Venerdì, 12 Agosto 2022

Seguici su

"La libertà al singolare esiste solo nelle libertà al plurale"
Benedetto Croce

Siena, apre per la prima volta al pubblico la Casa Museo Palazzo Chigi Zondadari

In occasione dell’apertura della Casa Museo, inaugura Cortemporanea, il progetto che trasformerà la corte dello storico edificio in un luogo espositivo dedicato a lavori site-specific di artisti italiani e internazionali chiamati da Flavio Misciattelli, presidente della Fondazione Palazzo Chigi Zondadari ad interpretare liberamente lo spazio.

Di Andrea Cianferoni

06 Maggio 2022

Flavio Misciattelli con il sindaco di Siena Luigi De Mossi

Flavio Misciattelli con sindaco di Siena Luigi De Mossi

Palazzo Chigi Zondadari di Siena apre al pubblico per la prima volta e lo fa con Contemporanea, progetto che vuole inaugurare, come dichiara Flavio Misciattelli, presidente della Fondazione Palazzo Chigi Zondadari, “una nuova stagione di committenze, come era stato per i Chigi Zondadari, nell'ottica di instaurare un rapporto vivo e duraturo tra presente e passato, in cui i richiami e le suggestioni reciproche tessono la trama di un nuovo modo di vivere e conoscere l'arte”. Voluto dal cardinale Antonfelice Zondadari (1655 - 1737) e dal fratello Bonaventura (1652 - 1719), primo Marchese Chigi Zondadari e progenitore di tutta la casata, il Palazzo, residenza senese della famiglia dal 1724, è stato l’ultimo a essere edificato in piazza del Campo, occupando una posizione di rilievo nell’emiciclo, in prossimità del cosiddetto Chiasso Largo.

"Restituire il Palazzo Chigi Zondadari e le opere qui contenute alla comunità è per noi motivo di grande soddisfazione, dato anche l'impegno della famiglia a preservarne i capolavori che ripercorrono le vicende storico artistiche di Siena dal Trecento a oggi”, continua Misciattelli.  Il Palazzo, come lo si vede ora, ha la tipica architettura barocca-neo classica di importazione romana del Settecento progettata da Antonio Valeri (1648 - 1736), ultimo allievo di Gian Lorenzo Bernini, chiamato per modernizzare e ampliare preesistenti costruzioni medievali divenute proprietà dei Chigi alla fine del Seicento.

“Tra gli obiettivi primari di questa amministrazione c’è quello di sottolineare ed esaltare con ogni progetto culturale possibile la bellezza di questa città – spiega il sindaco di Siena Luigi De Mossi – così, insieme alla famiglia Misciattelli, abbiamo ragionato sulla possibilità di restituire alla comunità uno dei palazzi che hanno fatto la storia di Siena. Palazzo Chigi Zondadari può diventare, nel rispetto della tradizione che esso rappresenta, un vero e proprio punto d’incontro tra passato e presente, aprendosi alla contemporaneità e a giovani artisti che girano il mondo grazie alla loro arte”.

Si tratta di un’architettura lineare, con cinque ordini di finestre, una corte interna e un’agile scalone d’onore. Degli interni, il piano nobile, finalmente riaperto al pubblico, è quello di maggior interesse con la fuga di saloni e di gallerie che ridisegnano la struttura rettangolare del palazzo. I soffitti affrescati, la collezione di opere d’arte di un certo rilievo, la decorazione parietale di tre stanze a “corami” di manifattura veneziana (1684-1687), particolarmente preziosi e resistenti all’usura, da sempre considerati oggetti di gran pregio e notevole costo, restituiscono uno spaccato fedele della ricchezza e della qualità delle committenze volute dalla famiglia Chigi Zondadari a lavorare per il prestigio della casata.

In occasione dell’apertura della Casa Museo, sarà inaugurato Cortemporanea, il progetto che trasformerà la corte dello storico edificio in un luogo espositivo dedicato a lavori site-specific di artisti italiani e internazionali chiamati da Flavio Misciattelli ad interpretare liberamente lo spazio. Il primo artista coinvolto è Pietro Ruffo che ha ideato NEVER TOO YOUNG TO MAKE A DIFFERENCE - titolo mutuato da uno degli slogan più simbolici durante i Fridays For Future - dedicata alle giovani generazioni e al loro impegno per il cambiamento delle politiche sociali e ambientali da parte dei governi mondiali.

Si tratta di un’installazione composta da una grande anfora in ceramica dipinta a mano, alta più di due metri, e da alcune video-proiezioni ricche di personaggi che interagiscono con i simboli delle contrade.  La mostra prosegue salendo le scale fino ad entrare nella Casa Museo dove sono esposti mappamondi e altri vasi più piccoli. Passato e futuro si incontrano con le figure dei giovani che giocano con gli elementi architettonici dell’edificio stesso, dando vita ad animazioni che coinvolgono lo spettatore in uno spazio immersivo. Ogni anno la Casa Museo Palazzo Chigi Zondadari e Cortemporanea saranno aperte al pubblico da maggio a ottobre. Nei mesi di novembre-dicembre e gennaio-febbraio sarà invece visibile Il pollaio, un piccolo spazio con una vetrina su strada, in corrispondenza dell’ingresso del Palazzo di vicolo dei Pollaioli, che sarà a disposizione di due giovani artisti toscani.

