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Covid, cento avvocati del "Gruppo 15 febbraio e oltre" chiedono in una lettera chiarimenti sui vaccini ai minori: "Tema non può sottrarsi a principi costituzionali"

Il "Gruppo 15 febbraio e oltre", chiede in una lettera risposte sul tema vaccini anti Covid ai minori, in particolare su "rischi-benefici" e "principio di precauzione"

08 Marzo 2022

Scuola, istituti chiusi per "colpa" di maestre vaccinate: accade a Vicenza e non solo

Fonte: lapresse.it

“Quando occorre prendere decisioni che possono avere ripercussioni sull’infanzia, il benessere dei bambini è prioritario. Ciò vale in seno a una famiglia tanto quanto a livello statale”. (Convenzione sui Diritti dell’Infanzia, 20 novembre 1989)


Siamo un gruppo di avvocati costituitosi spontaneamente a Milano ma aperto a Colleghi di tutta l’Italia - sotto il nome Gruppo 15 febbraio e oltre - per contribuire a una riflessione in merito ai temi giuridici sollevati dallo stato di emergenza e dalla lotta al Sars-Cov-2, che nella sua forma patologica prende la definizione comune di COVID 19.

Uno dei temi prioritari meritevoli di un serio approfondimento è - a nostro avviso - quello della vaccinazione nei minori.

Il tema non può sottrarsi al vaglio dei principi fondamentali, della disciplina e delle pronunce costituzionali in tema di vaccinazione; al contrario, richiede da parte nostra una maggiore attenzione e cura, anche a fronte delle modifiche recenti dell'art.9 della Carta Costituzionale che pone in rilievo la necessità di farci carico dell'onere di tutelare le generazioni future.

Fondamentali appaiono due concetti portati avanti dalle fonti del diritto nazionale ed europeo in tema di vaccinazione:

1) il principio del bilanciamento rischi-benefici;

2) il principio di precauzione.

Quanto al primo, è chiarificatrice la posizione della Corte Costituzionale in relazione all'art.32 della Costituzione, nel susseguirsi delle sentenze n.218 del 1994, n.307 del 1990, n.132 del 1992, ed in ultima la n.5 del 2018 che vede come relatore l'attuale ministro della Giustizia.

La cornice di principi così delineata enuclea tre punti fondamentali in ambito di vaccinazione obbligatoria, che rappresentano dei punti fermi, altresì, nell'ambito della vaccinazione facoltativa sollecitata in vari ambiti:

a. il trattamento deve essere diretto non solo a migliorare o a preservare lo stato di salute di chi vi è assoggettato, ma anche a preservare lo stato di salute degli altri;

b. non deve incidere negativamente sullo stato di salute di colui che è obbligato, salvo che per quelle sole conseguenze che appaiano normali e, pertanto, tollerabili;

c. nell'ipotesi di danno ulteriore, deve essere prevista comunque la corresponsione di una equa indennità in favore del danneggiato, e ciò a prescindere dalla parallela tutela risarcitoria.

In relazione a tali principi, appare evidente che il profilo individuale di tutela della salute si incentri sulla necessità che il soggetto vaccinando sia messo quanto più possibile al riparo dai rischi di complicanze da vaccino, pur in un’ottica di necessario bilanciamento con il parallelo profilo che concerne la salvaguardia del valore della salute collettiva, e che l’art. 32 Costituzionale postuli il necessario contemperamento del diritto alla salute del singolo (anche nel suo contenuto di libertà di cura) con il coesistente e reciproco diritto degli altri e con l’interesse della collettività.

Nell'ultima pronuncia richiamata, si sottolinea altresì il diritto della persona di essere curata efficacemente, secondo i canoni della scienza e dell’arte medica, e di essere rispettata nella propria integrità fisica e psichica in condizione di eguaglianza in tutto il paese, attraverso una legislazione generale dello Stato basata sugli indirizzi condivisi dalla comunità scientifica nazionale e internazionale.

