24 Febbraio 2026
Con l'inizio del mese di Ramadan, i fedeli palestinesi di Gerusalemme Est hanno iniziato a recarsi in massa per pregare presso la Moschea di Al-Aqsa. Le autorità israeliane, però, stanno impedendo tutto ciò, istituendo checkpoint di controllo completamente arbitrari e disturbando il raccoglimento dei credenti.
A Gerusalemme Est occupata, circa 80 mila fedeli palestinesi hanno partecipato alla prima preghiera del venerdì del Ramadan presso la Moschea di Al-Aqsa, nonostante le rigide restrizioni imposte dalle autorità israeliane. Secondo l’agenzia Wafa, migliaia di persone provenienti da Gerusalemme Est e dalla Cisgiordania occupata raggiungono il complesso ogni giorno, terzo luogo santo dell’Islam. Israele aveva annunciato che solo 10 mila palestinesi della Cisgiordania avrebbero ricevuto il permesso di entrare in città per la preghiera, una cifra nettamente inferiore rispetto agli anni precedenti.
Al checkpoint di Qalandiya, vicino a Ramallah, centinaia di persone sono rimaste in attesa per ore nella speranza di oltrepassare i controlli. L’ingresso è stato consentito soltanto ai minori di 12 anni, agli uomini sopra i 55 e alle donne oltre i 50 anni muniti di permesso. In passato, nel primo venerdì di Ramadan, il sito ha accolto fino a 250 mila fedeli.
Le restrizioni si inseriscono in un contesto politico più ampio. Il governo israeliano ha rilanciato il controverso progetto insediativo E1, volto a collegare Maale Adumim a Gerusalemme Est, una mossa che comprometterebbe la continuità territoriale di un futuro Stato palestinese. Parallelamente, nuove procedure di registrazione fondiaria potrebbero consentire allo Stato di rivendicare terreni in Cisgiordania come “proprietà statale”, in assenza di documenti di proprietà palestinesi.
Negli ultimi giorni si sono registrati anche arresti tra il personale del Waqf islamico e nuove tensioni nel complesso della moschea, mentre gruppi di coloni israeliani hanno fatto ingresso nell’area sacra.
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