19 Febbraio 2026
Leonardo Maria Del Vecchio, CFO EssilorLuxottica
Si apre una nuova fase per la gestione e il controllo di Delfin. Leonardo Maria Del Vecchio avrebbe manifestato l’intenzione di esercitare il diritto di prelazione sulle quote messe in movimento dai fratelli, nell’ambito di una successione che continua a riflettersi sugli equilibri della holding lussemburghese. In parallelo, Luca e Paola Del Vecchio hanno promosso un ricorso in Lussemburgo per rendere negoziabili le rispettive partecipazioni, mentre Marisa Del Vecchio avrebbe proposto alla società di attivare il diritto di riscatto, con un potenziale impegno finanziario straordinario.
Delfin rappresenta l’architrave patrimoniale della famiglia Del Vecchio. La holding detiene circa il 32% di EssilorLuxottica, una quota rilevante in Assicurazioni Generali S.p.A. (intorno al 9-10%) e partecipazioni finanziarie in primari istituti bancari italiani, tra cui UniCredit S.p.A. e Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A.. Il valore complessivo degli asset in portafoglio è stimato in diverse decine di miliardi di euro, con una forte concentrazione su blue chip quotate.
In questo contesto, ogni variazione nell’assetto proprietario di Delfin ha potenziali ricadute sugli equilibri di governance delle partecipate e sui patti parasociali esistenti.
L’esercizio del diritto di prelazione consentirebbe a Leonardo Maria Del Vecchio di acquisire in via prioritaria le quote eventualmente cedute dai fratelli, evitando l’ingresso di soggetti terzi nel capitale della holding. Si tratta di una clausola tipica negli statuti delle holding familiari, finalizzata a preservare la stabilità dell’azionariato.
Dal punto di vista finanziario, l’operazione comporterebbe un esborso significativo, legato alla valorizzazione delle quote. Considerando il valore degli asset sottostanti, anche frazioni percentuali del capitale di Delfin possono tradursi in impegni per centinaia di milioni, se non miliardi di euro, a seconda delle perizie e dei criteri adottati.
Luca e Paola Del Vecchio avrebbero adito le autorità giudiziarie lussemburghesi per ottenere la possibilità di rendere più facilmente trasferibili le proprie partecipazioni. Il ricorso mira a chiarire l’interpretazione delle clausole statutarie e a definire i margini di circolazione delle quote.
La questione si gioca su un terreno giuridico complesso, che intreccia diritto societario lussemburghese e patti interni alla famiglia. L’esito del procedimento potrà incidere sui tempi e sulle modalità di un’eventuale dismissione, influenzando anche la leva negoziale delle parti.
A complicare ulteriormente il quadro si inserisce la proposta di Marisa Del Vecchio di sollecitare Delfin a esercitare il diritto di riscatto sulle quote oggetto di contesa. In questo scenario, sarebbe la stessa holding ad acquistare le partecipazioni, riducendo il capitale in circolazione o riallocando le quote tra gli altri soci.
Un’operazione di questo tipo comporterebbe un impegno finanziario straordinario, con possibili effetti sulla struttura patrimoniale e sulla leva della holding. Delfin dovrebbe valutare l’impatto sull’indebitamento e sulla flessibilità finanziaria, anche alla luce delle esigenze di governance nelle società partecipate.
La successione Del Vecchio resta una delle più rilevanti nel panorama imprenditoriale europeo, non solo per le dimensioni patrimoniali coinvolte ma per il peso strategico delle partecipazioni. L’eventuale rafforzamento di un singolo ramo familiare potrebbe ridefinire gli equilibri interni e le strategie di lungo periodo.
Per il mercato, il tema centrale è la stabilità dell’azionariato in gruppi come EssilorLuxottica e Generali, dove Delfin rappresenta un azionista di riferimento. La continuità delle linee strategiche e la coesione della holding sono elementi osservati con attenzione dagli investitori istituzionali.
La combinazione di prelazione, ricorsi giudiziari e possibile riscatto delinea uno scenario in evoluzione, in cui si intrecciano diritto societario, finanza straordinaria e dinamiche familiari. Le prossime mosse determineranno non solo l’assetto di Delfin, ma anche il perimetro di influenza della famiglia Del Vecchio in alcune delle principali società quotate italiane ed europee.
La posta in gioco è elevata: si tratta di consolidare un patrimonio costruito in oltre 50 anni di storia imprenditoriale, garantendone coesione e capacità di indirizzo strategico in una fase di mercato caratterizzata da volatilità e crescente competizione globale.
Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.
Articoli Recenti
Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Luca Greco - Reg. Trib. di Milano n°40 del 14/05/2020 - © 2025 - Il Giornale d'Italia