Più diffusamente, a fronte della necessità di contemperare i principi enunciati, viene riconosciuto spazio alla discrezionalità del legislatore nella scelta delle modalità attraverso le quali assicurare una prevenzione efficace dalle malattie infettive, diversificando le modalità di azione e selezionando talora la tecnica della raccomandazione, talaltra quella dell’obbligo, nonché nel calibrare variamente le misure, anche sanzionatorie, volte a garantire l’effettività dell’obbligo.

Ciò che rileva su tutto è che la discrezionalità dello Stato debba essere esercitata alla luce delle diverse condizioni sanitarie ed epidemiologiche, accertate dalle autorità preposte, e delle acquisizioni, sempre in evoluzione, della ricerca medica, che debbono guidare il legislatore nell’esercizio delle sue scelte in materia.

Ora, in base alla definizione dell’AIFA i vaccini <<sono medicinali biologici che hanno lo scopo di prevenire una o più malattie infettive attraverso la stimolazione del sistema immunitario (produzione di anticorpi, attivazione di specifiche cellule) e la conseguente acquisizione della cosiddetta “immunità attiva”>> .

La produzione degli stessi ha sempre impegnato periodi necessariamente prolungati prevedendo protocolli rigorosi in ordine a fasi di sperimentazione e analisi dei risultati, comprensive della rilevazione delle c.d. reazioni avverse. La stessa AIFA precisa che “lo sviluppo di un vaccino è un processo piuttosto lungo ed elaborato che parte dalla conoscenza del microrganismo responsabile della malattia che si intende prevenire e delle sue modalità di interazione con l’organismo umano”.

Tutte le varie fasi dello sviluppo di un vaccino – dichiara l’AIFA - sono necessarie a ottenere informazioni il più possibile chiare ed esaustive su indicazioni, controindicazioni, avvertenze speciali, benefici e rischi del prodotto. Poiché i vaccini vengono somministrati a scopo preventivo in una popolazione sana, è necessario che le percentuali di efficacia siano molto alte (numero di soggetti che rispondono in maniera adeguata al vaccino) e che il beneficio sia di gran lunga superiore al rischio. La Commissione Europea stessa, in una comunicazione del 17.06.2020, precisa che: “In genere per sviluppare un vaccino sono necessari più di 10 anni. Lo sviluppo di un vaccino sicuro ed efficace è infatti un processo altamente complesso”.

È noto che sotto il profilo regolatorio esistano due procedure: quella comunitaria e quella nazionale. La procedura comunitaria può essere centralizzata, o di mutuo riconoscimento e decentrata. Quando l’autorizzazione preveda il coinvolgimento di un solo Paese si parla invece di procedura nazionale (D.lgs. 219/2006).

Ora, l’Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) ha introdotto una serie di procedure accelerate per velocizzare il processo di sviluppo e autorizzazione dei trattamenti contro la COVID-19, misure conseguenti al piano di emergenza sanitaria attivato in risposta alla pandemia, finalizzate a garantire processi regolatori snelli.

La generalità dei vaccini anti- Covid 19 è quindi stata autorizzata all’immissione in commercio con condizioni, in quanto in assenza di una ordinaria sperimentazione, non essendovi stata la possibilità di valutare ogni aspetto relativo alla somministrazione del farmaco, con la conseguenza che gli stessi devono essere sottoposti ad una particolare sistema di farmacovigilanza: nella dicitura commerciale appare l’indicazione "Medicinale sottoposto a monitoraggio addizionale. Ciò permetterà la rapida identificazione di nuove informazioni sulla sicurezza. Agli operatori sanitari è richiesto di segnalare qualsiasi reazione avversa sospetta”. La procedura regolatoria specifica è individuata dal Regolamento CE n. 507/2006, in ed in particolare all'art.2.

