 2016, per capire a che punto siamo

Di Alfredo Tocchi

26 Maggio 2022

Klaus Schwab

SCRITTI PANDEMICI

Klaus Schwab. La quarta rivoluzione industriale

“Queste interazioni e collaborazioni sono necessarie per creare narrazioni positive, comuni e piene di speranza, consentendo a individui e gruppi di tutte le parti del mondo di partecipare e beneficiare delle trasformazioni in corso”. (Klaus Schwab, La quarta rivoluzione industriale, Franco Angeli Ed.).
Qualcosa deve essere andato storto. Non so se in me o al di fuori di me. Io non credo più alle narrazioni positive. Vivo l’inizio della quarta rivoluzione industriale come un’immane tragedia.
“La quarta rivoluzione industriale, tuttavia, non riguarda solo macchine e sistemi intelligenti e connessi. Il suo ambito è molto più ampio. Si verificano simultaneamente ondate di ulteriori scoperte in settori che vanno dal sequenziamento genico alla nanotecnologia, dalle energie rinnovabili a calcolo quantistico. È la fusione di queste tecnologie e la loro interazione attraverso i domini fisico, digitale e biologico che rendono la quarta rivoluzione industriale fondamentalmente diversa dalle rivoluzioni precedenti”.
Sono troppo vecchio per entusiasmarmi? O forse troppo apprensivo per avere fiducia in un esito positivo del cambiamento epocale? Rileggo il saggio del Professor Klaus Schwab, fondatore del World Economic Forum (Forum di Davos) a quasi cinque anni di distanza dalla prima lettura. Il mondo è cambiato radicalmente (e non certo in meglio). Il disagio che provai alla mia prima lettura è intatto, forse persino più profondo.
“In primo luogo, ritengo che i livelli richiesti di leadership e comprensione dei cambiamenti in corso, in tutti i settori, siano bassi se confrontati con la necessità di ripensare i nostri sistemi economici, sociali e politici per rispondere alla quarta rivoluzione industriale. Di conseguenza, sia a livello nazionale che globale, il quadro istituzionale richiesto per governare la diffusione dell'innovazione e mitigare la perturbazione è nel migliore dei casi inadeguato e, nel peggiore dei casi, del tutto assente. In secondo luogo, il mondo manca di una narrativa coerente, positiva e comune che delinea le opportunità e le sfide della quarta rivoluzione industriale, una narrativa che è essenziale se vogliamo dare potere a un insieme diversificato di individui e comunità ed evitare una reazione popolare contro i cambiamenti fondamentali in corso”.
Di nuovo, un esplicito richiamo alla necessità “di una narrativa coerente, positiva e comune…” per “evitare una reazione popolare contro i cambiamenti fondamentali in corso”.
Io faccio parte della reazione popolare. Sono un dissidente della prima ora. Ho scritto il 5 marzo 2020 il primo articolo contro il Dpcm Conte e da allora non ho mai smesso. Ho studiato tutti i documenti del World Economic Forum, ho ascoltato molte interviste del Professor Klaus Schwab e mai una volta non ho provato un moto di reazione. Del resto, siamo seri: cos’ho io da guadagnarci?
“I grandi beneficiari della quarta rivoluzione industriale sono i fornitori di capitale intellettuale o fisico: gli innovatori, gli investitori e gli azionisti, il che spiega il crescente divario di ricchezza tra coloro che dipendono dal loro lavoro e coloro che possiedono il capitale. Ciò spiega anche la disillusione di tanti lavoratori, convinti che il loro reddito reale non possa aumentare nel corso della loro vita e che i loro figli non possano avere una vita migliore della loro”.
