24 Febbraio 2026
Roma, 24 feb. (askanews) - Vogliamo giustizia, non vendetta. Siamo pronti alla riconciliazione, ma non possiamo dimenticare. Nel trentaquattresimo anniversario della tragedia di Khojaly, l'Ambasciata della Repubblica dell'Azerbaigian in Italia ha ricordato il massacro avvenuto nella notte tra il 25 e il 26 febbraio 1992 nella località azerbaigiana durante la prima guerra del Karabakh, quando 613 civili, di cui 63 bambini, persero la vita negli scontri con le truppe armene.
In occasione della ricorrenza, l'Ambasciata della Repubblica dell'Azerbaigian in Italia ha organizzato due momenti di riflessione e confronto dedicati alle vittime della tragedia. Il primo, la sera del 22 febbraio, ha visto il Coro della Cappella Musicale Costantina insieme al Coro UniMarconi, con la direzione del Maestro Paolo de Matthaeis, esibirsi in un Requiem nella Chiesa di San Giuseppe in Via Nomentana, concerto organizzato insieme all'Ambasciata dell'Azerbaigian presso la Santa Sede e al Centro culturale in Italia. Il 23 febbraio, su iniziativa del Senatore Raffaele De Rosa, la Sala dell'Istituto di Santa Maria in Aquiro del Senato italiano ha ospitato la conferenza "Khojaly 34 anni dopo: memoria e giustizia sulla via della riconciliazione", moderata dal senatore Sergio Divina e durante la quale sono intervenuti il Senatore Marco Scurria, presidente del Gruppo di amicizia Unione parlamentare Italia - Azerbaigian e il Professore Antonello Fulco Biagini.
Un momento che ha voluto commemorare "una delle pagine più gravi e oscure del conflitto che abbiamo vissuto per oltre trent'anni", ha sottolineato l'ambasciatore azerbaigiano in Italia Rashad Aslanov: "È importante parlare di questa tragedia per prevenire il ripetersi di simili atti in futuro e per assicurare che questi crimini siano portati davanti alla giustizia. Posso dire che oggi alcune delle persone che hanno partecipato a questo genocidio sono state chiamate a rispondere delle proprie azioni, e speriamo che tutti coloro che sono stati responsabili di questi crimini contro l'umanità possano essere consegnati alla giustizia".
L'accordo di pace siglato a Washington tra Baku e Yerevan, grazie anche all'intervento del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, come è stato ricordato, apre un nuovo capitolo per la regione, che guarda con rinnovato ottimismo a un percorso di stabilità, crescita e sviluppo.
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