Come affermato dal Professor Alessandro Mangia, docente di Diritto Costituzionale all’Università Cattolica di Milano: “Diversamente da quanto avviene in USA e in UK, dove l’immissione in commercio è costruita sul doppio binario dell’autorizzazione standard e dell’autorizzazione d’emergenza, in Europa questo schema tradizionale, riprodotto nel Reg. 726/2004, è stato modificato nel 2006, introducendo la figura della ‘autorizzazione condizionata’, che è quella in base alla quale questi vaccini circolano in Europa e in Italia (...). Il risultato è stato quello di accelerare l'immissione in commercio e somministrazione di questi farmaci. Il prezzo da pagare è stata la completa assenza di dati sugli effetti a medio e lungo termine di questi farmaci, visto che i dati raccolti secondo buon senso si possono riferire solo al passato e non al futuro. Da qui il termine alla durata di queste autorizzazioni che sono autorizzazioni provvisorie: se si volesse impiegare una terminologia giuridica, potremmo dire che una autorizzazione provvisoria dispone un accertamento sommario e instabile in ordine alle qualità di un farmaco o di un principio attivo, così come sommario e instabile è un accertamento tecnico in fase cautelare, a fronte degli adempimenti istruttori successivi, tipici della fase di merito".

L’accelerazione delle fasi di sperimentazione ha fatto sì che i dati scientifici forniti dalle case farmaceutiche nel corso della procedura di autorizzazione condizionata non fossero definitivi, ma da verificare nei mesi successivi.

Il termine ultimo indicato per la verifica che comporti una autorizzazione definitiva, varia da prodotto a prodotto e vede - come ultima - la data del 2024 per il vaccino prodotto da Moderna.

(https://www.ema.europa.eu/en/documents/product-information/spikevax-previously-covid-19-vaccine-moderna-epar-product-information_it.pdf)

Tornando al punto di partenza, nel corso del periodo di somministrazione dei prodotti vaccinali ad oggi, quali sono stati i riscontri scientifici che consentano una valutazione rischi-benefici della inoculazione degli stessi con riferimento ai minori?

Per rispondere alla domanda è necessario consultare le fonti poste a disposizione dell'Istituto Superiore di Sanità e dall'Agenzia Italiana del Farmaco.

Dobbiamo evidenziare, nostro malgrado, che i dati, rispetto a quelli forniti da altre fonti istituzionali acclarate, non sono esaustivi.

Il Bollettino di sorveglianza integrata Covid del 23 febbraio 2022 ci offre un dato: il tasso di letalità delle persone dagli 0 ai 39 anni è al di sotto dello 0,1 per cento, senza peraltro specificare se in tale percentuale vengano incluse persone con patologie pregresse. Ciò significa che tra gli individui che si ammalino di Sars -Cov-2 in questa fascia di età - con sintomatologia acclarata- il rischio di letalità è quasi pari allo zero.

(https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/bollettino/Bollettino-sorveglianza-integrata-COVID-19_23-febbraio-2022.pdf)

Dall'altra parte, per valutare i rischi della somministrazione dei prodotti vaccinali nel loro complesso, non troviamo una analisi differenziale per età nell'ultimo Rapporto sulla Sorveglianza dei vaccini COVID-19, n.9 che riguarda l'arco temporale dal 27/12/2020 - 26/09/2021.

Risulta, infatti, maggiormente esaustivo il Rapporto n.8 che evidenzia come alla data del 26/08/2021 nella fascia di età compresa fra 12 e 19 anni, siano pervenute 838 segnalazioni di sospetto evento avverso.

Gli eventi avversi che vengono considerati non gravi riguardano febbre e stanchezza/astenia, seguite dalle patologie del sistema nervoso, prevalentemente cefalea e parestesie, dalle patologie del sistema muscoloscheletrico e del tessuto connettivo, per la maggior parte dolore muscoloscheletrico e dalle patologie gastrointestinali, in genere nausea, vomito e diarrea. Nel caso dei giovani, si sono segnalate principalmente per i maschi di età inferiore ai 30 anni casi di miocardite e pericardite già dall’11 giugno 2021. Il 76,5% delle segnalazioni è stato inserito come non grave, il 23,4% come grave.

