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Casellati, chi sono gli autori delle minacce di morte

I due uomini avevano inviato diversi messaggi minatori alla presidente del Senato, e ora rischiano pesanti sanzioni

29 Luglio 2021

Casellati, trovati gli autori delle minacce di morte

Casellati (fonte: LaPresse)

Le minacce di morte sui social nei confronti della presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati hanno ora dei nomi e degli indirizzi di casa. È quanto emerso dalle indagini che hanno riportato le Forze dell'ordine a identificare due uomini. Ora per questo atteggiamento da "leoni da tastiera" i due potrebbero pagare con una multa molto salata e una nota sulla propria fedina penale.

Casellati, chi sono gli autori delle minacce di morte

A trovare i due colpevoli delle minacce di morte sono stati i Carabinieri del Comando provinciale di Roma. Sono due gli uomini che si nascondevano dietro identità false sui social network e avevano iniziato a indirizzare diverse minacce di morte nei confronti della presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati. Le frasi choc erano state fatte circolare, in particolare, su due piattaforme dove i contenuti fanno presto a diventare virali: Facebook e Twitter.

Le minacce erano iniziate lo scorso maggio, e solo questa mattina del 29 luglio i Carabinieri hanno potuto annunciare di aver deliberato il fermo dei due uomini. In particolare, i militari della Sezione Indagini Telematiche del Nucleo Investigativo di Roma, coordinati dalla Procura che aveva aperto un fascicolo per il reato di minacce aggravate, sono risaliti agli indirizzi Ip da cui sono partite le minacce e hanno individuato gli autori dietro ai post e commenti choc la cui entità sembrava mettere seriamente in pericolo la presidente del Senato.

I due uomini identificati sono un 62enne della provincia di Teramo e un 42enne della provincia di Verona, entrambi disoccupati e con piccoli precedenti penali. Secondo le prime indiscrezioni, nessuno di loro appartiene a frange estremiste con serie intenzioni di colpire la Casellati, ma le ricerche erano necessarie ad arginare rischi per la sua persona. Entrambi i colpevoli sono stati sottoposti a perquisizioni domiciliari durante le quali sono stati sequestrati i telefoni cellulari verosimilmente utilizzati per inviare i messaggi minatori alla seconda carica dello Stato.

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