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Terzulli (SACE): "L’export avanza nei settori tecnologico e agroalimentare, con l’agroalimentare a +4% e oltre €70 mld nel 2025"

Il Giornale d'Italia ha intervistato Alessandro Terzulli, Capo Economista di SACE: "Il commercio globale è cresciuto del 5%, e le previsioni per il triennio successivo stimano un incremento del 2,3%; non essendo esente dai rischi, è fondamentale saperli gestire"

26 Febbraio 2026

Alessandro TerzulliCapo Economista di SACE, alla Presentazione della Mappa dell’Export 2026 di SACE, è stato intervistato da Il Giornale d'Italia

Quali sono i mercati ad alto potenziale per le imprese italiane e quali settori guideranno la crescita?

"Abbiamo individuato già da tempo, ma questo messaggio si rafforza con la nostra Mappa dell'Export 2026 che presentiamo oggi, sedici rotte che definiamo strategiche perché possono dare un contributo fondamentale alla diversificazione dei mercati delle nostre imprese esportatrici. Si tratta di mercati variegati, con caratteristiche molto diverse, che le imprese possono selezionare anche sulla base dei propri prodotti, settori e capacità di market access in queste geografie, di valutare e coprirsi dai rischi. Il focus, e lo confermano anche i dati di export italiano del 2025, è sull'economia del Golfo, sugli Emirati Arabi Uniti, sull'Arabia Saudita, e in Oriente sull'Asia; in India, nel 2025, il nostro export ha registrato una crescita del 9,4%. La Cina sta attraversando un momento difficile dal punto di vista della domanda interna, ma il nostro potenziale inespresso sul mercato è importante e strategico; i Paesi del Sud-Est asiatico, quali Singapore, sono mercati di sbocco interessante. Il Vietnam sta crescendo molto, grazie alla diversificazione produttiva e al suo volersi affermare come uno dei nuovi hub in Asia. Vi sono poi destinazioni geograficamente, e in parte culturalmente, più vicine: l'Egitto e il Marocco sono due mercati diversi tra loro, con diverse conoscenze delle imprese italiane su questi mercati, ma a nostro avviso parimenti strategici. Altre aree di interesse sono la Serbia, con un accesso ai Balcani, e a ovest il Brasile e il Messico, due geografie dell'America Latina che vediamo molto positivamente.

Per quanto riguarda i settori, nel 2026 e nel prossimo triennio, continuiamo a vedere positivamente l'agroalimentare, cresciuto del 4%; nonostante eventi avversi nel 2025, ha superato i 70 miliardi di euro sui €643 miliardi totali dell'export che abbiamo registrato. Registriamo una buona ripresa nella meccanica strumentale, che è il nostro primario settore di export. Ci sono investimenti in diversificazione produttiva in diverse aree geografiche, che evidenziano il bisogno di tecnologia per le nostre macchine e apparecchiature meccaniche. In crescita gli apparecchi elettrici in diverse destinazioni: non più solo i Paesi avanzati stanno investendo fortemente nelle rinnovabili e nella diversificazione energetica, ambito in cui possiamo contribuire in modo rilevante, specialmente a livello di componentistica e tecnologie avanzate. Prospettiva favorevole anche per alcuni comparti degli altri mezzi di trasporto, escludendo l'automotive alle prese con sfide di carattere strutturale, come il comparto navale e il materiale rotabile ferroviario".

Come valutate il rischio di una crescente frammentazione commerciale globale?

"Siamo in uno scenario complesso, non si può prescindere da questi rischi. Le nostre analisi ci permettono di considerare gli shock, che alimentano questa frammentazione, sovrastimati. Le previsioni sui loro impatti economici fortemente negative al momento non si sono realizzate: nel 2025 il commercio globale ha continuato a crescere (+5%), e le previsioni per il triennio successivo indicano un incremento del 2,3%. Non siamo esenti dai rischi, dobbiamo però gestirli; il più grande rischio consisterebbe nella rottura delle regole del gioco".

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