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Tribunale di Milano, la burocrazia del patrocinio a spese dello Stato

La liquidazione degli onorari può essere chiesta al termine di ogni fase processuale. Tuttavia, spesso, quando deposito la nota spese in udienza (come previsto dalla legge), nonostante chieda che in sentenza venga indicato espressamente che la liquidazione deve avvenire "con anticipazione da parte dello Stato", i Giudici si "dimenticano"

Di Azzeccagarbugli

15 Ottobre 2021

Tribunale di Milano, la burocrazia del patrocinio a spese dello Stato

Fonte: Pixabay

Esercito la professione di avvocato non da poco (più di vent’anni). Mi sono “specializzata” nella tutela delle vittime (prevalentemente minorenni) di reati sessuali, anche se seguo anche altre tipologie di reato e anche imputati.

Con D.L. 23.2.2009 n. 11 convertito il L. 23.4.09 n.38 all’art. 78 DPR 115/02 è stato aggiunto l’art. 4- ter che prevede “La persona offesa dai reati di cui agli articoli 572, 583-bis, 609-bis, 609-quater, 609-octies e 612-bis, nonché, ove commessi in danno di minori, dai reati di cui agli articoli 600, 600- bis, 600-ter, 600-quinquies, 601, 602, 609-quinquies e 609-undecies del codice penale, può essere ammessa al patrocinio anche in deroga ai limiti di reddito previsti dal presente decreto”. La ratio della norma è evidentemente quella di far emergere un fenomeno sommerso incentivando le vittime a denunciare, senza pensare ai costi di una tutela legale.

Le denunce de Il Giornale d'Italia

Tribunale di Milano, la burocrazia del patrocinio a spese dello Stato

La norma consente anche alla persona offesa “abbiente” vittima di determinati reati (ad es. stalking, maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale ai danni di una minorenne, riduzione in schiavitù) di chiedere al Giudice che l’assistenza legale nel processo sia pagata dalla Stato (che si rivarrà poi sull’imputato condannato abbiente).

Non tralascio di spiegare che è un dovere deontologico spiegare tale facoltà al proprio cliente (cosa che non tutti gli avvocati fanno) e che il Giudice dovrebbe ammettere con la semplice presentazione della domanda.

Qui si incontra un primo problema perché non tutti i Giudici ammettono “di diritto” l’istante ma interpretano quel “può” della norma non come facoltà della persona offesa ma come una facoltà del Giudice (che evidentemente non avendo parametri certi si attiene ad un proprio immotivato potere discrezionale). E infatti si è resa necessaria una pronuncia della Corte di Cassazione per spiegare ai Giudici di merito che è una facoltà della persona offesa e non del Giudice (che a volte continua a richiedere le condizioni di reddito e decide non si sa bene in base a quale criterio legale se non in base ad una sua unilaterale decisione (ho materiale anche su questo punto).

Secondo quanto già affermato dalla giurisprudenza di legittimità, infatti, è affermato il diritto della persona offesa da uno dei reati indicati dall’art. 76.4 ter DPR115/02 di fruire del patrocinio a spese dello Stato per il solo fatto di rivestire detta qualifica, a prescindere dalle proprie condizioni di reddito che, quindi, non devono nemmeno essere oggetto di dichiarazione o attestazione. Tale soluzione sarebbe imposta proprio dalla ratio della normativa, posto che la finalità della norma in questione appare essere quella di assicurare alle vittime di tale tipologia di reato un accesso alla giustizia favorito dalla gratuità dell'assistenza legale (Cass. pen., Sez. IV, 23 novembre 2018, n. 52822). Detta interpretazione istituisce un automatismo legislativo poiché, al solo verificarsi del suo presupposto, ovvero assumere l'istante la veste di persona offesa da uno dei reati indicati dalla norma, determina una conseguenza inderogabile, ossia l'ammissione al beneficio senza che vi sia alcun margine di valutazione in capo al giudice in ordine alle condizioni reddituali e patrimoniali.

Purtroppo non tutti i Giudici, come detto, si attengono a tale dettato legislativo, rigettando le istanze che non contengono, come previsto dall’art. 78 DPR 115/02 l’indicazione dei redditi. Il rigetto imporrebbe di impugnare il provvedimento in una sede mista civile/penale (con pagamento del contributo unificato) ragione per cui -quando mi è capitato- ho desistito dall’impugnazione e ho reiterato l’istanza davanti al Tribunale (specializzato) che mi ha sempre ammessa. Ma poiché il patrocinio a spese dello Stato non ha efficacia retroattiva l’attività difensiva svolta prima dell’ammissione diventa un’attività GRATUITA, in barba agli artt. 1 e 24, comma 3 della Costituzione.

Ma torno al punto.

La liquidazione degli onorari può essere chiesta al termine di ogni fase processuale (indagini preliminari, primo grado, secondo grado, cassazione). Conoscete i tempi della Giustizia. Spesso e volentieri quando deposito la nota spese in udienza (come previsto dalla legge), nonostante chieda in grassetto sottolineato che in sentenza venga indicato espressamente che la liquidazione deve avvenire “con anticipazione da parte dello Stato” allegando il decreto di ammissione al patrocinio a spese dello Stato (che ho avuto la “fortuna di ottenere”) i Giudici si “dimenticano”. Ciò significa dover depositare un’istanza di correzione di errore materiale (per aggiungere la famosa frasetta) che a volte mi ha richiesto un anno di attesa e numerosi solleciti in cancelleria.