Sono un avvocato al quale durante il lockdown è stato impedito persino di andare in Tribunale, al quale è stata imposta la vaccinazione quale over 50. I “fornitori di capitale intellettuale” non sono più gli avvocati, nell’ottica del Great Reset sono gli informatici, i biologi, i genetisti, i neurologi capaci di interagire per giungere al transumanesimo. Io sono fuori dai giochi. C’è un passaggio di una sua intervista, in cui il Professore mi addita come un problema: secondo lui, i giuristi saranno tra i più refrattari al cambiamento, in quanto educati al rispetto di diritti umani e costituzionali obsoleti. Conclude auspicando un sistema giuridico flessibile, plasmabile a seconda delle necessità: la Costituzione impedisce di introdurre obblighi vaccinali? Plasmiamola a nostro piacimento!
In più, io sono un vecchio borghese, morbosamente attaccato ai propri beni materiali: la villa dei bisnonni, la vecchia automobile di mio zio, i miei libri e così via. Insomma, un nemico da annientare.
“L'economia on demand solleva la domanda fondamentale: cosa vale la pena possedere: la piattaforma o l'asset sottostante? Come ha scritto lo stratega dei media Tom Goodwin in un articolo di TechCrunch nel marzo 2015: “Uber, la più grande compagnia di taxi del mondo, non possiede veicoli. Facebook, il proprietario dei media più popolare al mondo, non crea alcun contenuto. Alibaba, il rivenditore più prezioso, non ha inventario. E Airbnb, il più grande fornitore di alloggi al mondo, non possiede proprietà immobiliari”.
Insomma, l’umanità del futuro non possiederà nulla ma sarà felice, come ha riassunto il futuro prossimo il Professor Klaus Schwab nel suo The Great Reset. “Un numero crescente di consumatori non acquista più né possiede oggetti fisici, ma paga piuttosto per l'erogazione del servizio sottostante a cui accede tramite una piattaforma digitale”.
Tendo a dubitare che ciò faccia al caso mio: sto scrivendo sulla scrivania del mio bisnonno Professore in Bocconi e me ne separerei a malincuore.
Ma perché provo questa avversione verso il futuro? Sono stato influenzato dalla lettura di Emil Cioran? “L’interesse che il civilizzato nutre verso i popoli cosiddetti arretrati è dei più sospetti. Incapace di continuare a sopportarsi, egli si adopera a scaricare su di loro l’eccedenza dei mali che lo opprimono, li incita a provare le sue miserie, li scongiura di affrontare un destino che non può più sfidare da solo (Emil Cioran, La caduta nel tempo).
“La capacità di modificare la biologia può essere applicata praticamente a qualsiasi tipo di cellula, consentendo la creazione di piante o animali geneticamente modificati, oltre a modificare le cellule di organismi adulti, compresi gli esseri umani. Ciò differisce dall'ingegneria genetica praticata negli anni '80 in quanto è molto più precisa, efficiente e più facile da usare rispetto ai metodi precedenti. In effetti, la scienza sta progredendo così velocemente che i limiti sono ora meno tecnici di quanto non siano legali, regolamentari ed etici. L'elenco delle potenziali applicazioni è praticamente infinito: dalla capacità di modificare gli animali in modo che possano essere allevati con una dieta più economica o più adatta alle condizioni locali, alla creazione di colture alimentari in grado di resistere a temperature estreme o siccità”.
Dietro a queste meravigliose promesse, io vedo soltanto un impoverimento dell’essere umano. Del resto, il Professor Klaus Schwab non ne fa mistero: in futuro gli avvocati non esisteranno, sdaranno “automatizzati”.
“Molte diverse categorie di lavoro, in particolare quelle che comportano un lavoro manuale meccanicamente ripetitivo e preciso, sono già state automatizzate. Molti altri seguiranno, poiché la potenza di calcolo continua a crescere in modo esponenziale. Prima di quanto si preveda, il lavoro di professioni diverse come avvocati, analisti finanziari, medici, giornalisti, contabili, assicuratori o bibliotecari potrebbe essere parzialmente o completamente automatizzato”.
Dato che (forse) sono anche uno scrittore, ancor più mi preoccupa un altro passaggio:
“Considera una delle professioni più creative, la scrittura, e l'avvento della generazione narrativa automatizzata. Algoritmi sofisticati possono creare narrazioni in qualsiasi stile appropriato a un particolare pubblico. Il contenuto è così umano che un recente quiz del New York Times ha mostrato che quando si leggono due pezzi simili, è impossibile dire quale sia stato scritto da un essere umano e quale sia il prodotto di un robot. La tecnologia sta progredendo così velocemente che Kristian Hammond, cofondatore di Narrative Science, una società specializzata nella generazione narrativa automatizzata, prevede che entro la metà del 2020, il 90% delle notizie potrebbe essere generato da un algoritmo, la maggior parte senza alcun tipo di umano. intervento (a parte il design dell'algoritmo, ovviamente)”.
Del resto, nulla ci viene nascosto. Se anche lui, un ottimista transumanista ha qualche perplessità, perché non dovrei averne io?
“Il pericolo è che la quarta rivoluzione industriale significhi che una dinamica del vincitore prende tutto si svolge tra i paesi così come al loro interno. Ciò aumenterebbe ulteriormente le tensioni sociali e i conflitti e creerebbe un mondo meno coeso e più instabile…” “In un mondo in cui i confini stanno scomparendo e le aspirazioni stanno cambiando, le persone non vogliono solo l'equilibrio tra lavoro e vita privata, ma anche un'armoniosa integrazione tra lavoro e vita privata. Temo che il futuro del lavoro consentirà solo a una minoranza di individui di raggiungere tale adempimento”.
Poi naturalmente, c’è il problema politico: un mondo retto da organizzazioni sovranazionali di proprietà privata o finanziati da privati (già è così: le banche centrali, l’OMS eccetera eccetera). “La tecnologia consentirà sempre più ai cittadini, fornendo un nuovo modo di esprimere le loro opinioni, di coordinare i loro sforzi e possibilmente aggirare la supervisione del governo. Dico "forse", perché potrebbe anche essere vero il contrario, con le nuove tecnologie di sorveglianza che danno origine a autorità pubbliche fin troppo potenti”. Ecco, io proprio la prima ipotesi la trovo messa lì per dare una speranza ai cretini. Tutti vediamo già l’attuazione di totalitarismi tecnocratici.
Poi, le minacce vere e proprie, gli scenari apocalittici per chi – come me – ostacoli la corsa a rotta di collo verso il transumanesimo: “Nel tentativo di rispondere a queste domande, una cosa è chiara e di grande importanza: i paesi e le regioni che riescono a stabilire le norme internazionali preferite di domani nelle principali categorie e campi della nuova economia digitale (comunicazioni 5G, uso di droni commerciali, Internet delle cose, salute digitale, produzione avanzata e così via) trarranno notevoli vantaggi economici e finanziari. Al contrario, i paesi che promuovono le proprie norme e regole per dare vantaggi ai loro produttori nazionali, bloccando anche i concorrenti stranieri e riducendo le royalty che le aziende nazionali pagano per le tecnologie straniere, rischiano di isolarsi dalle norme globali, mettendo queste nazioni a rischio di diventare i ritardatari della nuova economia digitale”.
Sono un ritardatario. Un dissidente ritardatario spaventato dalla guerra moderna. “La storia della guerra biologica è vecchia quasi quanto la storia della guerra stessa, ma i rapidi progressi della biotecnologia, della genetica e della genomica sono forieri di nuove armi altamente letali. Virus di design aerodispersi, superbatteri ingegnerizzati, pestilenze geneticamente modificate e così via: tutto ciò costituisce la base di potenziali scenari apocalittici. Armi biochimiche: come con le armi biologiche, l'innovazione tecnologica sta rendendo l'assemblaggio di queste armi facile quasi quanto un compito fai-da-te. Potrebbero essere impiegati dei droni per trasportarle”.