(https://www.aifa.gov.it/-/vaccini-covid-19-aggiornamento-sulla-valutazione-in-corso-dei-casi-di-miocardite-e-pericardite; https://www.aifa.gov.it/-/vaccini-a-mrna-anti-covid-19-comirnaty-e-spikevax-rischio-di-miocardite-e-di-pericardite)

Ciò che è fondamentale considerare, è il fatto che tali risultati si limitano alle segnalazioni relative alla così detta farmacovigilanza passiva, che si stima rappresenti solamente un centesimo dei casi avversi dell’intera comunità vaccinata dal momento che si limita alle segnalazioni effettuate dal personale medico discrezionalmente e più raramente dal paziente stesso.

(https://digital.ahrq.gov/sites/default/files/docs/publication/r18hs017045-lazarus-final-report-2011.pdf) 

Anche i dati posti a disposizione dagli enti europei come Ema ed Eudravigilance non sono chiari nel dettaglio e non distinguono, come sarebbe necessario, tra gli effetti avversi i decessi avvenuti.

Ora, pur se i dati conseguiti in sede europea, nonché quelli riepilogati nell’ottavo e nono Rapporto di Farmacovigilanza sui Vaccini COVID-19, siano carenti e lacunosi rispetto a quanto raccolto da altre banche dati internazionali, comunque evidenziano come non sia soddisfatto il requisito richiesto dalla sentenza n.5/2018 della stessa Corte Costituzionale con riferimento ad un prodotto vaccinale che “non incida negativamente sullo stato di salute di colui che è obbligato, salvo che per quelle sole conseguenze che appaiano normali e, pertanto, tollerabili”.

Ciò non solo è evidente, ma risulta altresì acclarato se si confrontano i dati con le vaccinazioni obbligatorie introdotte in passato ai sensi e per gli effetti del decreto-legge del 7 giugno 2017 , n. 73, Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale, modificato dalla Legge di conversione 31 luglio 2017, n. 119 (c.d. Legge Lorenzin).

A fronte di tali evidenze la cui fonte è esclusivamente istituzionale, per quanto gravemente lacunosa, è opportuno fare riferimento al secondo principio più sopra richiamato, ovvero il principio di precauzione. La Comunicazione COM(2000) 1 della Commissione Europea esplicita i termini in cui il principio di precauzione deve essere adottato come approccio nell'ambito di specifiche materie come la salute e l'ambiente.

In particolare, il principio di precauzione viene definito come una strategia di gestione del rischio nei casi in cui si evidenzino indicazioni di effetti negativi sull'ambiente o sulla salute degli esseri umani, degli animali e delle piante, ma i dati disponibili non consentano una valutazione completa del rischio.

L'applicazione del principio di precauzione richiede tre elementi chiave:

· l'identificazione dei potenziali rischi;

· una valutazione scientifica, realizzata in modo rigoroso e completo sulla base di tutti i dati esistenti;

· la mancanza di una certezza scientifica che permetta di escludere ragionevolmente la presenza dei rischi identificati.

Le misure devono essere, quindi, proporzionali al livello di protezione ricercato e dovrebbero essere prese a seguito dell'esame dei vantaggi e oneri derivati, anche in termini di un'analisi economica costi/benefici.

Ad oggi – anche a motivo delle continue mutazioni del virus - è cosa nota e scientificamente condivisa che, nonostante l’inoculazione di una, due o tre dosi dei vaccini, una persona si contagi e diffonda il contagio anche a distanza di pochi giorni dalla somministrazione.

Conseguentemente, i principi più sopra esposti trovano il loro banco di prova.

Dal momento che la profilassi vaccinale più recentemente ha ridimensionato la propria portata risolutiva puntando a:

1. evitare che le persone si contagino e diffondano il contagio;

2. ridurre il numero di gravi complicanze da COVID19 e di conseguenza il tasso di occupazione delle terapie intensive;

3. immunizzare i vaccinati per un determinato arco temporale;

è di tutta evidenza, che il venir meno di tali risultati - per pressoché uniforme posizione della comunità scientifica- riduca in maniera significativa i motivi ed i benefici addotti a favore della vaccinazione ai minori.