E torno ancora al punto.

Quando finalmente (sic!) si ottiene il decreto di liquidazione con la relativa indicazione di anticipazione delle somme da parte dello Stato la cancelleria “dovrebbe” inviare il decreto stesso all’Ufficio Liquidazione spese di giustizia deputato alle varie pratiche finalizzate a far diventare esecutivo il provvedimento, caricarlo sul c.d. SIAMM e a quel punto l’avvocato può emettere fattura elettronica (il tutto richiede anni di attesa e mesi -se si fattura i primi mesi dell’anno- prima del pagamento). Nelle mie innumerevoli esperienze le varie cancellerie più volte si sono dimenticate di inviare il decreto di liquidazione all’ufficio deputato per cui se non si segue l’iter come un segugio capita che dopo anni il decreto resti nel fascicolo e non diventi mai esecutivo.

Questa mie molteplice esperienza mi ha indotta a seguire l’iter sin dall’inizio. Dopo la lettura del provvedimento in udienza, non essendo prevista la notifica, conviene andare in cancelleria, chiedere copia del provvedimento (a proprie spese) e verificare che la cancelleria lo mandi all’ufficio deputato ad inoltrarlo al mod. 12. A quel punto si può dormire sonni tranquilli, aspettare gli anni che occorrono ma con la consapevolezza che prima o poi il provvedimento verrà caricato sul SIAMM e sarà possibile emettere fattura.

Ad aprile 2021 e a maggio 2021 ho ottenuto due liquidazioni e mi sono attivata nel senso sopra descritto. Causa Covid l’accesso alle cancellerie non è stato possibile in quei mesi, se non previa richiesta di appuntamento via e mail. Così ho fatto… ma nessuno mi ha mai fissato l’appuntamento né risposto.

In uno dei due procedimenti -per una botta di fortuna- sono riuscita ad avere copia del decreto recandomi in cancelleria, nell’altro caso non sono riuscita (l’addetto di cancelleria era assente, nessuno sapeva nulla ecc. ecc.).

Qui comincia il solito scaricabarile. La cancelleria ti dice che non sono loro competenti, che da aprile 2021 esiste un ufficio deputato ad hoc e di rivolgersi a loro al mod. 12 (ufficio destinatario). I passaggi tra un ufficio e l’altro avvengono con un c.d. registro di passaggio (un quaderno dove a mano vengono annotati i numeri di procedimento e la data di invio del decreto che va sfogliato dalla data di emissione alla data in cui cerchi per vedere se effettivamente è stato inviato).

Poiché qualcuno mi ha detto di chiedere al mod. 12 ho scritto al mod. 12 se i miei decreti erano arrivati. Mi hanno risposto di no e di chiedere quando sarebbero stati inviati a loro mediante registro di passaggio (in teoria i registri di passaggio dovrebbero essere almeno due: quello dalla cancelleria del Giudice che ha emesso il decreto all’ufficio depotato a mandarlo al mod. 12 e quello dall’ufficio depotato al mod. 12).

Venerdì scorso, avendo terminato un’udienza in tempi particolarmente rapidi, decidevo di andare alla ricerca dei miei decreti. Partivo da una Cancelleria che mi inviata all’ufficio sentenze che (giustamente) mi diceva che loro non c’entrano. La Funzionaria -mossa da commozione nei miei confronti dopo aver spiegato la situazione- decideva di accompagnarmi dalla funzionaria addetta alla trasmissione al mod. 12 (che mai mi avrebbe ricevuta senza di lei) e qui cominciava il “cinema”.

La stessa funzionaria, dopo aver piegato la situazione e la mia necessità -avere contezza che i due decreti di liquidazione che mi riguardavano- fossero arrivati al suo ufficio cominciava ad inveire contro di me: urlava che lei aveva lavorato il giorno prima fino alle 21.00, che sono due anni che non viene pagata, che prima dell’istituzione di questo nuovo ufficio ad hoc i tempi erano anche più lunghi, che il registro di passaggio è “privato” e che lei non me lo faceva vedere né era tenuta a consultarlo. Ho cercato di mantenere a calma che ho imparato in tutti questi anni di professione cercando di spiegarle che la mia era una legittima domanda e che non era (come pareva dalle risposte che mi dava) mia intenzione sollecitare un inoltro privilegiato ma semplicemente accertarmi che i decreti fossero a lei giunti affinchè facessero il giusto iter, con i tempi necessari o meglio “standard”.

Poiché continuava ad inveire, ho cominciato ad urlare come un tacchino (ero al 7 piano e credo mi abbiano sentito fino a piano terra ma neppure i Carabinieri appostati al piano sono intervenuti) ottenendo quell’attestazione che ho inviato in chat.

Oggi sono ripassata dall’ufficio sentenze per “sacusarmi” con la dirigente che gentilmente mi aveva accompagnato dall’addetta. A seguito dell’urlata ho avuto mal di testa e il nervoso per 24 h. La dirigente dell’ufficio sentenze mi ha ringraziata, dicendomi che avevo ragione. Un’altra cancelliera presente al dialogo, che conosco di vista, mi ha chiesto delucidazioni sull’accaduto. Quando le ho spiegato mi ha detto di portare pazienza e quando le ho detto che è mia intenzione fare una segnalazione al Dirigente mi ha risposto che la Dirigente è quella che mi ha urlato in faccia per 15 minuti prima di farmi perdere la pazienza.

Questo è tutto

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