20 Marzo 2026
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, in una conferenza stampa di ieri sera, giovedì 19 marzo, ha rivendicato la presunta vittoria della guerra in Iran da parte degli Stati Uniti e di Israele. Ha poi assicurato che Teheran "non è più in grado di arricchire l'uranio" a causa dei danni causati dai raid americano-israeliani, per poi smentire di aver trascinato lui in guerra il presidente Usa Donald Trump.
Nella sua prima conferenza stampa in inglese dall’inizio del conflitto con l’Iran, la prima dopo le voci della sua morte, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha rivendicato i risultati dell’operazione militare “Roaring Lion”, sottolineando la stretta cooperazione con gli Stati Uniti guidati da Donald Trump.
Netanyahu ha definito l’offensiva un’azione necessaria per eliminare “minacce esistenziali”, indicando tre obiettivi principali: neutralizzare il programma nucleare iraniano, distruggere le capacità missilistiche e favorire un possibile cambiamento politico interno a Teheran.
Il premier ha sostenuto che le forze israeliane e americane stanno infliggendo danni significativi all’apparato militare iraniano: “Stiamo colpendo non solo le armi, ma anche le industrie che le producono”. Ha inoltre affermato che le difese aeree iraniane sarebbero “inermi” e la struttura di comando “nel caos”.
Netanyahu ha respinto le accuse secondo cui Israele avrebbe trascinato Washington nel conflitto: “È ridicolo pensare che qualcuno possa dire al presidente degli Stati Uniti cosa fare”. Ha invece ribadito che si tratta di una strategia condivisa per prevenire lo sviluppo di armi nucleari da parte dell’Iran.
Sul piano politico, ha evitato di indicare un futuro leader iraniano, pur riconoscendo Reza Pahlavi come “una forza positiva”. Ha però sottolineato che qualsiasi cambiamento dipenderà dal popolo iraniano.
Riguardo alla durata del conflitto, Netanyahu non ha fornito scadenze precise, ma ha dichiarato che la guerra potrebbe concludersi “più rapidamente di quanto si pensi”, una volta raggiunti gli obiettivi strategici.
Infine, ha ammesso che Israele ha agito autonomamente in alcuni attacchi, come quello contro il complesso di gas di Asaluyeh, pur mantenendo un coordinamento stretto con Washington.
Il premier ha concluso con un appello alla comunità internazionale: “Non stiamo combattendo solo la nostra guerra, ma anche la vostra”.
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