Pochi ulteriori dati bastino a rafforzare tali conclusioni.

Il tasso di occupazione delle terapie intensive alla data del 23 u.s. era pari al 9% (https://www.agenas.gov.it/covid19/web/index.php) facendo venir meno le preoccupazioni di cui al secondo motivo.

La presunta copertura immunitaria - in relazione alla quale non vi sono certezze inoppugnabili da parte della comunità scientifica - è comunque relativa e limitata, delegittimando la vaccinazione in generale anche con riferimento al secondo motivo posto a sostegno della stessa.

(https://assets.publishing.service.gov.uk/government/uploads/system/uploads/attachment_data/file/1050721/Vaccine-surveillance-report-week-4.pdf)

Resta plausibile, dunque, unicamente il secondo motivo limitatamente alla sua prima parte: “Ridurre il numero di gravi complicanze da COVID19”.

Tuttavia, questo motivo non è valido nel caso dei minori. Infatti, la malattia COVID19, nei bambini e nei ragazzi, si presenta con sintomi assai lievi e spesso neppure si sviluppa. In sintesi, “le gravi complicanze da COVID19” sono per i minori praticamente inesistenti. Tutti gli studi scientifici sono concordi su questo punto, richiamando tra i tanti quello estremamente autorevole comparso sullo Smithsonian Magazine.

(https://www.smithsonianmag.com/science-nature/why-dont-kids-tend-get-sick-covid-19-180978639/)

A conforto di quanto esposto vediamo come paesi tra cui la Svezia (https://www.reuters.com/.../sweden-decides-against.../) e la Norvegia (https://www.riotimesonline.com/.../norwegian.../...) abbiano hanno di recente deciso di non sostenere la campagna vaccinale dei minori e un gruppo di autorevoli esperti abbia redatto un appello per sospenderla a livello mondiale.

(https://www.hartgroup.org/open-letter-to-the-jcvi-pause.../)

Dirimente è, peraltro, il fatto che la FDA abbia negato l’autorizzazione all’uso di emergenza del vaccino Pfizer destinato alla fascia di età da 0 a 5 anni.

(https://www.reuters.com/business/healthcare-pharmaceuticals/us-fda-postpones-panel-meeting-discuss-pfizer-covid-vaccine-kids-under-5-2022-02-11/)

A ciò si aggiunga che in data 16 febbraio 2022, la CDC (Centers for Disease Control and Prevention – l’Agenzia Governativa Federale statunitense) ha reso noto che al 10 febbraio scorso il numero totale di casi accertati di Covid19 negli Stati Uniti, nella fascia di età da 0 a 18 anni, era di 12.341.801 (total child COVID-19 cases reported) (https://www.aap.org/.../children-and-covid-19-state.../) con un totale di decessi, nella fascia di età in esame di 970. Ciò corrisponde ad un tasso di letalità ancor minore di quanto evidenziato in Italia, pari allo 0,0078%.

La stessa CDC ha fornito i seguenti dati: su 4.149 minori vaccinati negli Stati Uniti, 100 (2,41%) hanno manifestato un evento avverso grave, 12 (0,29%) hanno manifestato una miocardite e 2 (0,048%) sono morti.

Questi dati sono ufficiali e incontrovertibili. Ovviamente, le reazioni segnalate sono unicamente quelle a breve termine. La possibilità che si manifestino ulteriori reazioni a medio e lungo termine è stata confermata dalle stesse case farmaceutiche produttrici dei vaccini.

Tutto ciò, senza dimenticare l’approfondimento tematico del CMSI, commissione medico scientifica indipendente composta da autorevoli esperti, che, alla domanda posta sul Corriere della Sera dal Prof. Bruno Dallapiccola: “Per quale ragione (i bambini) non dovrebbero essere vaccinati?”, risponde con un documento in cui elenca ben sedici ragioni, tutte attinenti segnatamente a principi di prudenza massima e di precauzione e chiede un confronto con il CTS governativo.