“Sebbene le neurotecnologie come la neuroprotesi siano già impiegate per risolvere problemi medici, in futuro potrebbero essere applicate a scopi militari. I sistemi informatici collegati al tessuto cerebrale potrebbero consentire a un paziente paralizzato di controllare un braccio o una gamba robotica. La stessa tecnologia potrebbe essere utilizzata per dirigere un pilota o un soldato bionico. Dispositivi cerebrali progettati per trattare le condizioni del morbo di Alzheimer potrebbero essere impiantati nei soldati per cancellare i ricordi o crearne di nuovi. "Non è una questione se gli attori non statali useranno una qualche forma di tecniche o tecnologie neuroscientifiche, ma quando e quali useranno", afferma James Giordano, un neuroeticista presso la Georgetown University Medical Center. "Il cervello è il prossimo spazio di battaglia".
Ma davvero ciò che mi spaventa è la preparazione di un sostrato culturale e normativo favorevole al Great Reset: “Pertanto, le conversazioni tra educatori e sviluppatori sugli standard etici che dovrebbero applicarsi alle tecnologie emergenti della quarta rivoluzione industriale sono urgentemente necessarie per stabilire linee guida etiche comuni e incorporarle nella società e nella cultura. Con i governi e le strutture basate sul governo in ritardo nello spazio normativo, potrebbe effettivamente spettare al settore privato e agli attori non statali prendere l'iniziativa”.
La quarta rivoluzione industriale, che mette alla prova così tanti dei nostri presupposti fondamentali, può esacerbare le tensioni che esistono tra società profondamente religiose che difendono i loro valori fondamentali e quelle le cui convinzioni sono plasmate da una visione del mondo più secolare. Il pericolo maggiore per la cooperazione e la stabilità globale può venire dai gruppi radicali che combattono il progresso con una violenza estrema e ideologicamente motivata”.
“Oggi, un lavoro da classe media non garantisce più uno stile di vita da classe media e negli ultimi 20 anni i quattro attributi tradizionali dello status di classe media (istruzione, salute, pensioni e proprietà della casa) hanno funzionato peggio dell'inflazione. Negli Stati Uniti e nel Regno Unito, l'istruzione è ora considerata un lusso”.
“Al suo livello più estremo, c'è il pericolo reale che i governi possano utilizzare combinazioni di tecnologie per sopprimere o opprimere le azioni delle organizzazioni della società civile e dei gruppi di individui che cercano di creare trasparenza intorno alle attività dei governi e delle imprese e promuovere il cambiamento. In molti paesi del mondo ci sono prove che lo spazio per la società civile si sta restringendo man mano che i governi promuovono leggi e altre politiche che limitano l'indipendenza dei gruppi della società civile e limitano le loro attività. Gli strumenti della quarta rivoluzione industriale consentono nuove forme di sorveglianza e altri mezzi di controllo contrari a società sane e aperte”.
“Le innovazioni sbalorditive innescate dalla quarta rivoluzione industriale, dalla biotecnologia all'intelligenza artificiale, stanno ridefinendo cosa significa essere umani. Stanno spingendo le attuali soglie di durata della vita, salute, cognizione e capacità in modi che in precedenza erano appannaggio della fantascienza. Man mano che la conoscenza e le scoperte in questi campi progrediscono, la nostra attenzione e il nostro impegno per avere discussioni morali ed etiche continue è fondamentale. Come esseri umani e come animali sociali, dovremo pensare individualmente e collettivamente a come rispondere a questioni come l'estensione della vita, i bambini disegnati, l'estrazione della memoria e molti altri”.
Non voglio influenzare nessuno, può essere benissimo che io mi stia sbagliando e il Professor Klaus Schwab sia un simpatico benevolo ottuagenario.
Ancora una volta, mi torna alla mente Emil Cioran: “L’impossibilità di astenersi, l’ossessione del fare denotano, a ogni livello, la presenza di un principio demoniaco”.
Non ho mai creduto nel mito del buon selvaggio, non crederò mai nel mito del transumano.

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