19 Febbraio 2026
Stefania Vigna, Head of Innovation Intelligence nell'Innovation Center di Intesa Sanpaolo, ha rilasciato un'intervista a Il Giornale d'Italia in occasione della conferenza sull'idrogeno in Italia, realizzata dal Research Department dell'istituto bancario con H21T, Associazione Italiana Idrogeno. Vigna ha spiegato come partecipa il Gruppo bancario alle ricerche nel campo dell'idrogeno e quello che l'Italia necessita per una buona riuscita dei progetti.
Quale è il ruolo dell'Intesa Sanpaolo Innovation Center in questo progetto?
Intesa Sanpaolo Innovation Center offre servizi e prodotti non finanziari a supporto dell'innovazione tecnologica, ma non solo. Nel mondo dell'idrogeno sono anni che monitoriamo questo trend che vede momenti di alti e bassi e che potrebbe essere veramente un game changer per l'economia italiana. Ci sono ancora delle sfide da sciogliere, quindi con i nostri servizi di Open Innovation, di ecosistemi nel mondo dell'innovazione, di partner con enti di ricerca come industria e università, cerchiamo di riuscire a far unire la domanda e l'offerta per la costruzione di progetti che siano già industrializzabili e quindi concreti. Il mondo dell'idrogeno ad oggi sta vivendo un momento di grandi opportunità, può concretizzare tutto quello che è rimasto nel mondo della ricerca negli anni scorsi
Cosa sa dirci riguardo gli investimenti nel campo?
Noi monitoriamo gli investimenti dei venture capitalist nel mondo delle start up, in particolare delle startup innovative. C'è stato un grande boom di investimenti un paio di anni fa, sembrava che finalmente l'idrogeno potesse dar vita a dei progetti veramente molto ampi e infrastrutturali. Purtroppo le numeriche stanno scendendo negli ultimi due anni, perché il mondo dei venture capitalist ha capito che siamo in un momento dove c'è un passaggio di testimone dai venture capitalist alle banche. Quando c'è una grande un sistema innovativo molto sviluppato, come ad esempio quello americano nella Silicon Valley, gli investitori sono più disponibili ad accordi e a offrire investimenti, così, quando il sistema innovativo è meno maturo, come quello italiano, è un momento molto critico per avanzare offerte e rischiamo di non dare sufficienti risorse alle start up che ne hanno bisogno e sono obbligate a cercarle all'estero. Speriamo che si riesca a dare un boost e a non abbandonare queste tecnologie, perché abbiamo veramente tanti campioni tecnologici che aspettano solo di concretizzare, di portare valore.
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