(https://cmsindipendente.it/vaccinazionipediatrichecovid/16motiviNO)

Ad oggi, nessuno ha risposto.

Più recentemente, la Dott.ssa Gismondo - direttrice del Laboratorio di microbiologia clinica, virologia e diagnostica delle bioemergenze dell'ospedale Sacco di Milano - si è pronunciata pubblicamente sulla questione in oggetto, esponendo chiaramente tutti i dubbi e le perplessità di una c.d. vaccinazione massiva sulla popolazione pediatrica e il suo secco "no" in tal senso, ogni qualvolta e in special modo si generalizzi l’adozione di un trattamento su “bambini sani”.

(https://www.adnkronos.com/vaccino-covid-gismondo-su-bimbi-sani-aspettiamo_287mnxSEfyMXOzAYTkM27U).

A questa richiesta di approfondimenti fanno eco le autorità giurisdizionali italiane, tra cui il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana, con un'ordinanza pubblicata il 17/01/2022 e il più recente Tar del Lazio con un'ordinanza del 25/02/2022: in entrambe le pronunce emerge come sia ormai insopprimibile l'anelito di informazioni complete e attendibili da parte degli organi preposti a tutela della salute, data la necessità di un doveroso bilanciamento di valori costituzionali, tra la tutela della salute come interesse collettivo cui è funzionalizzato l’obbligo vaccinale e gli altri diritti di pari grado.

Prima di decidere di esporre un minore ai rischi connessi con la vaccinazione, chiunque dovrebbe fare un’attenta riflessione e, soprattutto, evitare di liquidare come prive di basi scientifiche le legittime rimostranze avanzate da un genitore dissenziente.

Al contrario, in alcuni Tribunali del nostro Paese si decide per la vaccinazione dei minori senza che il Giudice ammonisca il genitore che richiede la vaccinazione in merito ai rischi di reazioni avverse e, soprattutto, senza richiedere analisi del sangue utili per scongiurare per quanto possibile le reazioni avverse al vaccino, andando contro – tra l’altro - al principio ribadito nell’Ordinanza della IX Sezione Civile del Tribunale di Milano del 21 dicembre 2017/9 gennaio 2018 che stabilisce l’esenzione dall’obbligo di vaccinazione per i minori immunizzati a seguito di malattia naturale.

(https://www.thelancet.com/journals/laninf/article/PIIS1473-3099(21)00676-9/fulltext)

Esiste il rischio concreto che la vaccinazione di un minore abbia sul suo stato di salute conseguenze anche gravi (o persino letali).  In tale ipotesi, si aprono scenari complessi quanto alle conseguenze giuridiche di un’inoculazione decisa contro la volontà di entrambi o di uno soltanto dei genitori. 

Noi del Gruppo 15 febbraio e oltre riteniamo che sia anche nell’interesse della Magistratura approfondire tali scenari, tramite la prospettazione- diretta al genitore od al minore consenziente rispetto alla somministrazione del farmaco- degli eventuali danni che potrebbero conseguire da tale scelta, al fine di consentire un esame attento del bilanciamento rischi-benefici.

In questa situazione fattuale, diversa da quella che si era prospettata soltanto pochi mesi fa, noi avvocati del Gruppo 15 febbraio e oltre chiediamo che venga svolto un serio approfondimento – prima di tutto giuridico – sul tema della vaccinazione ai minori.

Ogni decisione in materia di salute dovrebbe essere attentamente ponderata. Il principio di precauzione andrebbe applicato sempre, ma a maggior ragione quando si tratti di minori. Decidere o suggerire, senza un serio approfondimento, sulla base di convinzioni emotive o pressioni sociali, è eticamente inaccettabile sia per un genitore, sia per un Avvocato, sia per un Giudice.

A fronte di tutto ciò, non ci si può esimere da una considerazione: l’istituzione del Green Pass, con ogni conseguente limitazione dei diritti dei ragazzi che ne siano sprovvisti, ha fatto sì che oggi - nel nostro Paese - il principale motivo per vaccinarsi sia riacquistare il pieno godimento dei propri diritti.