APERTURA DI CORTEMPORANEA:

-          dall’8 maggio al 19 giugno 2022: dal lunedì alla domenica, dalle 18.00 alle 21.00, accesso gratuito da vicolo dei Pollaioli 1

-          dal 20 giugno al 29 ottobre 2022: le opere di Pietro Ruffo saranno visibili all’interno del percorso di visita della Casa Museo secondo il seguente orario: dal martedì al sabato, dalle ore 10.00 alle 13.00, solo su appuntamento prenotando la visita guidata all’indirizzo fondazione@palazzochigizondadari.com. Gruppi massimo 15 persone. Possibilità di concordare aperture straordinarie pomeridiane o private su richiesta.

Palazzo Chigi Zondadari si erge sulla curva di San Martino, a Piazza del Campo a Siena, come primo edificio che si incontra nell'emiciclo dallo sbocco di via dei Rinaldini (detto anche Chiasso Largo). La storia del Campo comincia con palazzo Sansedoni nel 1216 e si sviluppa nell'arco di un secolo con la realizzazione di tutti gli altri edifici, da palazzo d'Elci, residenza del Capitano del Popolo già nel 1297, al palazzo della Mercanzia del 1309. In assoluto, palazzo Chigi Zondadari è l'ultimo a essere edificato nel 1724, frutto della ricostruzione di alcuni edifici trecenteschi e cinquecenteschi preesistenti, appartenuti alle famiglie di mercanti e artigiani dei Mezolombardi e dei Rinaldini. Il complesso passò nel Cinquecento dai Rinaldini alla famiglia dei Cennini e, alla fine del secolo XVII, ai Chigi.

Nel 1724 il palazzo era ancora in via di costruzione, come risulta dai documenti dell'Archivio di Stato di Siena: nel 1725 il Magistrato delle Biccherne dette licenza al Marchese Giuseppe Flavio Chigi Zondadari "Di occupare per quattro palmi l'apertura del vicolo del Pollaiolo dalla parte dei Signori Sansedoni..., e quanto sopra senza pagamento di tassa alcuna..., a riflesso dell'ornato, che farà alla città la nuova fabbrica che si fa fare da detto Marchese". La costruzione del palazzo viene affidata all'architetto romano Antonio Valeri (1648-1736), l'ultimo allievo di Gian Lorenzo Bernini mandato personalmente dal maestro alla scuola di Pietro da Cortona per sviluppare le sue doti nel disegno. Da qui passa poi alla bottega di Carlo Maratti, dove divenne eccellente pittore, per tornare infine alla scuola del Bernini e affinare l’arte dell’architettura.

Nominato fattore generale per la Reverenda Fabbrica di San Pietro e accademico di San Luca nel 1696, Antonio Valeri partecipa attivamente alle committenze romane. In seguito viene chiamato dal Cardinale Antonfelice Zondadari per la realizzazione del suo nuovo palazzo di piazza del Campo. Dopo appena un anno di lavori, però, Valeri è richiamato a Roma per ricoprire la carica di Principe dell’Accademia Nazionale di San Luca, affidando la prosecuzione del progetto all’architetto Pietro Houstini. Vincolato dalla conformazione della piazza e dalle preesistenze architettoniche, il palazzo esprime meglio la natura artistica dei suoi realizzatori nel cortile dove abbondano i motivi barocchi e una scena di trompe l’oeil.

La struttura del palazzo evidenzia il carattere estremamente lineare tipico dell'architettura romana del Settecento, con la fascia inferiore a bugnato segnato solo orizzontalmente e la zona superiore liscia e intonacata incorniciata da fasce a bugnato. Sin dal 1300, vigeva un piano regolatore particolarmente severo per le costruzioni situate in piazza del Campo, infatti palazzo Chigi ha solo tre lati esterni per l'evidente allineamento alle pareti di palazzo Sansedoni, salvo la creazione di un vicolo detto del "Polleiole" (oggi Dei Pollaioli) che separa i due palazzi. Le facciate presentano cinque ordini di finestre, tre principali e due dei piani ammezzati e l'ordine del piano nobile presenta un'alternanza di timpani ad ornamento delle finestre e un balcone centrale, prospicente al salone da ballo, realizzato con una balaustra che interrompe la simmetria della facciata.

La corte interna presenta lo stesso numero di ordine di finestre del fronte e all'altezza del piano nobile  le  aperture  s'ingrandiscono fino a diventare delle vere e proprie vetrate, fatta  eccezione per la parete di sud est, dove al posto del finestrone è stata realizzata una veduta raffigurante un giovane affacciato ad una balconata di un giardino. Gli accessi del palazzo sono due portoni sistemati con un'angolatura di 90°, al fine di permettere un facile accesso alle carrozze, vista la superficie limitata del cortile. Lo scalone d'onore molto agile è interno al palazzo e prende luce dai finestroni che si aprono sulle gallerie prospicenti al cortile.

