20 Febbraio 2026
Maria Luisa Gota, Presidente di Assogestioni
Il mercato italiano del risparmio gestito ha archiviato il 2025 con un patrimonio record di 2.636 miliardi di euro, in netto aumento rispetto ai 2.600 miliardi di euro di fine settembre e ai 2.505 miliardi di euro di dicembre 2024. A decretarlo sono i dati definitivi della Mappa Trimestrale Q4 di Assogestioni, dai quali emerge un bilancio positivo anche sul fronte della raccolta netta, pari a 38,2 miliardi di euro nell’anno e 8 miliardi di euro negli ultimi tre mesi.
In occasione di “The Big Picture”, la presentazione esclusiva dei dati su FR|Vision, Alessandro Rota, Direttore Ufficio Studi dell’Associazione, ha precisato: “Nell’ultimo trimestre, l’effetto mercato ha continuato a sostenere le masse, con un apporto positivo di +1,1% nel complesso e di +1,4% sui soli fondi aperti, il comparto più rappresentativo delle gestioni collettive, con un patrimonio che ha raggiunto i 1.344 miliardi di euro. La raccolta netta di questo segmento è stata invece leggermente negativa per 300 milioni di euro.”
Il quadro completo dei dati definitivi mostra che, nonostante la frenata dell’ultimo trimestre, la raccolta dell’intero 2025 ha superato i 16 miliardi di euro, cioè 5 miliardi in più rispetto al dato registrato nel 2024. Positiva per +12,5 miliardi di euro la lettura annuale della raccolta dei fondi di diritto italiano. “Si tratta del riflesso del persistente successo di pubblico dei prodotti a scadenza che, nel 2025, hanno raccolto circa 22 miliardi di euro. È da parecchi anni che questa tendenza prosegue: oggi per alcune primarie case prodotto italiane le relative masse gestite rappresentano il 25-30% del totale, con punte vicine al 50%. I dati spiegano buona parte della raccolta obbligazionaria, ma anche parte dei deflussi dei flessibili: siamo infatti di fronte a una rotazione rispetto ai prodotti flessibili lanciati anni fa.”
La raccolta dei fondi cross border nell’anno è stata di -1 miliardo di euro. “Questo dato è il bilancio netto di risultati piuttosto variegati, attribuibili in gran parte a un processo in corso di parziale sostituzione tra i fondi tradizionali a gestione attiva e gli ETF, anche attivi.”
A livello di categoria, lo spaccato conferma il successo dei fondi obbligazionari, che nel 4° trimestre hanno raccolto 5,6 miliardi di euro, per un totale annuo di +24,4 miliardi di euro, in analogia con il trend del 2024. Azionari e flessibili hanno registrato deflussi rispettivamente per -3,5 e -3,4 miliardi di euro a livello trimestrale e per -5 e -6,6 miliardi di euro a livello annuale. I bilanciati hanno invece raccolto 44 milioni di euro tra ottobre e dicembre.
“I dati di dettaglio sulla raccolta per canale mostrano che le reti di consulenti finanziari hanno spiccato nel 2025, con valori compresi tra i 3 e i 6 miliardi a trimestre, nettamente superiori a quelli delle banche, mentre il mercato istituzionale ha evidenziato un’accentuata volatilità.”
Sul fronte degli altri prodotti di risparmio gestito, le gestioni di portafoglio dedicate alla clientela upper-affluent e private hanno registrato deflussi per 100 milioni di euro nel 4° trimestre. “Si tratta di un dato in controtendenza per una categoria di prodotto che nel 2025 ha fatto segnare flussi complessivi per ben 7 miliardi di euro, in linea con l’anno precedente. È dunque un numero che va letto con una prospettiva di più lungo periodo.”
Infine, i fondi chiusi hanno messo a segno una raccolta di 1,4 miliardi di euro nel trimestre, concentrati nei fondi mobiliari, mentre i mandati istituzionali hanno attratto 6,9 miliardi di euro di afflussi.
Roberto Arosio, Head of Investments and Wealth Management, Banca Aletti (Gruppo Banco BPM), ha commentato: “I cambiamenti geopolitici, tecnologici e la crescente concentrazione dei mercati impongono di ripensare il modo in cui si investe nei mercati azionari: si osserva infatti una crescente riduzione del peso degli Stati Uniti a favore di Europa e Asia e la necessità di affiancare al Beta di mercato anche maggior selettività tra emittenti, settori e temi grazie all’Alpha della gestione attiva. Sul reddito fisso, negli ultimi due anni, la gestione attiva ha creato valore più della passiva, grazie a inflazione e divergenze nelle politiche fiscali e delle banche centrali. L’obiettivo ora è aumentare ulteriormente la diversificazione, includendo asset reali, materie prime e gestione attiva: affiancare quindi al Beta di mercato anche più Alpha. In tale contesto, tra i fondi chiusi, il dato più evidente è quello degli evergreen, che hanno portato a una svolta nella raccolta di soluzioni di private markets. In un mondo sempre più complesso dobbiamo combinare alfa, beta e tanto ‘gamma’, ovvero la consulenza finanziaria e comportamentale, per costruire un portafoglio efficiente e gestire l’emotività connessa a episodi di volatilità.”
Claudio Bocci, Senior Partner, Prometeia, ha aggiunto: “Nel 2026 i private markets passeranno dall’essere una allocazione satellite a un motore sempre più centrale lungo la filiera. L’esposizione è ancora relativamente bassa in Italia e c’è quindi spazio di crescita, pur con differenze legate a regolamentazione e profilo di rischio degli investitori. Nel solo mondo istituzionale, l’allocazione si colloca intorno al 9%, mentre sul canale wealth il processo di democratizzazione è ormai visibile anche in Italia: contiamo circa 200 fondi disponibili con 30-40 nuovi lanci l’anno. La sfida è trasformare questa espansione in un percorso sostenibile, tramite veicoli evergreen, sviluppo del secondario e attenzione crescente al private credit, per mitigare l’illiquidità, accelerare la messa al lavoro del capitale e proteggersi dall’inflazione. Ai Wealth Manager spetta anche evolvere i modelli di governance, con una regia unica tra fabbriche prodotto e canali distributivi, mettendo al centro la pianificazione finanziaria dei clienti.”
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