Ciò, risulta a nostro avviso inaccettabile.

Genitori e – spiace dirlo – Magistrati che senza nessun approfondimento dei rischi e, a volte, persino contro la volontà di entrambi i genitori, decidano la vaccinazione di un minore per consentire loro il pieno godimento dei propri diritti agiscono in netto contrasto con la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia del 20 novembre 1989, che abbiamo citato in apertura della nostra lettera aperta.

Facciamo appello ai Magistrati affinché tengano presenti queste nostre osservazioni e auspichiamo un serio approfondimento – se del caso anche interdisciplinare, coinvolgendo operatori sanitari - su di un tema tanto delicato qual è la salute – attuale e futura – dei minori.


Avv. Fabrizia Vaccarella, Avv. Alfredo Tocchi, Avv. Ofelia Valentino, Avv. Serena Cernecca, Avv. Francesco Vigoriti, Avv. Fortunata Copelli, Avv. Ida Claudia Monteverdi, Avv. Antonello Billè, Avv. Massimo Leonardi, Avv. M. Cristina Montis, Avv. Amina Sansone, Avv. Luca Simoni, Avv. Roberto Pierro, Avv. Roberto Golda Perini, Avv. Fabio Massimo Nicosia, Avv. Eva Lenski, Avv. Emanuela Rocca, Avv. Manuela Reale, Avv. Roberta Franciosi, Avv. Daniela Scarano, Avv. Mara Viviana Coppi, Avv. Valeria Panetta, Avv. Claudio Pepe, Avv. Greta Dancelli, Avv. Pier Luigi Fettolini, Avv. Massimo Zanetti, Avv. Laura Nola, Avv. Claudia Mura, Avv. Caterina Cuneo, Avv. Fabrizio Panigo Guerra, Avv. Linda Mestriner, Avv. Flavia Ferro, Avv. Gianluca Savino, Avv. Elena Cingolani, Avv. Francesco Sada, Avv. Samantha Beccia, Avv. Antonia Parisotto, Avv. Roberta Ligotti, Avv. Enrico Cingolani, Avv. Manola Murdolo, Avv. Giulia Liliana Monte, Avv. Luca Camparotto, Avv. Rosarita Mannina, Avv. Roberto Peccianti, Avv. Domenico Naso Marvasi, Avv. Roberto Masiani, Avv. Antonella Pecere, Avv. Damiano Persico, Avv. Tiziana Petrachi, Avv. Mary Marinosci, Avv. Domenico Margariti, Avv. Katy Popolla, Avv. Alessandra Molina, Avv. Maurizia Fascetto, Avv. Alessandra Panetta, Avv. Luca Crotti, Avv. Maria Antonietta Resti, Avv. Mauro Fellegara, Avv. Christian Serpelloni, Avv. Maria Tindara Saitta, Avv. Alberto Poli, Avv. Frida Chialastri, Avv. Antonino Villari, Avv. Maria Grazia Celardo, Avv. M. Cristina Ximenes, Avv. Gennaro Gisonna, Avv. Noemi Fraternale, Avv. Valentina Piano, Avv. Eloise Carboni, Avv. Fabrizio Perfumo, Avv. Anna Libardi, Avv. Olga Milanese, Avv. Gian Luca Piras, Avv. Massimino Luzi, Avv. Federico La Badessa, Avv. Francesco Serinelli, Avv. Marco Masi, Avv. Silvia Tassello, Avv. Claudia Bucciarelli, Avv. Ida Nazzaro, Avv. Beatrice Spitoni, Avv. Elisa Tognacca, Avv. Raffaele Lauretta, Avv. Luca Iuliano, Avv. Rodolfo Conte, Avv. Claudio Acampora, Avv. Chiara Valcepina, Avv. Riccardo Corgiat Mecio, Avv. Fabio Bertazzoli, Avv. Simone Tacito Zanoni, Avv. Roberta Camarda, Avv. Giulia Coffani, Avv. Francesca Gariboldi, Avv. Girolamo Andrea Coffari

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