L'architettura interna, e in particolare quella del piano nobile, è caratterizzata da una fuga di saloni e di gallerie che ridisegnano la struttura rettangolare del palazzo E i soffitti si sviluppano con volte a botte quasi tutte affrescate.

Salone da ballo: il salone è affrescato con “Il levar del sole”, opera di Placido Costanzi. L'illuminazione a candele è raddoppiata dalla copertura di specchi delle pareti e i pavimenti sono a stucco veneziano, molto usato a Siena nei grandi palazzi, come quello Chigi Saracini.

Salotto rosso: sul lato destro del salone si trova il “salotto rosso”, così detto per la predominanza del colore dei "corami" di fattura spagnola che rivestono le pareti, asportati dal palazzo Chigi in San Quirico d’Orcia nell’Ottocento: una particolare decorazione policroma su cuoio con disegni floreali ricorrenti, realizzati con la tecnica dell’impressione a fuoco e successivamente dipinti. Il soffitto è decorato con un affresco del 1830 circa, raffigurante la “Speranza” a firma Francesco Nenci.

Salotto verde: a sinistra del salone da ballo è il salotto verde, dov’è presente un altare a scomparsa, destinato alle funzioni religiose di carattere privato. Qui si trova il busto di Alessandro VII scolpito da Gian Lorenzo Bernini nel 1657.

Salotto d’argento: l'ultimo salotto affacciato sul "Campo" è quello chiamato "d'argento", per via dei corami alle pareti dipinte su fondo argentato. Il soffitto è sempre decorato da Francesco Nenci questa volta però con una tela incastonata dentro raffigurante la “Fede”.

Salotto giallo: lungo il corridoio si affaccia poi il salotto giallo, adornato alle pareti con piatti di ceramica della manifattura di San Quirico di proprietà Chigi.

Sala da pranzo: sala con mobili e decorazioni in stile “Impero”.

Salotti sui Banchi di Sotto: trasformati nell’Ottocento in camere da letto, presentano alcuni affreschi di ottima fattura come la “Sibilla Libica”, firmato e datato da Marco Benefial nel 1733, e nelle successive la “Sibilla Delphica”, “l'Eritrea”, “la Persia” e infine “la Samia”, opere attribuite allo stesso autore. Una delle stanze conserva gli arredi disegnati da Agostino Fantastici (1782 – 1845), tra i più importanti esponenti della cultura neoclassica in Toscana, mentre la biblioteca, che si trova dopo le camere da letto, contiene il prezioso archivio di casa Chigi.

La famiglia Chigi raggiunge il massimo splendore sotto il pontificato di Alessandro VII, al secolo Fabio Chigi (Siena 1599 - Roma 1667) che salì al soglio pontificio nel 1655. Intenditore “di pitture, di sculture, di medaglie antiche, di archivi particolarmente”, come si definiva, muore a Roma nel maggio 1667, ricevendo sepoltura nella Basilica di San Pietro.  La stella della famiglia splenderà per tutto il Seicento, grazie anche ad Agnese Chigi (1629 - ?), vedova di Ansano Zondadari e nipote di Papa Alessandro VII, che ebbe in eredità dal fratello, il Cardinale Flavio Chigi, tutti i beni di casa, con l'obbligo di far assumere il cognome e l'arma Chigi senza mistura ai suoi discendenti maschi.

Con lei continua quel periodo di opulenza che si manifesta nell'edificazione di ville e palazzi nel territorio di Siena. Agnese dà alla luce ben dodici figli, tra cui Antonfelice (Siena 1665 –1737), nominato Cardinale da Clemente XI, grazie al quale prendono l'avvio i lavori del palazzo sul Campo a Siena anche per volere del fratello Bonaventura, primo Marchese Chigi Zondadari e progenitore di tutta la casata.

Bonaventura Chigi, che sopravvive al suo primogenito, riesce a garantire la propria discendenza con il nipote maschio Giuseppe Flavio, figlio di Ansano Zondadari, nato un mese dopo la morte del padre. I suoi nove figli allargano la discendenza: il più importante, Antonio Felice, sarà nominato Cardinale da Pio VII, e sarà l’artefice della “Congregazione della pietà”, Opera Pia avente lo scopo di aiutare i mendicanti e di istruirli nelle arti e nella religione.

Ci saranno però altri due maschi della stessa genitura, Alessandro e Francesco, che daranno origine a due rami della famiglia, il primo imparentato con gli Ugurgieri che si estinguerà con Angelo Bonaventura, committente degli affreschi del Palazzo, il secondo imparentato con i Corti che estenderà la sua discendenza fino ad oggi. Tra loro spiccherà per fama, alla fine dell’Ottocento, Bonaventura, Senatore del Regno.

 

 

Seguici su

Commenti Scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Giornale d'Italia

Caratteri rimanenti: 400

Più visti

x