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Tratta e sfruttamento, Save the Children: "In Italia nel 2020 più di 2mila vittime"

La maggior parte è vittima di sfruttamento sessuale, compresi bambini e bambine. L'allarme di Save the Children: "La pandemia ha favorito il lavoro dei criminali e ha reso più difficile il nostro per salvare le vittime"

27 Luglio 2021

Tratta e sfruttamento, Save the Children: "In Italia nel 2020 più di 2mila vittime"

Fonte: Instagram @savethechildren

Secondo Save the Children sono 2.040 le vittime di tratta prese in carico dal sistema nazionale italiano nel 2020: sono in prevalenza donne e ragazze (81,8%) e una su 20 è minore (105). Numeri davvero preoccupanti quelli che emergono dall'ultimo report dell'associazione internazionale che dal 1919 lavora a difesa dei più piccoli e cerca di proteggere anche i più deboli. Gli uomini, le donne e i bambini in questione provengono principalmente dalla Nigeria (72,3%), seguita poi dalla Costa d'Avorio, dal Pakistan, dalla Gambia e infine dal Marocco. Ma purtroppo non finisce qui: la forma più grande di sfruttamento è quella sessuale.

Tratta e sfruttamento, Save the Children: "In Italia nel 2020 più di 2mila vittime"

É davvero allarmante il rapporto intitolato 'Piccoli Schiavi Invisibili' di Save the Children che riguarda la tratta e lo sfruttamento di persone in Italia e a spaventare è il fatto che una su 20 sia un bambino o una bambina. Le vittime vengono sfruttate in ambito sessuale (ben il 78,4%), lavorativo (il 13,8%) oppure vengono coinvolte in attività economiche illegali (1%) o sono destinati all'accattonaggio (0.6%). 

Un altro elemento che desta preoccupazione non solo all'associazione in difesa dei bambini, ma anche all'Italia intera è che anche i figli minori delle donne vittime di tratta e sfruttamento sessuale subiscono lo stesso triste destino, finendo nelle mani di sfruttatori e trafficanti senza scrupoli. 

I numeri, stando sempre a quanto emerge dal report, sono addirittura raddoppiati negli ultimi 4 anni - tra il 2016 e il 2020 - passando dal 6% all'11,6% sul totale dei casi presi in carico dal sistema anti-tratta, con ulteriore aumento nei primi sei mesi del 2021 (+0,4%). Ad oggi sono 190 i "nuclei vulnerabili" individuati dai lavoratori del sistema anti-tratta, in cui ci sono ben 226 minori. 

Tratta e sfruttamento, Save the Children: "La pandemia ha reso irraggiungibili i servizi di identificazione e protezione"

Ad aver complicato il lavoro di Save the Children è stata senza dubbio la pandemia: gli esperti hanno notato che da marzo 2020 si è registrato in Italia (e non solo) un calo del numero delle segnalazioni di nuove vittime di tratta. La situazione sanitaria nel nostro Paese ha senza dubbio "reso meno evidenti, visibili e rintracciabili" le denunce delle vittime "spesso irraggiungibili dai servizi di identificazione e protezione" fa sapere l'ong.

Tuttavia però, dall'altra parte, i criminali hanno avuto occasione di intensificare tratte e sfruttamenti anche online. Secondo quanto dicono gli operatori del sistema anti-tratta in Italia inoltre negli ultimi mesi si sta assistendo a un drastico aumento dei casi di prostituzione forzata, ma anche di "ovulatori" e "ovulatrici", cioè uomini e donne costretti a trasportare nel proprio corpo ovuli di droga.

"La pandemia - ribadisce ancora una volta Raffaela Milano, direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children - ha ostacolato il lavoro di contatto diretto e valutazione da parte degli operatori anti-tratta, ma anche l'erogazione dei servizi dei percorsi di fuoriuscita, protezione e inclusione già avviati, compresi i tirocini di formazione e le borse lavoro, che, sommati alla generale vulnerabilità economica dovuta alla crisi, hanno acuito il rischio concreto di re-trafficking per un numero elevato di giovani vittime".

"Al contrario - continua la direttrice - le limitazioni causate dalla pandemia sono state prontamente trasformate in opportunità da parte dei trafficanti, che stanno utilizzando tecnologie e risorse della rete online per consolidare un vero e proprio sistema di traffico degli esseri umani per via digitale. È necessario rafforzare la collaborazione e lo scambio di informazioni tra tutti gli attori coinvolti, dalle forze di polizia ai fornitori dei servizi on line e alle organizzazioni non governative per rispondere adeguatamente a questa crescita dello sfruttamento on line", conclude.

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