Mercoledì, 08 Dicembre 2021

Seguici su

"La libertà al singolare esiste solo nelle libertà al plurale"
Benedetto Croce

Pablo Atchugarry, Vita della Materia a Palazzo Reale

Nell’atmosfera ovattata della Sala delle Cariatidi, i marmi lucenti si ergono come stalagmiti in un contesto non rifinito, volutamente simbolo della devastazione bellica e di avvertimento per le generazioni future e per questo scelto da Picasso per l’esposizione del suo Guernica nel 1953

Di Tiziana Lorenzelli foto Teresa Anghileri

27 Ottobre 2021

La mostra ha inizio con uno spaccato dell’atelier dell’artista, animato da attrezzi del mestiere, blocchi di marmo, le ultime sculture in bronzo policromo e in Ulivo secolare, testimonianza propedeutica di una eterogenia di materia scultorea indicata dal titolo.

In questa sala le sculture riflettenti e superbamente rifinite di Atchugarry emergono da un contesto polveroso e disordinato che sottolinea la realtà operosa e produttiva dell’artista. Un contrasto toccante con l’atmosfera della Sala delle Cariatidi, dove i marmi lucenti si ergono come stalagmiti in un contesto ancora una volta non rifinito, ma perché volutamente simbolo della devastazione bellica e di avvertimento per le generazioni future, per questo scelto da Picasso per l’esposizione del suo Guernica nel 1953.

Ma è una sensazione di pace e insieme di stupore quella che si respira affacciandosi alla maestosa sala, con l’atmosfera resa ovattata dalla luce soffusa, da quella rosata del tramonto che riflette sul marmo di Candoglia del Duomo, con le sculture magistralmente disposte e illuminate dal basso come anime che evocano spiritualità.

Il dialogo tra le opere e il contesto si alimenta della dicotomia tra il finito e il non finito, i colori dei marmi policromi e soprattutto del Rosa del Portogallo sembrano essere nati per trovare questa collocazione, e le sculture assottigliate e rese quasi trasparenti dai varchi creati dall’artista si ripetono come in un gioco nello spazio chiamato originariamente appunto Sala degli Specchi, realizzata tra il 1774 e il 1778 da Giuseppe Piermarini e Giocondo Arbertolli e dagli scultori Gaetano Callani e Giuseppe Franchi.

Le diverse linee e forme scultoree dell’artista che indicano anche un suo percorso temporale e sperimentale, interagiscono in maniera suggestiva anche con la presenza di elementi storici ed emblematici come le Cariatidi, così caratterizzanti nelle loro menomazioni da aver dato il nome alla sala.

“Atchugarry, uruguayano di nascita, ha scelto la nostra regione come luogo d’elezione per il suo lavoro e oggi Milano gli tributa un omaggio portando in città una splendida selezione della sua produzione artistica".

"La monumentalità è uno dei tratti significativi della sua opera, una caratteristica che emerge con forza nei suoi lavori di grande impatto collocati nelle piazze e in luoghi pubblici di tutto il mondo.” Spiega il Sindaco Beppe Sala nell’esaustivo catalogo, illustrando questo omaggio al Maestro Atchugarry, un uomo la cui presenza fisica imponente contrasta con una gentilezza d’animo disarmante e d’altri tempi.

Commenti Scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Giornale d'Italia

Caratteri rimanenti: 400

Articoli Recenti

Più visti

x